I POMPIERS (I^ PARTE)

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Che cosa sia l’arte oggi, non ve lo so spiegare, inizialmente significava maestria, bravura, abilità ecc., ma poi è subentrato il genio e così l’idea diventa ciò che conta, continuando su questo cammino alla fine può essere sufficiente anche solo l’action cioè l’azione e l’opera può essere distrutta, restando le foto come testimonianza, anche se oggi nel panorama artistico eclettico tutto convive.

Così, accanto ai vari stili, figli delle avanguardie, alla performance e alle innumerevoli e incessanti creazioni ex novo vi è l’Iperrealismo che come dice la parola è più reale di uno scatto fotografico, dove conta principalmente l’abilità tecnica… i pittori Pompier ebbero il culto della tecnica, un’abilità mostruosa e un lavoro certosino ma non riuscirono a spegnere né il fuoco delle avanguardie né la concorrenza della fotografia.

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Gustave Courbet -Pompieri che corrono ad un incendio- 1850

Kant il grande filosofo dell’Illuminismo asseriva che… Il genio è il talento (dono naturale) che dà la regola all’arte. Poiché il talento, come facoltà produttiva innata dell’artista, appartiene esso stesso alla natura, ci si potrebbe esprimere anche così: il genio è la disposizione innata dell’animo (ingenium), mediante la quale la natura dà la regola all’arte.

Diversamente, Hegel un altro grande filosofo, questa volta dell’Idealismo, distingueva tra genio e talento, il secondo sarebbe l’abilità tecnica, mentre il primo si accompagna sempre al talento, quindi il talento può essere presente anche da solo il genio no, quest’ultimo deve darsi da fare, studiare, fare pratica, ecc.

Hegel riteneva, inoltre, che l’arte fosse morta (intesa come espressione unitaria, restando gli artisti presi singolarmente) perché non capace di esprimere gli equilibri tra forma e contenuto, l’arte Classica, secondo Hegel, è l’unica forma d’arte che ha realizzato un perfetto equilibrio tra forma sensibile e contenuto spirituale in modo armonioso… ovvero l’immagine esprime il sentimento, lo spirito del suo tempo, alla democrazia ateniese corrisponde la perfezione del Doriforo o del Partenone,

Per Schopenhauer il genio è simile al folle, il quale dimentica il suo corpo abbandonandosi a una sorta di delirio estetico, che gli permette di dimenticare la volontà di vivere, più o meno come un orgasmo prolungato, similmente per Nietzsche, il genio, nasce da una visione apollinea, porta a un’esperienza dionisiaca, non distruttiva della negatività dell’esistenza ma a una volontà positiva di costruzione individuale… l’oltreuomo che accetta di vivere solo per vivere.

Così alla fine dell’Ottocento, con l’avanzare del genio, la tecnica virtuosistica dei Pompiers, frutto di lunghi studi ed esercizi accademici, prima tanto celebrati, viene derisa e gli artisti che la seguono vengono considerati incapaci di proporre idee originali.

Per quanto mi riguarda sto con Orazio, il poeta latino del giusto mezzo nelle cose, che sosteneva che per scrivere la vera poesia occorreva ingenium (talento innato) e ars (tecnica) e ciò, secondo me, è valido in tutte le arti, perché se si ha l’innato cioè il talento poi lo si coltiva, il daimon non dà tregua e ovviamente per migliorare la dote iniziale si passa alla tecnica, con tanto studio ed esercizio.

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Paul Baudry - Nudo sdraiato con rosa

Kant riteneva che la bellezza fosse dentro di noi, e il bello fosse ciò che piace senza scopo e senza interesse, che esistesse la bellezza universale come una rosa ad esempio o la bellezza sublime di un cielo stellato o di una tempesta, ma anche che ci fosse qualcosa in noi di innato, che ci fa riconoscere ciò che ci piace.

Non so, come sia possibile, in questo mondo odierno, ciò che dice Kant, dove questo concetto viene ribaltato dalla diffusione abnorme di ‘bellezza’, tramite i media e volta ahimè non al senza interesse ma al profitto più becero pur di vendere o di acquistare anche un solo minuto di fama.

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Jean-Léon Gérôme- Frine davanti all’Areopago-1861- Hamburger Kunsthalle-Amburgo

Dentro di noi c’è di tutto e ovviamente tendiamo al piacere e al brivido del sublime e al soddisfare questi impulsi, non è una modernità di oggi, nel Canto XVIII del Purgatorio, Virgilio dice a Dante che è la ragione che impone un freno a ciò che ci ossessiona, cioè all’amore per ciò che ci attira in modo esagerato e sbagliato e che si impossessa di noi, che comunque matera sempre esser buona, ma non ciascun segno è buono e ricorda a Dante che per Beatrice la ragione è il libero arbitrio, è anche vero, secondo William Blake che si reprime il desiderio solo se non è intenso, ma la differenza sta nel farlo se spinti davvero da una forza incontrollabile o se lo si fa allegramente per moda, noia o ricerca della trasgressione come raffinatezza, scopo e fine.

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Alexandre Cabanel -Satiro e Ninfa-1860- Palais des Beaux-Arts- Lille

Questo mio “pippotto”, per introdurre l’arte Pompier, l’abilità accademica apparsa a metà Ottocento, favorita e gradita dalla ricca borghesia, dal potere e dalla critica a scapito di quegli incapaci degli impressionisti, questi ultimi poi cavalcarono l’onda del successo, mentre all’inverso l’arte Pompier venne più tardi considerata vuota di ideali, falsa, ridicola e codesti pittori abili col disegno e il colore ma ammuffiti e retrogradi.

