I MONELLI DEL VILLAGGIO

La pagina per i bambini

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cms_19945/1.jpgAl paesello, in montagna, c’erano tanti alberi di frutto e io con i miei amici salivamo sui rami a rubare i frutti, soprattutto, le ciliegie ci piacevano, quelle grandi, rosse e dure, quasi nere, le chiamavamo “la qualità della ferrovia”. Eravamo una piccola banda di monelli composta da tre, quattro ragazzi. Quando arrivava il proprietario degli alberi iniziava a gridare, noi scendevamo dai rami velocissimi come dei gatti e scappavamo a gambe levate. Non la passavamo liscia, quando tornavamo a casa ci aspettavano tanti schiaffi sul sedere.

cms_19945/2.jpgNon rubavamo solo le ciliegie. Quando arrivava la stagione dell’uva andavamo nella vigna a rubare i grappoli.In montagna non si usano i filari ma le canne messe a tre e, sopra ogni tre canne c’era una piccola vite con tre o quattro grappoli di uva bianca o nera: la nera era l’uva francese mentre la bianca l’uva dolce.Avevano chicchi piccoli e succosi, non come oggi che sono enormi e non hanno sapore, l’aria era meno inquinata. Noi come cavallette, in men che non si dica, mangiavamo tutta l’uva.

cms_19945/3.jpgC’era anche la stagione del grano turco.

Quando il gran turco ha intorno ancora le foglie verdi la pannocchia non si è formata del tutto, risulta bianca e tenera, infatti, schiacciandola esce una specie di liquido come di latte. Quando raggiungevano la maturazione, però, le prendevamo, scendevamo al fiume e – nascosti - accendevamo il fuoco e sulla brace mettevamo le pannocchie ad arrostire. Profumavano di buono: una volta arrostire toglievamo le foglie verdi accartocciate e mangiavamo il grano turco abbrustolito, aveva un sapore buonissimo. Eravamo proprio dei monelli, al rumore di qualche contadino scappavamo via di corsa,

C’erano anche altri frutti: le pere, le susine, le mele. Erano piccole, rosse, aspre, bianche dentro, durissime. Non come quelle di oggi che si sbriciolano in mano, erano altri tempi quelli, anche la frutta, come noi e come i gatti, era selvatica.

cms_19945/4.jpgAndavamo per i boschi a raccogliere le castagne e appena vedevamo un campo di patate rubavamo anche quelle. Sotto la brace erano buonissime da mangiare. Altre volte andando per i boschi trovavamo i funghi o le fragoline piccole piccole (immagine presa da internet), le raccoglievamo e le infilavamo in uno stelo di paglia così da formare una collana. Quando si finiva di comporre lo stelo, lo mettevamo in bocca e tiravamo via tutte le fragoline, ci sporcavano tutta la bocca e la faccia. Ridevamo come dei matti.

Andando sempre per i boschi vedevamo anche gli animali. Una volta - ricordo - di aver visto uno scoiattolo rosso, quelli che ormai si vedono solo nei cartoni animati, con la coda rossa enorme: zampettava e saltava da un ramo ad un altro. Sui tronchi notavamo dei nidi fatti dai picchi.

cms_19945/5.jpgIl picchio è un uccello poco più piccolo di un colombo, con un becco lungo e una cresta di penne sulla testa da sembrare un soldato, con le zampe si regge al tronco dell’albero, soprattutto di pioppi e, con il becco picchia sul legno, come un martello pneumatico.Il rumore lo senti da lontano tanto la forza che mette per scavare il tronco e costruire il nido per la moglie che deve depositare le uova. Alcune volte, però, gli scoiattoli – dispettosi – non trovando il picchio nel suo nido si insediavano per mettere dentro le noci, le castagne, la frutta secca perché ne hanno bisogno durante l’inverno quando vanno in letargo. Anche io da piccolo, la notte, quando avevo fame, come lo scoiattolo, andavo in cucina e nel frigorifero rubavo il cibo però tu Sammy queste cose non le devi fare.

Sammy era una vita piena di allegria, in mezzo ai campi e ai boschi. I bambini, in passato, erano tutti felici perché si accontentavano di poco.

Tu continua ad esercitarti, ce la devi fare Sammy e, quando sarai sceso dalla carrozzina, andremo per i boschi a vedere gli scoiattoli, a trovare le fragoline e tutti quelli amici miei di un tempo che, ormai, diventati nonni avranno dei nipotini con cui potrai giocare.

(su licenza dell’autore tratto dal suo libro “Dieci Racconti per Sammy”)

Vito Coviello

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