I SOGNI HANNO ANCHE UN’ANIMA CONCRETA

Paris haute couture fall/winter ’21-’22

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Dal cinque all’otto luglio scorsi, nella bellezza della Ville Lumiere, è andata in scena la fashion week dedicata alla presentazione delle collezioni di haute couture per il prossimo autunno-inverno. Anche se ancora in versione ridimensionata sono state le maison più importanti e storiche come Dior, Giorgio Armani Privé, Balenciaga (che ritorna a presentare una collezione di haute couture dopo cinquantatré anni di assenza), Chanel, Jean Paul Gaultier e Valentino a decidere di sfilare in presenza e a riportare le star in prima fila. E’ stato lo stesso designer Giorgio Armani, il primo che all’inizio della pandemia decise di sfilare a porte chiuse, a dover ammettere in questa fashion week post pandemia quello che da tempo anche io nel mio piccolo ho sempre sostenuto: “…purtroppo nella moda solo il formato virtuale non ha futuro, certo è utile e globale, ma la moda è vita reale”. E nel solco della vita reale anche l’haute couture della prossima stagione, che da sempre è stata pura espressione di stile e genio creativo, ha deciso di rendere i sogni più concreti, di rendere il genio creativo portabile non solo su un red carpet. La grande assente è stata la maison Valentino che ha deciso di presentare la sua collezione di haute couture a Venezia alle Gaggiandre dell’Arsenale con uno show dal vivo con ospiti importanti il prossimo quindici luglio.

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Ad aprire le danze è stata la maison Schiapparelli che resta fedele al formato virtuale e al sogno dell’eccesso con una collezione dal titolo: “The Matador” del designer Daniel Roseberry da diversi anni alla direzione creativa della maison fondata dalla visionaria Elsa Schiapparelli. La collezione, per stessa ammissione del designer, è un voler onorare il lavoro della fondatrice e i suoi amori: il rosa shocking, da lei inventato, il trompe-l’oeil, ma senza restarne intrappolato volendo buttarsi sull’eccesso che diventa sfacciatamente bello. Il capo protagonista della collezione è stata l’uniforme del matador arricchito da cristalli e ricami dove anche la palette colori è volutamente eccessiva e dove i protagonisti sono il gold, il silver, il rosa. Una collezione certamente eccessiva, impensabile fuori da un red carpet che in tempi di post pandemia è sembrata ancor più distante dal cliente “medio”, se di medio si può parlare per chi acquista capi di haute couture. Questa è stata la quarta collezione di haute couture del designer Roseberry per Schiapparelli dove il surrealismo e la provocazione sono il fil rouge che prendono forma attraverso parti anatomiche del corpo che si trasformano in bijoux e decorazioni. Ecco che spalle, sederi, bocche, nasi, seni decorano biker in pelle nera, lunghe gonne in taffettà o danno vita a scenografici bustier rigorosamente gold. E’ stata una collezione bellissima da guardare per la sua estetica sofisticata e provocatoria, ma estremamente difficile da interpretare in chiave metropolitana.

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Tutt’altro mood quello portato in scena dalla designer Maria Grazia Chiuri per la maison Dior. Al Museo Rodin gli invitati al fashion show sono stati accolti da pareti affrescate dall’artista francese Eva Jospin e in passerella ha sfilato la concretezza dei tessuti e dei ricami piuttosto che le forme e l’evanescenza dell’esercizio creativo fine a se stesso. La designer ha voluto sottolineare come nel passato il fashion system si sia soffermato più sulle forme che sulla sostanza facendosi portavoce di tutta quella filiera, come le ricamatrici, che hanno più sofferto nel periodo della pandemia. La sua collezione è stata una collezione di sostanza fatta di materia tangibile come i tessuti e i ricami, una sfilata di sessantanove outfit prepotentemente day-wear, molto portabile che ha messo al centro dell’attenzione il tweed, il cachemire, il check in forma di tailleur, mantelle, long coat per il giorno, il plissé, lo chiffon, i preziosi ricami in forma di eterei long dress per la sera. E’ stata una collezione di vera sostanza, portabilissima, precisa, ma anche estremamente preziosa nei dettagli e nella palette colori come il bianco e il nero per il giorno, il nude, il verde e l’azzurro in nuance pastello per la sera.

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La collezione di Giambattista Valli continua nel solco del fil rouge della maison e del sogno. E’ stato un tripudio di abiti da sogno che prendono sostanza grazie a metri di organza, di tulle, di taffettà, di chiffon che sono stati ancor più evidenti grazie all’austerità dell’insolita location prescelta: lo Spazio Niemeyer di Parigi sede storica del partito comunista. A fare da contraltare all’evanescenza del tulle ci hanno pensato i tailleur mannish dalle linee strutturate e pulite che sono stati la grande novità per tutte le amanti del mood Valli e della sua interpretazione del sogno attraverso il tulle.

