I FANTASMI

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Esistono o non esistono? Un interrogativo che ricalca l’amletica domanda: “Essere o non essere?

“C’è chi dice no”, recita una canzone di Vasco Rossi ma molti sono pronti a giurare che i fantasmi esistono, perché li hanno visti.

Cerchiamo di capire da dove nasce il “mito” dei fantasmi e per quale motivo c’è una così netta spaccatura tra increduli e credenti.

Intanto, come sempre, partiamo dall’etimologia che già da sola ci dà l’indicazione esatta di cosa stiamo parlando.

Il termine FANTASMA (dal latino phantasma, derivato dal greco phàntasma, "mostrare" o “apparire”) aveva, in origine, il significato di APPARIZIONE, nel senso di manifestazione del soprannaturale. Solo in un secondo momento ha acquisito il significato che tutt’oggi gli si attribuisce, ovvero quello di manifestazione visibile di un’anima. Dell’anima di un defunto, generalmente, percepita come figura evanescente vestita di bianco.

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Secondo molti non vi è un riscontro concreto all’esistenza dei fantasmi, in quanto non sussisterebbero prove tali da soddisfare una certa metodologia di ricerca e di studio. Tuttavia, attraverso l’utilizzo di metodi scientifici quali, ad esempio, lo studio delle variazioni del campo magnetico, è possibile provare l’esistenza di un’energia sconosciuta ed inspiegabile dei luoghi cosiddetti infestati.

Ad ogni modo si sostiene che la figura dei fantasmi sia più legata alla tradizione popolare e letteraria che ad una realtà concreta.

Pur dinanzi alle numerose testimonianze di percezioni, visioni, audizioni e quant’altro, la Scienza ufficiale tende a classificare tali fenomeni come allucinazioni, dopo aver ovviamente scartato l’ipotesi dell’impostura. La spiegazione che viene fornita è che la suggestione (o l’autosuggestione) possa in certi casi essere talmente forte da convincere il soggetto di assistere realmente ad una apparizione. Sappiamo bene quanto sia grande il potere della mente umana; molto meno sappiamo, invece, su come controllare questo potere. Lo stress fisico ed emotivo può senza dubbio creare uno stato allucinatorio ma ciò non significa che la questione fantasmi possa essere archiviata così facilmente.

È bene ricordare che certi fenomeno facenti oggi parte della Scienza moderna, prima di essere riconosciuti sono stati considerate arti magiche. È quindi segno di intelligenza rimanere aperti ed accoglienti a nuove ed eventuali scoperte, perché il bagaglio scientifico aumenta di pari passo con la nostra consapevolezza.

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Secondo Michael Persinger, neuroscienziato statunitense deceduto nel 2018, le apparizioni dei fantasmi possono essere percepite da persone particolarmente sensibili, oltre che riscontrate in correlazione alla variazione dei campi magnetici e della temperatura.

Fa ormai parte dell’immaginario collettivo la figura dei ghost hunter (cacciatori di fantasmi), persone che studiano e ricercano le manifestazioni spiritiche con l’ausilio di metodi scientifici e para-scientifici. Ricordiamoci il famoso film, “Ghostbusters”, uscito nel 1984.

Ma la letteratura e la fantascienza non devono adombrare la realtà e il lavoro serio di professionisti che cercano di fornire prove concrete ed accettabili all’intelligenza umana.

Nella tradizione orientale come pure in quelle greca e romana, la figura del fantasma era già presente ma, a differenza di oggi, non era associata al sentimento della paura. Come sempre, l’uomo ha saputo trasformare in qualcosa di spaventoso - o peggio, di fantascientifico - una realtà assolutamente naturale.

Le religioni, infine, hanno dato il tocco finale.

