I due volti di Madame France

Comunque vada ci sarà una Musa

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Al di là dell’opinione politica, ho vissuto le elezioni presidenziali francesi con un pizzico di curiosità. Su Macron e Le Pen se ne sono dette tante, ma una caratteristica che entrambi condividono è quella di essere fortemente empatici. Amati o odiati, nessuna via di mezzo. Nessuna indifferenza. Una sfida interessante, profilatasi - com’era prevedibile - non più tra sinistra e destra, ma tra europeisti e nazionalisti. Emmanuel contro Marine, con una sensibile propensione verso l’enfant prodige, dal volto pulito e dal piglio sicuro, contrariamente allo slogan “Ni gauche, ni droit” che lo ha accompagnato per tutta la durata della campagna elettorale. La curiosità non sta però solo nell’esplorare come si muoverà la Francia al ballottaggio – che, comunque vada, ha già sancito il malcontento nei confronti di una politica ormai logora, dividendosi in due schieramenti: uno che vuole continuare sulla via dell’Unione e uno che ambisce alla chiusura dei confini, guardando ai problemi di casa propria – ma, da donna, nell’ammirare due signore, gestire, pur in modo diverso, una campagna sentimentalmente forte. Brigitte Macron, professoressa matura dalla classe innata che con discrezione decisa, non ha mai lasciato la mano di Emmanuel. Sguardi innamorati rubati da qualche fugace inquadratura e una delicata, ma robusta complicità nella quale annega quella chiacchierata differenza di età che non inficia la bellezza della coppia. “Aux miens, je veux dire merci à ceux qui sont là et à ceux qui
ne sont plus. A toute ma famille, et à Brigitte.

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Toujours présente et encore davantage sans laquelle je ne serais pas moi”. Forse tra le più belle parole che un uomo possa dire a una donna, ispiratrice dell’evoluzione del suo pensiero. Marine Le Pen, matrona dello schermo, avvocato incisivo, dall’impavido bagaglio cultural-ideologico paterno, 49 anni da compiere, tre figli, presidentessa del Front National - almeno fino ad oggi - dal gennaio 2011, quando Jean Marie decide di consegnarle le redini della sua eredità.

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Candidata alle scorse elezioni presidenziali, arriva terza dopo Hollande e Sarkozy, ottenendo il 17,9% dei consensi. Una campagna elettorale, la sua, dimentica della parola “destra”, tutta all’insegna dell’anti-sistema con una lunga sfilza di no e una patente sovranista, nazionalista e identitaria. Bibi Trogneux, Madame Macron dal 2007, tre figli anche lei, sette nipoti, ex insegnante di francese e latino al Liceo, lo stesso frequentato da Emmanuel, sicuro che un giorno l’avrebbe sposata.

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Dalla parte dei Macron, una storia d’amore da sfoggiare con fierezza, maturata durante un corso di teatro e coltivata nei versi delle poesie scritte insieme. “Forse non siamo una coppia del tutto normale, un aggettivo che non mi piace molto, ma siamo una coppia reale”. Emmanuel ha la stoffa naturale del marito perfetto, l’animo creativo di pianista e l’intelligenza di non aver paura che una moglie come Brigitte, gli rubi la scena. Certo, è un’alchimia non per tutti quella della condivisione e quando si ha la fortuna di esserne protagonisti, non c’è ostacolo che tenga. Si diventa invincibili. Manu, classe 1977, un biennio da ministro alle spalle e nessuna sfida elettorale nel curriculum. Scuola gesuita, un passato professionale con Rothschild e il movimento politico fondato nel 2016 alla volta della “rottamazione”. C’est tout… ou presque… perché Caroline Derrien e Candice Nedelec nel libro “Les Macron” pubblicato l’8 marzo 2017, hanno raccontato di come Bibi rilegga i discorsi del marito, controlli la stampa, accolga i giornalisti e lo segua in ogni spostamento. Una coppia, secondo le scrittrici, che condivide l’ambizione per il potere. Volti diversi di Madame France, Brigitte e Marine, ma soprattutto espressioni di un sentimento dicotomico che continuerà a vivere anche dopo che il Presidente sarà designato. E, checché se ne dica, è una dicotomia tutta femminile, senza nulla togliere a Emmanuel. Nella première dame o nella presidentessa, la Francia avrà la sua Musa.

Silvia Girotti

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