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La collezione di haute couture della maison Chanel è tutta nel segno del passato e di mademoiselle Coco. La designer Virginie Viard omaggia i cento anni del profumo N.5 e la prima mostra dedicata alla fondatrice che Parigi le dedica visitabile al Museo Palais Galliera, location prescelta per il fashion show della maison. A sfilare sono stati l’iconico tweed, le perle, il bianco e il nero, le slingback, niente di nuovo sotto il sole del fashion system ed anche in questa occasione la mancanza della genialità creativa del compianto Karl Lagerfeld è ancora più viva che mai.

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La collezione di haute couture della maison Giorgio Armani Privé, presentata nell’ambasciata italiana a Parigi, stupisce per la palette colori che abbandona gli iconici, ma scontati greige (nuance che fonde grigio e beige) e blu per un caleidoscopio di nuance bellissime come il verde giada, il rosa in tutte le sue nuance, il malva, l’indaco e delle stampe dall’allure eterea e sublime. Una collezione fatta di luce, non a caso si intitola “Shine”, che arriva dai colori e da rasi scintillanti che sembrano “liquidi”. Per il designer è un omaggio alle donne e al voler superare il periodo buio della pandemia con un periodo di luce, si spera, in questo momento di post pandemia. E’ stata una delle collezioni più applaudite, una delle più belle della maison che ha coniugato perfettamente il sogno con la concretezza, la creatività con la portabilità. Re Giorgio non ha fatto sentire la mancanza della maison Valentino e delle sue splendide e inedite palette colori, la più bella collezione di haute couture di questa fashion week parigina.

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Dopo cinquantatré anni di assenza torna l’haute couture della maison Balenciaga, oggi sotto la direzione creativa del designer Demna Gvasalia che sceglie come location l’atelier al 10 dell’Avenue George V dove il fondatore della maison, Cristobal Balenciaga aprì il suo atelier. Il giovane designer georgiano riedita in chiave contemporanea e metropolitana i codici della maison come il taglio cocooning dei tailleur che sembrano spostarsi all’indietro, ma strizzando anche l’occhio ai più giovani e allo streetwear con le camicie in denim, le giacche utility, il mood sporty. La bellezza della collezione è nel passato della maison che viene riportata in passerella senza stravolgerla in tutto il suo splendore che ancora oggi ha incantato gli addetti ai lavori e le nostalgiche della bellezza elegante delle creazioni del fondatore.

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Il designer, Jean Paul Gaultier annunciò, nel gennaio del 2020, che quella sarebbe stata l’ultima collezione di haute couture disegnata da lui, ma che la sua maison avrebbe continuato a creare haute couture scegliendo ogni anno un designer diverso per interpretare, secondo la sua visione, i codici della maison. Quest’anno la collezione è stata disegnata dalla designer giapponese, Chitose Abe che ha mescolato i capi iconici della maison come i bustier con i seni a punta, il gessato e il mood mariniere con le linee over e destrutturate tipicamente nipponiche. La collezione è risultata a tratti surreale dove questa contaminazione sembra stridere e non andare d’amore e d’accordo. Anche se non ho mai amato la moda dell’irriverente designer Jean Paul Gualtier, ma questa contaminazione tra la trasgressione e il minimalismo nipponico me lo fa quasi rimpiangere. E’ stata un’operazione riuscita a metà perché, trasgressione e minimalismo, sembrano elidersi facendo perdere potenza all’una e all’altro.

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Paradossalmente la fine della fashion week parigina arriva dalla città eterna, da Parigi si vola a Roma per la presentazione della collezione di haute couture della maison Fendi presentata a Palazzo Fendi e disegnata dal designer Kim Jones. Il digital fashion show è stato affidato al regista Luca Guadagnino che ha riproposto una Roma tra dolce vita e splendori della Roma antica dove gli abiti sontuosi e preziosi di Jones hanno avuto un ruolo centrale. Per il designer la voglia di ritornare a divertirsi è pari alla voglia di indossare qualcosa di prezioso che lasci il segno al proprio passaggio. A sfilare ci sono le grandi top degli anni d’oro del fashion system come Amber Valletta, Kate Moss e Christy Turlington che danno un’anima alle piume, ai volumi over, al total white, ai preziosi ricami, alle asimmetrie, agli intarsi di pelliccia. A distanza di due anni del designer al timone della maison il cambio di passo rispetto alla passata direzione creativa del compianto Karl Lagerfeld è notevole, ma pienamente riuscita. Una collezione di grande impatto glamour, come una di haute couture dev’essere, molto chic e per tutte le fortunate donne che potranno indossarla.

T. Velvet

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