Con questo non è che non sia d’accordo con la critica, tuttavia l’abilità dei Pompier è talmente eclatante che lascia stupiti e se ostentano il nudo, anche quando non abbisogna, con pose maliziose e invitanti all’amplesso, tuttavia la bellezza esecutiva di questi corpi è indiscutibile.

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William Bouguereau-Ninfe e Satiro-1873- Metropolitan Museum of Art-New York

Già a fine Ottocento, i Pompiers trasmettono una voglia di vivere non più adatta alla nuova epoca della seconda rivoluzione industriale, che è veloce e scattante e crea miti nuovi.

I Pompiers lavorano al chiuso, hanno alle spalle un lungo percorso di studio e di esercizio rigoroso sulle opere degli antichi, mostrano una spiccata sensualità nascosta da temi mitologici, non è che gli Impressionisti avessero temi a fondo sociale o introspettivo, però questi ultimi lavorano all’aria aperta, hanno una pennellata veloce e scattante, mostrano la loro gioiosa sessualità alla luce del sole. Se i Pompiers sono l’arte della borghesia che vuole uniformarsi come status all’ancien regime, gli Impressionisti sono l’arte della borghesia positivista e fiduciosa sul futuro della scienza.

Il nome Pompier è derisorio, è un termine che in francese significa pompiere o vigile del fuoco, che al tempo avevano divise da ufficiali con elmi e cimieri, erano così pompeux cioè pomposi, ma si può anche interpretare come getti d’acqua (i pompiers) che tentano di spegnere il fuoco ovvero le idee e gli ideali delle nuove arti, infatti sembra che Courbet (1819-1877), pittore del Realismo, nella sua opera Pompieri che corrono ad un incendio avesse proprio voluto prendere in giro i pittori accademici.

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Alexandre Cabanel-La nascita di Venere-1863- Museo d’Orsay-Parigi

Non solo gli impressionisti, anche il Realismo, di cui Courbet è l’alfiere, si scontra con il linguaggio pittorico dei Pompiers, quest’ultimi usano una tematica antica, orientale, storica, mitologica e metaforica senza avere il coraggio del ‘vero’: il nudo assai sensuale di una prostituta (al tempo, una donna perbene, neanche dal marito, durante l’amplesso, poteva farsi vedere nuda, se veniva raffigurata una donna nuda senza un riferimento storico automaticamente si sapeva che era una prostituta e ciò era scandaloso perché si faceva finta che la prostituzione non esistesse) che si offre, viene ipocritamente ‘nascosto’ col titolo di nascita di Venere o processo di Frine, si riprendono le linee e le forme classiche ma si è ben lontano dal sentire e dall’armonia della nudità come verità e purezza delle Veneri di Prassitele, Botticelli e Canova, le donne dei Pompiers si mostrano ammiccanti, maliziose e invitanti.

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William Bouguereau- La nascita di Venere- 1879- Museo d’Orsay-Parigi

Manet, Degas e Courbet, deridono gli Accademici, togliendo a loro il vestito del perbenismo e mostrando la realtà, ciò non toglie che mostrino uno specchio della società inquietante e che Courbet con l’Origine del mondo nella sua realtà sia erotico, maschilista e voyeur quanto gli Accademici, quest’ultimi conformisti, ma si è visto poi anche ai giorni nostri, quando il ’68 ha eliminato il velo dell’ipocrisia, con questo si è poi tolto anche ogni limite.

I Pompiers dipingevano episodi di storia patria per compiacimento del proprio ceto e storie mitologiche, per inserire ninfe, dee o eroine assai sensuali ed erotiche ma tollerate perché il titolo del quadro era Venere o Frine, un escamotage per inserire in un contesto di finto perbenismo la prurigine erotica, questo è il motivo per cui Manet fu considerato scandaloso, egli presentava il tema dell’erotismo senza le buone maniere, senza il rispetto all’ipocrisia, ovvero che la prurigine fosse solo di un tempo regresso, non di un’umanità ormai rispettabile e illuminata… che diamine il rispetto e il riserbo al di sopra di tutto, anche se vedete dalle immagini non bastava dare il titolo Rolla per non capire che questo dipinto pompier era assai più osé che La colazione sull’erba o l’Olimpia di Manet.

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Henri Gervex- Rolla-1878- Museo delle Belle Arti di Bordeaux

Del resto, anche Rolla, il dipinto di Henri Gervex nonostante il titolo faccia riferimento a un evento letterario (Rolla è il protagonista del romanzo in versi di Alfred De Musset, che si suicida buttandosi dalla finestra dopo aver trascorso l’ultima notte con una prostituta) presentato al Salon del 1878, viene rifiutato e accusato di immoralità… la sessualità esiste, ma non deve essere esibita spudoratamente.

Il rifiuto del Salon ottenne l’effetto opposto, frotte di parigini accorsero alla galleria privata che espose il dipinto rendendo famoso non solo Gervex ma anche la modella, Ellen Andrèe, che divenne un’attrice piuttosto nota e fu poi immortalata da altri pittori tra i quali Degas, Manet e Renoir.

(Continua)

Paola Tassinari

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