I MIGLIORI ANNI DELLA NOSTRA VITA PASSATI IN RETE

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cms_28550/1.jpgPassiamo senza accorgercene un terzo della nostra vita su internet, navigando, postando, chattando e facendo altre decine di attività sempre incollati, spesso, sui nostri device. È il risultato di un’indagine di NordVPN, uno fra i principali fornitori di servizi VPN nel mondo, basata sulle abitudini di navigazione dei loro clienti. Il dato di per sé già spaventoso, è ancora poco significativo, paradossalmente, se raffrontato con altri Paesi nel mondo tra cui Hong Kong, Brasile, Corea del Sud e Taiwan, nazioni che ci precedono per numero di ore e che ci classificano “soltanto” sesti in questa speciale graduatoria. Se volessimo essere precisi gli italiani trascorrono nel mondo digitale 30 anni, 5 mesi e 19 giorni, appunto un terzo del tempo rispetto all’aspettativa di vita media attestata nel nostro Paese, cioè 82 anni. L’indagine condotta la scorsa estate su un campione di persone residenti in Italia e con un’età compresa tra i 18 e i 64 anni, è stata sviluppata prendendo le mosse dalle abitudini di navigazione dei clienti della società di servizi che si è occupata della ricerca, ed è utile per inquadrare un trend, la (poco oculata) gestione del tempo su internet ormai in continua ascesa nei paesi più industrializzati e popolosi del mondo.

cms_28550/2_1670122490.jpgIn media dunque gli italiani passano più di 61 ore su Internet alla settimana, ovvero oltre 8 ore al giorno, per un totale di quasi 3 giorni che diventano 132 giorni all’anno, appunto oltre 30 anni di vita. La giornata tipo del navigatore solitario inizia intorno alle 9 e dura ininterrottamente sino quasi alle ore 22. La navigazione settimanale si suddivide tra ore dedicate al lavoro, 21, e le ore invece dedicate a numerose altre attività tra cui la maggior parte del tempo settimanale, ben 7 ore e 44 minuti, viene trascorso su Netflix, Disney Plus e Prime Video; 7 ore e 14 minuti vengono passate sui social network, in particolare su Facebook, Instagram e soprattutto TikTok. Le piattaforme video come YouTube occupano anch’esse una parte crescente del nostro tempo, ovvero 4 ore e 44 minuti alla settimana, mentre 4 ore e 38 minuti sono trascorse su siti di musica in streaming come Spotify, Apple Music e SoundCloud. Non manca inoltre il tempo speso per fare ricerche online (3 ore e 16 minuti ogni settimana), e qui la parte del leone la fa ovviamente Google; all’e-commerce invece dedichiamo 2 ore e 26 minuti, mentre 2 ore e 13 minuti ad attività come l’online banking. È proprio quest’ultima attività a suscitare le maggiori preoccupazioni (e se lo dice chi ha commissionato la ricerca, c’è da crederci), perché online abbiamo un atteggiamento a dir poco siamo spesso incosciente e poco responsabile; dall’indagine si evidenzia come più della metà degli italiani (il 55%) si affida ogni giorno alla rete per qualsiasi cosa e che il 31% usa internet per la maggior parte degli hobby.

cms_28550/3.jpgLa dipendenza dalla rete diventa dunque un pericolo reale che porta la maggior parte degli italiani, nel bene e nel male, a condividere molte dati sensibili con perfetti sconosciuti. Siamo delle stanze di vetro perfettamente trasparenti che chiunque può visionare e attraverso le quali ogni informazione che ci riguarda viene pericolosamente diffusa nello spazio infinito del web: nomi e cognomi, date di nascita, indirizzi, codici fiscali. Per non parlare poi delle tante altre tracce che lasciamo quando, per esempio, mettiamo un like sui social o pubblichiamo la nostra situazione sentimentale, lavorativa, ecc. L’individualismo reticolare o networked individualism sembra dunque affermarsi come termine capace di evidenziare meglio di ogni altro i modi attraverso cui tendono a organizzarsi oggi le nostre relazioni sociali. L’individuo è sempre di più al centro delle propria rete di relazioni da cui può entrare e uscire con semplicità e rapidità, lasciandoci dietro una lunga scia di tracce e di preziose informazioni digitali. Se dovessimo dar ragione a Kenneth Goldsmith nessuno perde tempo quando naviga sul web, perché secondo lui internet ci coinvolge e ci rende più sociali a differenza dei vecchi media. Può anche darsi che sia così. Rimane però il fatto che nessuno ci ridarà indietro quei 30 anni che abbiamo trascorso in solitudine e coltivando un attenzione sempre più parziale per le cose del mondo.

Andrea Alessandrino

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