I BRICS E LA NUOVA MONETA

Per rafforzare l’unione dei Paesi membri, si discute sull’inserimento di una valuta di riserva internazionale

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In occasione del 14mo Summit dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa), organizzato a Pechino a fine giugno, il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato che i Paesi membri si stanno preparando a creare una valuta di riserva internazionale. Questa dichiarazione ha un grande valore specifico, in quanto certifica la volontà di espansione e volontà di divenire organizzazione perno nello scacchiere internazionale dei membri BRICS. Da tempo la potenzialità di questi Paesi era evidente e nel 2009, dopo il primo incontro ufficiale, è nata una dichiarazione congiunta che rifletteva le esigenze comuni, dando vita all’acronimo BRICS, con l’inserimento del Sudafrica nel 2011. Da quel momento tante sono state le iniziative dei cinque Paesi, forti di una cooperazione che spazia dall’economia alla finanza, dalla scienza alla tecnologia, dall’agricoltura alla cultura. Altri dati importanti e di enorme peso sono che i BRICS contano in termini demografici (41% della popolazione mondiale) e geografici (29,3% delle terre emerse), il 24% del PIL mondiale e detengono una quota del commercio mondiale superiore al 16%.

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Dopo un periodo transitorio, e per lo più stagnante, i BRICS hanno ritrovato vigore con due importanti progetti ovvero: la Nuova Banca di Sviluppo e l’Accordo di Riserve di Contingenza (una sorta di fondo di stabilizzazione dei cambi). Inizialmente considerati come un gruppo di economie emergenti, i paesi BRICS si sono ritagliati un ruolo sempre più importante nel panorama mondiale. Novità degli ultimi mesi, l’accettazione di far entrare in questa cerchia anche l’Argentina. Anche questo passo è fondamentale per i membri, in quanto il Paese latinoamericano oltre ad essere membro del G20 e godere di un bacino demografico tra i più importanti del Sud America – terza dopo Brasile e Colombia – l’Argentina rappresenta la seconda economia sudamericana ed è membro fondatore del MERCOSUR, un blocco che ricopre un ruolo preminente per quanto riguarda la produzione alimentare globale. Altri numeri importanti per l’Argentina arrivano anche dalle produzioni, essendo il sesto produttore di carne al mondo, il terzo per la soia ed il quinto del mais.

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Quindi la possibilità dell’entrata argentina, di cui ormai manca solo l’ufficialità, è un ulteriore tassello della BRICS che mai come in questa situazione internazionale attuale ha rilanciato il suo ruolo come blocco potenzialmente alternativo al G7. L’ultimo colpo battuto dai membri è stata appunto la dichiarazione di una possibile creazione di una valuta di riserva internazionale. Parlando in via telematica al BRICS Business Forum, Putin ha affermato che “Il sistema di messaggistica finanziaria russa è aperto per la connessione con le banche, proiettando così la necessità di una valuta di riserva BRICS. Il sistema di pagamento MIR russo sta ampliando la sua presenza. Stiamo esplorando la possibilità di creare una valuta di riserva internazionale basata sul paniere di valute dei Paesi BRICS”. Era già da qualche tempo che i BRICS stavano intensificando la loro cooperazione nel settore degli investimenti e del finanziamento, specialmente nelle industrie strategiche emergenti e l’innovazione digitale nel tentativo di aumentare l’uso delle valute locali nel commercio e nei pagamenti, così da bypassare il dollaro.

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La volontà quindi di creare una valuta di riserva internazionale non sarebbe altro che una solidificazione di un gruppo di Paesi dal potenziale già enorme, e ora più che mai unito. Nemmeno la pandemia ha rallentato l’avanzare dei BRICS, che hanno raggiunto quasi 8.550 miliardi di dollari, con un aumento del 33,4% su base annua. Oltre a ciò, constatato dell’Argentina che potrebbe divenire presto un nuovo membro, i BRICS nel recente Summit “Plus” hanno invitato altre 14 nazioni: Algeria, Cambogia, Egitto, Etiopia, Fiji, Indonesia, Iran, Kazakhstan, Malaysia, Nigeria, Senegal, Thailandia e Uzbekistan. Si tenga presente che anche la New Development Bank, la banca dei BRICS, che opera molto efficientemente per finanziare concreti progetti di sviluppo e promuovere l’utilizzo delle monete locali nei commerci, ha recentemente incluso tra i suoi membri altri quattro Paesi, ovvero l’Egitto, il Bangladesh, gli Emirati Arabi Uniti e l’Uruguay. Stando a tutto ciò, i BRICS sono una realtà più che mai viva ed attiva, che però l’Europa e l’Occidente fin qui non ha preso in considerazione nonostante i numeri, dati ed iniziative.

Riccardo Seghizzi

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