I BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA

Sinagra (Messina)

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cms_23111/1.jpgSinagra è un rigoglioso borgo medievale, situato nell’entroterra della zona nord orientale della stupefacente Sicilia, immerso nel verde della fiumara del torrente Naso, fra la costa del Mar Tirreno e i monti Nebrodi, a 265 m di altitudine, coronato da giardini ed oliveti, donando un piacevole belvedere sulle circostanti montagne e verso la verde vallata dei noccioleti del Val Demone, ricco di acqua e di boschi.

Il nucleo abitativo storico ha subito diversi cambiamenti nel corso dei secoli, presentandosi al giorno d’oggi come uno scrigno custode di chiese secolari, antichi palazzi, viuzze lastricate, stemmi sui vetusti portali, resti dell’antico castello, le tradizioni di Santi e di Beati, lasciando preziose tracce delle popolazioni precedenti. dove frammenti di storia millenaria convivono, in un contrasto tuttavia gradevole, con l’inevitabile modernità.

Nei due quartieri medievali di San Marco e Don Matteo si intrecciano con strade asfaltate, palazzi di nobile origine si alternano a edifici di recente costruzione, senza compromettere l’integrità dell’intero tessuto urbano che conserva ancora la sua originale tipologia e bellezza.

Si hanno notizie sulle origini della fondazione di Sinagra in epoca normanna, ove in una bolla di Papa Eugenio III, datata 1082, si legge dell’assegnazione, fra l’altro, del casale di Sinagra alla chiesa di Messina. Si dice che nel 1053, il Conte Ruggero, ospite del Monastero di San Nicolò di Raccuja, uno dei più importanti cenobi basiliani dei Nebrodi, girando per i feudi di Sinagra, Naso e Ficarra, abbia avuto farne dono ai numerosi ordini monastici attivi sul territorio.

Nel 1812 Sinagra divenne comune autonomo.

La nuova condizione favorì la crescita urbanistica ed economica del paese, ma nel 1827, una disastrosa alluvione e lo straripamento del fiume provocarono ingenti danni e la distruzione di 4 Chiese: S. Nicola, S. Isidoro, S. Rocco e Santa Caterina poste lungo le sue rive.

Non ancora sanate le ferite dell’evento calamitoso, appena dieci anni dopo, nel 1837, un altro alluvione spazzò via numerose abitazioni, fu poi in gran parte ricostruito, assumendo l’attuale tipologia urbanistica.

La frazione di Martini originariamente è stato un antico feudo indipendente, rivestendo particolare importanza nella Storia feudale ed amministrativa della Sicilia, in quanto la famiglia Palermo ebbe la concessione di questa terra come Parìa del Regno di Sicilia, che consentiva quindi l’accesso alla Camera dei pari siciliani. Dal 1132 fino al 1858 fu Comune autonomo.

Nel centro storico di Sinagra rimangono ancora esistenti 4 Chiese, le quali sono state fondate dall’ XVII° al XVIII° secolo di cui:

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• Chiesa Madre dedicata a san Michele Arcangelo

• Chiesa del Crocifisso

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• Chiesa di San Leone

. Chiesa di Sant’Antonio

. Chiesa dell’Addolorata.

Le Chiese custodiscono importanti opere di pittura, scultura, arti figurative ed arti decorative di pregevole fattura quali affreschi, crocifissi lignei, statue lignee, statue marmoree, tabernacoli, fonti battesimali che sono stati realizzati dai piu’ rinomati artisti Siciliani e non, che hanno lasciato la loro impronta tra cui Giacomo Gagini.

In tutto il territorio di Sinagra sono stati censiti oltre 150 tra fontane ed abbeveratoi, alcune con gallerie annesse ed in più palmeti e calcaree di periodo arabo di rara bellezza.

In contrada mezzagosto si trova il rudere della Chiesa di Santa Maria di periodo paleocristiano, assieme al sarcofago in pietra arenaria risalente all’epoca bizantina del 500 d. C. , uno dei monumenti dei beni culturali, storici ed artistici di rara testimonianza dell’ antica Sicilia.

Nel Palazzo Baronale Salleo in stile neoclassico si possono visitare i saloni i quali conservano gli affreschi sulle volte, gli arnesi ed oggetti di arredi d’interno di fine 800 alla metà del 1900 ed attrezzi della memoria storica della società contadina e terziaria.

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All’interno della sede della Proloco di Sinagra sono state allestite diverse sale che includono:

il Museo degli Abiti antichi da Sposa tra gli inizi e la fine del 1900 custodendo uno scialle realizzato all’inizio del 1800.

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il Museo della Sartoria con i capi realizzati dalle sarte locali nella seconda metà del 1900.

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il Museo Etno Antropologico con diversi attrezzi di lavoro della classe operaia e contadina, arredo e corredo d’interni delle abitazioni della classe povera di fine 1800 ed inizi del 1900.

La Villa Comunale che costeggia la fiumara, agglomera le grotte del Beato Diego la quale è situata sotto il castello, ai piedi della collinetta di rocce minerarie di ferro.

I campanili, i monumenti, vicoli, palazzi ed abitazioni nel centro storico hanno diverse strutture architettoniche, che si sono mescolate nel tempo tra cui gli stili del barocco e neoclassico.

Le attività pastorali ed agricole si sono aggiunte nel settore manifatturiero, nel terziario e nel settore agroalimentare.

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I prodotti tipici sono legati alla zootecnia autoctona della zona; in particolare il suino nero dei nebrodi, prodotti caseari, liquori e birra artigianale, olio, olive, nocciole ed agrumi sono tra i prodotti principali a kilometro zero.

Tregor Russo

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