I pericoli per i giovani corrono sulla rete

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Più della metà della popolazione mondiale, ovvero quattro miliardi di persone circa, ha accesso alla rete. Oltre tre miliardi invece sono gli utenti dei social network, ovvero più di tre persone su quattro usano le piattaforme social. Sono i dati dell’ultimo rapporto “Digital in 2018” di We are social, condotto in 239 Paesi. Gli utenti di internet sono cresciuti in un anno del 7%, mentre quelli social hanno avuto un aumento del 14%, connotandosi soprattutto per l’accesso da dispositivi mobili nell’uso dei social media. In Italia anche se vi è ancora un quarto della popolazione che non ha accesso a internet, sono ben 34 milioni gli italiani che fanno utilizzo delle piattaforme social, con una media di due ore al giorno (cioè un terzo del tempo passato complessivamente su Internet). In questa platea sterminata di individui alle prese con tasti, numeri, immagini, video e quant’altro, compaiono e anzi hanno una parte importantissima, i giovani. Per i ragazzi la rete rappresenta sì un ambiente nel quale dare libero sfogo alla loro voglia di condividere emozioni, informazioni e molto altro, ma è anche un luogo sempre meno sicuro. Campagne di educazione ai media e controlli (a volte vani) dei colossi del web non riescono ancora a rendere l’esperienza online dei giovani qualcosa al riparo da insidie e pericoli.

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Nel corso infatti del “Safer Internet Day 2018” e della seconda Giornata Nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, una ricerca condotta da “EU Kids Online 2017” e “OssCom” (il centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica di Milano), in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ha svelato come l’hate speech dilaghi online, con un aumento preoccupante di casi in cui ragazzi e ragazze vivono esperienze negative mentre navigano nel web. Quasi un terzo degli adolescenti tra gli 11 e i 17 anni, ovvero il 31%, dichiara di aver visto online messaggi d’odio o commenti offensivi rivolti a persone o gruppi di persone, attaccati od offesi per il colore della loro pelle, la nazionalità̀ o la religione. Inoltre in più della metà dei casi (58%) gli intervistati hanno ammesso di non aver fatto nulla per difendere le vittime, nonostante di fronte a casi di hate speech si provino sentimenti come rabbia (36%), tristezza (52%), disprezzo (35%) e vergogna (20%).

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Un altro fenomeno amplificato negli ultimi anni dalla rete è il bullismo, sia nella sua versione tradizionale sia attraverso la sua faccia virtuale. Il 6% dei ragazzi nella fascia d’età tra 9 e 17 anni ha affermato di essere stato vittima di atti di cyberbullismo nell’ultimo anno, mentre il 19% è stato testimone di episodi legati ad atti di prevaricazione violenta nei confronti di minori in ambito scolastico ed extra scolastico. Vi è poi, a completare un quadro inquietante, l’aspetto della trasmissione online di immagini pornografiche: il 31% dei ragazzi tra 9 e 17 anni si è imbattuto (più o meno volontariamente) in immagini pornografiche online, mentre il 7% dei giovani tra 11 e 17 anni ha ricevuto messaggi dal contenuto esplicito o è stato esposto a tentativi di sexting. I dati della ricerca hanno tutti i numeri per sollevare preoccupazione nelle famiglie e nelle istituzioni, dati che stimano come il 27% dei ragazzi tra i 9 e i 17 anni sia in contatto su internet con persone che non ha mai incontrato offline. Le esperienze negative vissute nel web rimangono all’interno del privato di ognuno, in quanto ben pochi hanno il coraggio di reagire e nessuno segnala ai gestori delle piattaforme profili pericolosi o potenziali stalker. La rete diviene così un far west e un centro di diffusione di pericoli reali e potenziali per molti ragazzi anche a causa dell’uso smodato dello smartphone. Usato ogni giorno a casa, fuori o in ambiente scolastico per essere sempre online, lo smartphone è il mezzo di diffusione maggiore perché ci si possa imbattere in situazioni di pericolo per gli adolescenti, possibilità raddoppiata infatti nell’ultimo anno proprio a causa dell’aumento del tempo passato in rete dai ragazzi a navigare in rete (in media due ore e mezza al giorno). Conseguentemente aumentano quelli che poi sono i rischi maggiori per i preadolescenti e adolescenti, ovvero divenire vittime soprattutto di casi cyberbullismo, un fenomeno purtroppo non facilmente arginabile in quanto in grado di seguire sempre e ovunque la vittima. Di fronte alla passività dei giovani nei confronti di messaggi carichi d’odio e alla diffusione pressoché privata e intima di contenuti offensivi, l’unica forma di contrasto rimane l’educazione ai media e la consapevolezza di ognuno nell’uso responsabile che si fa di uno strumento capace di fuggire a ogni tentativo di controllo.

Andrea Alessandrino

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