I SIMBOLI NELLA PITTURA (VII)

Allegorie e significati nascosti

1619484966I_SIMBOLI_NELLA_PITTURA_(VII)_07_ARTE_NEL_TEMPO.jpg

Nel lungo articolo sul Red Boy un accenno su Francisco Goya (1746-1828) è indispensabile. Egli è stato uno dei più grandi artisti spagnoli e un caso a parte nella pittura. Non è inquadrabile in nessuna corrente artistica in quanto egli inizia con una pittura luminosa e gioiosa, con scene bucoliche, poi passa a ritratti spontanei, intensi che paiono parlare.

cms_21705/1.jpg

Francisco Goya- Il parasole- Museo del Prado- Madrid

Successivamente, dopo una malattia che lo lasciò sordo eseguì ottanta opere sconvolgenti, acquetinte e acqueforti, lo scoppio della guerra, le rivolte, le assurde ed inutili atrocità lo portarono poi a raffigurare mostri, sabba, divoramento di uomini che ormai sono solo pezzi di carne sanguinolenta, le cosiddette pitture nere sui muri della casa del sordo culminanti col cane che guarda al cielo, infine placato torna a dipingere con tinte chiare e ariose, ritratti dolcissimi e pieni di luce con una grazia che sembra preludio addirittura all’Impressionismo.

cms_21705/2.jpg

Che dire del Goya dei Capricci? Assolutamente geniale, con feroce ironia li chiama capricci cioè idee stravaganti o cocciutaggini di bambini, chi erano questi capricciosi? Non per niente Goya fu costretto a ritirarle e a consegnare le matrici al re, infatti le opere suscitarono un grandissimo scandalo nella società spagnola, che vide raffigurato come in uno specchio gli illustri personaggi di corte. Goya si preoccupò di ribadire che i Capricci erano un’opera di pura fantasia, ma dietro c’era un intento, i contemporanei lo sapevano, l’idea fu della contessa Osuna il cui giardino era intitolato appunto El Capricho, il fine era quello di denunciare i costumi della Spagna, vizi, amori eccessivi, stregonerie, bassezze. I Capricci furono realizzati nel 1799, sono feroci satire di natura politica, clericale ed erotica eseguite probabilmente con spirito illuminista sperando di far rinsavire, di far tornare la ragione. Ma questa ironia aggressiva e spietata fu davvero utile? Le stampe si compravano nei negozi di caffè, di liquori, di profumi, diffondendosi sino ad arrivare a molti strati della popolazione. Chi è attaccato con troppa cattiveria non si arrabbia di più?

cms_21705/3.jpg

Dopo quello che ho scritto nei precedenti articoli non vi sarà difficile individuare chi è la scimmietta e chi l’asino dell’acquaforte n°38 con la didascalia di Bravissimo, come non avrete problemi a riconoscere la dama del Capriccio n°55 col sottotitolo Sino alla morte.

La Spagna è in acque tumultuose causate dal seguito della rivoluzione francese, è un veliero non solo senza nocchiero è addirittura senza timone e s’infrange a destra e a sinistra, il culmine è l’occupazione francese seguita dalla rivolta della popolazione spagnola, sedata col sangue di poveri contadini, il popolo s’infuria, ma non è mai lui da solo che organizza, i poveri cristi sono sempre una pedina da usare su uno scacchiere che in Spagna non è più tenuto da re e da regine e nemmeno da alfieri e cavalieri, Goya che tanto aveva creduto nella ragione cosa pensa ora delle idee dei francesi di uguaglianza, fraternità e libertà? Le idee sono quelle di sparare a dei poveri cristi? In fin dei conti nell’opera, Il 3 maggio 1808, cosa rappresenta Goya con quel madrileno con le braccia alzate al cielo?

cms_21705/4.jpg

Francisco Goya-Il 3 maggio 1808-Museo del Prado-Madrid

Goya riflette sulle contraddizioni della Spagna: povera e ricca, laica e religiosa, superstiziosa e illuminista, bigotta e licenziosa, spiattella i vizi dei grandi in modo talmente lampante da chiederci come mai non lo abbiano eliminato. È stato pittore di corte, amico di nobili e autorevoli committenti, molti dei quali animati da idee politiche liberali e aderenti ai principi del movimento illuminista. Goya ha guardato nell’abisso e ha cercato di raccontarli prima i disastri della guerra, li ha profetizzati, scongiurando di non abbandonare il lume della ragione, non è servito a niente e lui si è sentito disperato, senza potersi appoggiare né alla religione, che in Spagna era ormai solo superstizione, né ai suoi amici illuministi, ormai tolti di mezzo da una corte spagnola che oltre ad essere viziosa era pure inetta. E ora? Si stava meglio quando si stava peggio? Voleva illuminare gli altri, invece si è spento pure lui.

cms_21705/5.jpg

Francisco Goya-Saturno che divora i suoi figli-1820-23- Museo del Prado

Si ritira alla Quinta del Sordo, una casa da lui acquistata a Madrid nel 1819 dove esegue sui muri le Pitture nere, una serie di quattordici opere murali dipinte a olio sulle pareti, opere solo sue, libere e terribili oggi conservate nel Museo del Prado di Madrid.

Fra queste opere scure che esprimono tanto dolore vi è un cane, un naufrago nel deserto, con lo sguardo titubante e incredulo ma tanto speranzoso, ancora immerso col corpo nella dura sabbia scura e compatta, ma già col naso umido e palpitante, da cane tartufo, sente, non vede soccorso, ma annusa e sente qualcosa, i cani hanno un olfatto molto potente, quelli da tartufo ancora di più, alza la testa verso l’alto, al cielo dorato, il cielo del divino, una luce lo rischiara, non è più solo, c’è Qualcuno che non lo ha abbandonato, quel cane è lui, è Francisco, ha trovato la pace, ancora è tentennante, è smarrito ma è uscito dal tunnel. L’olfatto fu il primo dei nostri sensi, diversamente dagli altri sensi, salta il talamo che è il centralino che smista tutte le percezioni, gli odori entrano nel nostro cervello e si legano ai ricordi senza che noi ne siamo consapevoli… e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.

cms_21705/6.jpg

Francisco Goya- Cane interrato nella rena- 1820-23- Museo del Prado

Nel 1824 Francisco se ne va dalla Spagna, si trasferisce a Bordeaux, dove vive tranquillo e sereno, gli ultimi anni della sua vita.

cms_21705/7.jpg

Francisco Goya- La lattaia di Bordeaux- 1827- Museo del Prado-Madrid

La lattaia di Bordeaux del 1926 è uno dei suoi ultimi quadri, ritrae una ragazza, bella e fresca come un fiore, piena di grazia e di semplicità, un dipinto preludio dei dipinti dell’Impressionismo e non importa se i colori non sono puri e le ombre non sono colorate ma scure è un dipinto impressionista nella luce che emana gioiosa.

Paola Tassinari

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


News by ADNkronos


Salute by ADNkronos