La più diffusa credenza popolare vede nei fantasmi l’apparizione delle anime dei defunti. Si tratta di una convinzione che nasce dalla fede e che presuppone la credenza nell’immortalità dell’anima. Questi spiriti erranti tornerebbero nel mondo dei vivi per chiedere loro aiuto o per terminare qualcosa che è rimasto incompiuto. Il loro aspetto è incorporeo, eterico, luminescente. Nei racconti gotici vi è in più un’accezione macabra: rumori di catene, gemiti, apparizioni notturne in luoghi tetri, come i cimiteri. Oggi come oggi, realtà e fantasia si sono talmente legate l’una all’altra che non siamo più in grado di distinguerle.

Se e quando uno spirito desidera manifestarsi, non ha bisogno né di un luogo tenebroso né tantomeno di un orario particolare; questo perché, per lui, il tempo non esiste e il luogo non è legato alla sua morte ma bensì alla sua vita.

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Secondo Allan Kardec, filosofo francese e fondatore dello spiritismo, i fantasmi sono degli spiriti che si rendono visibili grazie ad un fenomeno naturale da lui studiato. In pratica rendono più denso il loro campo animico - sostanza materiale estremamente rarefatta - attraverso l’ectoplasma medianico, una speciale sostanza che, in determinate condizioni, fuoriesce dal corpo di alcuni medium.

La Chiesa Cattolica, invece, non concepisce il fatto che l’anima di un defunto possa ritornare su questa terra. Essa insegna che, una volta passato a miglior vita, l’individuo può dimorare in paradiso - se si è comportate bene - o all’inferno, in caso contrario. Oppure può passare un certo lasso di tempo in purgatorio, per completare la propria purificazione. Nonostante ciò la Bibbia narra di alcune apparizioni di spiriti: ne abbiamo un esempio nel Nuovo Testamento, quando Mosé ed Elia appaiono sul Monte Tabor ai lati di Gesù trasfigurato oppure, nell’Antico Testamento, quando Saul evoca lo spirito del profeta Samuele.

Le manifestazioni di spiriti e fantasmi ci sono, dunque, e sono tantissime. È importante però fare una distinzione delle tipologie di apparizioni.

Come dicevo, anticamente la figura del fantasma non aveva un’accezione paurosa come oggi ma si trattava di una manifestazione naturale, benefica se non addirittura mistica. La parapsicologia moderna ha suddiviso questi fenomeni in tipologie diverse:

Il POLTERGEIST (da poltern = bussare e geist = spirito) è essenzialmente una manifestazione di carattere uditivo, difatti il significato di questa parola è proprio “spirito rumoroso”. Il poltergeist si manifesta emettendo forti rumori, spostando oggetti; interagisce in un determinato ambiente di appartenenza e non è ostile. In realtà non si tratterebbe dell’anima di un defunto, bensì della manifestazione inconscia di una persona vivente - spesso un bambino o un adolescente - con forti capacità psichiche.

L’INFESTAZIONE riguarda anch’essa un luogo ben determinato - sia al chiuso che all’aperto - e gli spiriti vengono visti con contorni sfumati o con i lineamenti che avevano in vita, quindi assolutamente riconoscibili. Letteratura e cronaca sono pieni di queste storie: pensiamo ad esempio al fantasma di Azzurrina, una bimba morta nel 1375, all’età di cinque anni. A distanza di secoli fa ancora udire la sua voce all’interno del castello di Montebello di Torriana.

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“Azzurrina”, castello di Montebello di Torriana

Esistono anche fantasmi di persone vive? Ecco qui un’altra bella domanda! Alcuni sostengono di si, basandosi sul fatto che quando una persona - a causa di un immediato ed improvviso pericolo - si proietta mentalmente nel luogo che gli ispira sicurezza (ad esempio, la casa), questo fortissimo stress emotivo causerebbe una sorta di "sdoppiamento" della propria persona, visibile a terzi. Tecnicamente questo fenomeno si chiama "proiezione astrale” e sta alla base della teoria delle bilocazione.

L’agiografia religiosa pullula di esempi di bilocazione: da sant’Antonio da Padova a san Francesco d’Assisi, da Natuzza Evolo a padre Pio. C’è forse un legame tra questo fenomeno e la santità? Oppure si tratta di una capacità latente in ciascuno di noi?

Simona HeArt

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