I GUNS N’ ROSES CI PROVANO ANCORA

Presto un nuovo album, in attesa di tornare in tour

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«Sono stato quasi sempre a casa – durante il lockdown –, ma mi alternavo con lo studio. Ho scritto molto e registrato da solo». Sono le parole di Slash (Saul Hudson all’anagrafe), chitarrista dei Gun’s N’ Roses, rilasciate in un’intervista al magazine specializzato in strumenti musicali Sweetwater, che preannuncia il ritorno al lavoro per il prossimo disco della band hard rock nata negli anni ’80 e capace di incantare le platee con pezzi di metallo pesante e ballate melanconiche. Sono dodici anni che Axl & Co. non pubblicano nulla. Chinese Democracy (2008), sesto e ultimo album in studio del gruppo statunitense, non riscosse molto successo ed era già orfano dei membri storici della band: Slash, Duff McKagan e Matt Sorum (batterista succeduto a Steven Adler nel 1990) e Izzy Stradlin che lasciò i Roses nel 1991.

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I Gun’s N’ Roses, hanno venduto milioni di dischi in tutto il mondo e ricevuto 4 MTV Video Music Awards, 4 American Music Award e 2 World Music Award; nel 2012 hanno avuto anche l’onore di essere inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame. Per il nuovo album, in cantiere dal 2019, il chitarrista britannico, naturalizzato americano, ha anche detto di avere «fatto delle jam con Duff e Axl, cose del genere, e abbiamo portato avanti un po’ di lavoro così. Non ho fatto nient’altro. Non ho collaborato con altri, durante il lockdown ho scritto nuova musica e registrato demo e parti di chitarra per i Guns».

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Tutto sommato, se vogliamo vederla con un certo ottimismo, almeno per i fan che aspettano da lungo tempo la pubblicazione di un nuovo singolo e di un nuovo album, la pandemia da coronavirus li ha costretti a uno stop che gli ha permesso, evidentemente come accaduto a tanti altri artisti, a lavorare stando a casa. Rimandando, però, al 2021 i live: in Italia, per esempio, gli avremmo visti a giugno in occasione del Firenze Rocks alla “Visarno Arena”. Ma non si può aver tutto dalla vita e, per il momento, accontentiamoci delle loro buone intenzioni nel cercare di produrre un lavoro che sia all’altezza (lo spero!) di quelli che li hanno consacrati come mostri sacri dell’hard rock.

Umberto De Giosa

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