I sentieri di Psiche

LA TENEREZZA: UN BENE DA RISCOPRIRE

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“Abbiamo fame di tenerezza,

in un mondo dove tutto abbonda siamo poveri di questo sentimento

che è come una carezza per il nostro cuore

abbiamo bisogno di questi piccoli gesti che ci fanno stare bene.

La tenerezza è un amore disinteressato e generoso,

che non chiede nient’altro

che essere compreso e apprezzato”

(“Abbiamo fame di tenerezza” di Alda Merini)

cms_13705/DSC_2838.jpgCaro Lettore,

ci ritroviamo su I sentieri di Psiche…oggi voglio parlarvi della performance degli Ospiti del Centro diurno nel quale opero e di cui vi ho parlato in altre precedenti occasioni; si è trattato del frutto di un faticoso e impegnativo lavoro durato sei mesi.

Tema conduttore è stata la tenerezza e la figura del padre poiché il centro diurno – proprio come fa un padre con i propri figli – apre i propri ospiti al mondo esterno favorendo l’inclusione nella nostra società e li protegge dalle insidie che la stessa ottica di inclusione spesso comporta.

La performance si è aperta con la lettura della poesia di Alda Merini: le opere della poetessa sono piaciute sin da subito ai nostri ragazzi poiché hanno colto la grandissima sofferenza psichica che animò la sua scrittura, in particolare la poesia “Abbiamo fame di tenerezza” sottolinea la urgente necessità di questo sentimento che scarseggia pur in una realtà in cui non ci manca nulla; la Merini evidenzia come la tenerezza sia un sentimento privo di secondi fini che vive del solo fatto di essere capito e valorizzato da chi lo riceve così come da chi lo mette in atto.

E’ seguita la lettura di un monologo intitolato “Un altro anno insieme” scritto interamente dai ragazzi, in cui loro hanno voluto raccontare di come andando avanti nel tempo stanno sempre di più capendo le loro stesse capacità andando oltre la loro disabilità; il monologo parla di piccole e grandi emozioni vissute durante quest’ultimo anno e della consapevolezza di quanto sia importante crescere camminando insieme. Infine, hanno recitato una scena liberamente ispirata al re leone in cui il padre predice al figlio che quando crescerà diventerà re ma che dovrà lottare contro il cattivo della foresta; il piccolo Simba non riesce a comprendere il motivo per cui dovrà combattere per diventare re ma il padre gli spiega subito che la “vita è sacrificio”. In effetti, se ci pensiamo, qualsiasi cosa sul nostro cammino è perché abbiamo fatto in modo di ottenerla, lottando con tutte le armi/risorse a nostra disposizione; Simba alla fine verrà incoronato re soprattutto perché con grande coraggio sfida il suo antagonista che tra l’altro ha ucciso suo padre.

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Letteralmente, il termine tenerezza indica un sentimento o manifestazione di fiduciosa commossa gentilezza nei confronti dell’oggetto amato ma vuol dire anche scarsa resistenza alla pressione, al taglio e alla lavorazione così come alla fragilità di un individuo data dagli anni; a tal proposito, mi viene in mente la funzione della psicoterapia e cioè quella di proteggere, prendersi cura dell’individuo che chiede aiuto, insegnandogli a come fare lo stesso anche senza alcun aiuto, in poche parole, la psicoterapia ha o dovrebbe avere la capacità di rendere colui che si affida competente dal punto di vista emotivo.

“La tenerezza è forza, segno di maturità e vigoria interiore e sboccia solo in un cuore libero, capace di offrire e ricevere amore, si offre come componente costituiva per una piena realizzazione dell’umanità della persona”: sono parole citate nel Piccolo principe e spiegano che la tenerezza, al contrario di ciò che molti possono pensare, è un sentimento provato e trasmesso dalle persone forti d’animo che non si fanno condizionare da alcun chè.

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In chiusura, per la performance della danceability, i ragazzi hanno ballato sulle note della canzone di New Trolls “Quella carezza della sera” che vi invito ad ascoltare perché parla di un padre assente e della gioia provata da un bambino quando lo vede arrivare; “non so più il sapore che ha quella carezza della sera” recita la canzone raccontando come tanto facilmente perdiamo l’abitudine alle cose belle come una carezza, quanto sia facile perdersi e non trovarsi più, quanto sia disperatamente facile e veloce dimenticarsi della tenerezza e di quanta sicurezza può infondere nel nostro cuore.

E allora, ricordiamo ogni giorno di regalare anche un solo gesto di tenerezza agli altri così come a noi stessi, perché è uno dei sentimenti che probabilmente ci salveranno da un’epoca storica in cui abbiamo perso i veri valori e le cose davvero importanti. Insegniamo ai nostri ragazzi cosa sia la tenerezza, spieghiamo loro che non è un sentimento di genere e che cioè appartiene alle donne come agli uomini indistintamente e che soprattutto è un ‘ingrediente’ fondamentale in qualsiasi relazione affettiva che si voglia costruire con impegno e determinazione.

Alla prossima settimana

Teresa Fiora Fornaciari

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