I bambini di Taranto tra polveri sottili e Radon: quando andare a scuola non è più un diritto

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Le chiamano “wind days” ma chiamarle in inglese non ne addolcisce il significato. Quando nella cittadina ionica giunge la comunicazione dalla Direzione Scientifica di ARPA Puglia che sono in arrivo forti venti, scattano le misure di prevenzione e di allerta per tutta la popolazione. Specie nel quartiere Tamburi, il più vulnerabile per la vicinanza al polo industriale dell’ILVA, ai cittadini si raccomandano una serie di misure per limitare al massimo i danni da esposizione alle polveri sottili.

Tra le altre, la prima raccomandazione è quella di evitare di uscire e di tenere ben chiuse porte e finestre di casa.

Ma cosa succede quando per un nemico lasciato fuori casa uno altrettanto subdolo e pericoloso resta bloccato tra le mura domestiche a nuocere alla salute di ignari cittadini?

Da quando una legge regionale, unica in Italia, ha permesso di monitorare la concentrazione di Radon negli edifici pugliesi, gli abitanti di Taranto devono fare i conti con un’angosciante contraddizione: aprire le finestre per abbassare la concentrazione di gas radon o chiuderle quando le condizioni meteo annunciano i forti venti con il loro macabro carico di polveri sottili.

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L’Arpa Puglia ha accertato che c’è gas radon nelle scuole del quartiere Tamburi, in particolare in una trentina di aule a piano strada delle scuole Vico, De Carolis e Deledda, ed il comitato “Tamburi combattenti” si è immediatamente attivato per ottenere garanzie a tutela della salute e del diritto allo studio prima dell’inizio dell’anno scolastico. Non avendole ottenute diversi genitori hanno dovuto scegliere tra il diritto alla salute e quello allo studio. Risultato: aule semivuote.

Dal Comune di Taranto rassicurano, “le criticità si riferiscono alle misurazioni dell’Arpa, che rinvengono da una media degli ultimi due semestri, secondo quanto previsto dalla norma vigente. La segnalazione è arrivata ai nostri uffici tecnici circa un mese fa e ci stiamo attivando per completare le procedure di monitoraggio e per studiare eventuali soluzioni nei tempi e nei modi previsti dalla norma”.

Nel necessario tentativo di rassicurare una cittadinanza esausta da anni di offese al territorio e di promesse disattese, il Comune ha spiegato che il gas naturale non presenta alcun legame con l’attività industriale dell’Ilva e che può provocare rischi solo in caso di lunghissima e consistente esposizione.

Ma qual è il parere dell’esperto?

Il Prof. Alessandro Miani, Docente alla Statale di Milano, è la voce più autorevole del Marketing Sensoriale in Italia. Autore di numerose monografie e pubblicazioni scientifiche, è Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale e Responsabile Nazionale Salute e Qualità della Vita di FareAmbiente.

L’esperto mette in guardia dai danni che possono derivare dall’esposizione al radon che è un gas radioattivo.

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Incolore, inodore, insapore, il Radon si disperde nell’atmosfera e, se inalato per lunghi periodi, può essere dannoso. Parliamo di un gas abbastanza pesante che emerge dal terreno, dove le temperature sono più basse, per un altezza massima di 80 cm. – un metro, fino all’edificio dove trova le temperature più calde dell’ambiente in cui viviamo. La logica conseguenza è che bisogna evitare di vivere nei piani interrati e seminterrati (a meno di opportuna bonifica) in quanto qui i locali sono più a contatto del terreno da cui arriva il gas radon.

Il radon, che concentra la sua pericolosità negli ambienti chiusi, non sarebbe di per sé particolarmente pericoloso, ma ciò che lo rende insidioso per la salute è la sua capacità di legarsi alle particelle disperse tipiche dell’attività umana indoor, come ad esempio le polveri sottili.

L’avvertenza, per eliminare la presenza di radon negli ambienti in cui viviamo, è quella di arieggiare l’ambiente 5-6 volte al giorno per 5 minuti aprendo tutte le finestre a prescindere dalla stagione.

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Ma come si coniuga questa necessità a Taranto dove tenere gli ambienti sigillati è l’unico modo per difendersi dalle polveri sottili?

Il radon ha un’incidenza tumorale in Italia molto elevata. Il dato reso noto dall’Istituto Superiore della Sanità parla di 3200 vittime all’anno. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo ha inserito nel gruppo dei gas cancerogeni.

L’esperto evidenzia che persiste una grave assenza di norme nella disciplina del monitoraggio del gas.

L’ultimo monitoraggio nazionale è stato effettuato dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) quasi 30 anni fa. Per altro oggi l’Italia è in una situazione di infrazione in quanto non si è adeguata alla direttiva europea Euratom risalente al 2013, che è scaduta nel febbraio 2018. La direttiva prevede una soglia massima becquerel (Bq) per il radon che corrisponde a circa 300 Bq per metro cubo.

In Italia quindi non esiste un sistema di controllo e per contro, moltissime sono le abitazioni a rischio, i cosiddetti loft, che sono altamente a rischio. Ed è per questo che assume particolare rilevanza la legge regionale in Puglia che è unica in Italia e che ha consentito, attraverso l’impegno di Arpa Puglia nell’applicarla, di conoscere la concentrazione di radon nelle scuole di Taranto.

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I consigli dell’architetto per costruire ad impatto zero puntano sull’uso di tecnologie all’avanguardia e sull’uso di materiali il più possibile sigillanti. Il diktat è impermeabilizzare il più possibile tutto ciò che va dal terreno fin dentro l’abitazione, solai, pareti, tubazioni, fognature, in quanto possono essere veicolo per il gas radon. Per quanto riguarda i materiali, preferire il calcestruzzo al mattone forato mette al riparo dalle risalite del gas attraverso i fori del mattone. Un materiale consigliato su tutti è il legno che coniuga oltretutto le attuali esigenze antisismiche.

Un ultimo aiuto arriva dall’antica disciplina orientale (cinese e tibetana) del Feng Shui che, abbinata ad un progetto di architettura sostenibile, di green building, consente di edificare in piena armonia con l’ambiente e di ritrovare benessere ed equilibrio personale.

Maria Cristina Negro

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