I VELENI DI GROTTAGLIE

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Taranto. Conoscete questa città, antica colonia della Magna Grecia, chiamata anche “città dei due mari” per la sua posizione, nonché unica colonia fondata dagli spartani? Un insediamento urbano ricco di storia, di luoghi di interesse archeologico. Eppure, chissà perché, o forse solamente perché si trova nel profondo sud, qualcuno ha deciso di distruggerla, emettendo un moderno delenda Tarentum e tutti i suoi abitanti.

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Tutto iniziò nel 1965, quando venne inaugurato il centro siderurgico dell’ILVA. All’epoca nessuno conosceva gli effetti devastanti delle polveri derivate dalla lavorazione dei metalli sul corpo umano, quella polvere rossa che si deposita sulle strade, sulle case, nei polmoni. Così si è iniziato ad inquinare tutto, le falde acquifere, i campi, la vita delle persone, ed anche al cimitero i marmi bianchi sono un ricordo rosso di quanto la vita sia breve, per alcuni più breve che per altri. Ma non è solo l’ILVA a provocare danni, e non solo a Taranto i terreni stanno morendo perché la polvere rossa vola, oltrepassa barriee geografiche virtuali, fino a raggiungere i terreni vicino a Grottaglie. Per chi non lo sapesse, Grottaglie è un centro di eccellenza per la produzione di ceramiche artigianali nonché paese la cui produzione agricola è incentrata su olicoltura e viticultura, e che dal 2011 rientra nell’area del marchio IGP Uva di Puglia. Ebbene, nei dintorni di questa cittadina, che già accoglie i veleni dell’ILVA, qualcuno ha pensato bene di collocare una discarica. Ma non una discarica come quelle già esistenti altrove, che comunque non fanno bene al territorio a meno che non siano utilizzate come termovalorizzatori. No, qui si parla di una discarica per rifiuti speciali, ossia quei prodotti da industrie ed aziende e gestiti - sì, gestiti avete letto bene - da aziende private.

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I residenti della zona hanno provato a contestare l’apertura di questa discarica, portando analisi del terreno, delle falde acquifere, ed inoltre le testimonianze dei molti “massari” della zona, dediti alla produzione di prodotti caseari. È importato qualcosa a qualcuno? Dalla regione, all’epoca gestita da Nichi Vendola, non si udì verbo, così come dalla Provincia. A nulla servirono picchetti, accampamenti, e mentre l’odore nauseabondo pervadeva case, vicoli e palazzi, come direbbe Riccardo Cocciante, la discarica iniziava ad operare a pieno ritmo. Poi però, siccome piove sempre sul bagnato, qualche altro genio, animato da sentimenti naturistici degni di piromane professionista, ha pensato bene di ampliare la discarica. Perché il danno non è abbastanza, e quindi bisogna appunto distruggere tutto, anche la vita delle persone ed il loro futuro. A nulla sono valse le mozioni di sfiducia a questa insensata proposta della Provincia. C’è stato chi ha presentato una mozione per scongiurare questo evento, producendo parere negativo della ASL, dell’ARPA, delle associazioni e dei movimenti civici.

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Nulla, non è importato nulla a chi comanda in Provincia. Così è stato deciso, e chi se ne frega della gente e della salute. Probabilmente partiranno le giuste e necessarie denunce, e magari qualche magistrato farà le dovute indagini, ma la carenza è nelle norme che regolano questo tipo di attività. Possibile che in uno Stato così attento alle potenziali speculazioni e manovre delle eco mafie (ovviamente si scherza) non sia mai stato legiferato in modo inattaccabile? Possibile che, con tutti i territori aridi del nostro paese, oppure senza attività agricola interessata, si conceda di collocare una discarica tra oliveti, vigne, e piantagioni varie? Possibile che lo Stato, sempre così attento e solerte, non prenda in carico esso stesso le discariche, presenti e future, per sottrarre un giro di affari alla criminalità? Quanta gente deve morire prima che ci si renda conto del danno ambientale? E poi però ci parlano di domeniche ecologiche, obbligano all’acquisto di vetture catalitiche di ultima generazione, obbligano alla raccolta differenziata. Questi sono i veri danni ambientali, quelli dove si devasta il sottosuolo. Sono i danni invisibili al momento ma che mandano al creatore più di qualcuno, e senza dubbio con effetti più devastanti di una sigaretta. Avvelenatelo questo paese, questa nazione. Potremmo puntare ad un sud agricolo, centro d produzione di riferimento per l’intera Europa, ed invece lo impoveriamo iniettando veleni nel terreno. Qualcuno odia il sud, e non sono più i Savoia ora a depredarlo, ma qualcun altro, più pericoloso, più meschino perché agisce dalle stanze del potere.

Grottaglie e la provincia tarantina sono destinate a diventare terra bruciata, buona solamente per sversare veleni, e questo lo dicono i pareri delle istituzioni competenti. I veleni di Grottaglie, prima o poi, saranno i veleni di qualche altra città, ed allora sarà tardi per chiedere giustizia.

Paolo Varese

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