Ignavi digitali, quando subire l’informazione è più comodo

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Quanto siamo disposti a pagare per avere un’informazione maggiormente qualificata? Siamo disposti, pur di evadere dal clima di alta tossicità dei social, a un esborso economico mensile pur di ricevere notizie da fonti accertate e dunque più sicure? In molti Paesi come Svezia e Norvegia, per esempio, il numero di coloro che è disposto a pagare per leggere le notizie online da qualche testata sul web è sempre più in crescita. Il trend positivo si può verificare anche negli Usa dove molti utenti sottoscrivono formule di abbonamento per aggirare il paywall degli editori online e godersi un’informazione avvalorata da prestigiose testate.

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Situazione diversa per ciò che riguarda il nostro Paese in cui come ormai è risaputo, la lettura dei giornali cartacei è in costante recessione, sostituita dall’informazione attraverso tv e naturalmente smartphone. Una percentuale di poco superiore accetta di pagare un abbonamento per avere un’informazione online e si usano i canali social per condividere e commentare le notizie desunte da altre fonti giornalistiche. Il declino di quella che una volta era un’autorità nella diffusione di notizie ovvero la stampa, ha decretato l’inserirsi nella dieta mediatica della popolazione globale di fonti digitali corroborate da un ausilio onnipresente, lo schermo, che sia di uno smartphone o dell’onnipresente (e onnipotente) televisione.

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Negli Usa, secondo una ricerca del Pew Research Center, il 18% degli americani preferisce i social come fonte d’informazione, percentuale che sale al 36% se si guarda ai giovani. Gli statunitensi preferiscono informarsi su Twitter, Facebook e altre piattaforme social piuttosto che attraverso le pagine di un giornale. La carta stampata soffre un po’ ovunque in particolar modo se includiamo i giovani tra i potenziali lettori: in Paesi di grande tradizione di informazione giornalistica come gli stessi Usa per esempio, i giovani tra 18 e 29 anni sono pressoché a digiuno di uso e consumo di quotidiani. Oggi nel campo dell’informazione si combattono numerose battaglie su temi antichi come la propaganda e su nuovi pericoli come le bufale. È l’effetto di una società sempre più basata sull’imperativo categorico dell’interconnessione, di una rete sempre più impercettibile nelle sue mille sfumature.

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L’informazione è spesso costruita su misura a seconda delle nostre peculiarità di genere e di credenze politico-religiose. Nell’isolamento delle nostre echo chamber subiamo spesso le notizie senza le giuste connessioni e senza nessun supporto critico, presi da neo forme di accidia accettiamo il dato grezzo fornitoci da suadenti opinion leader o maitre a penser del web. Immersi in un mondo immateriale, un mondo considerato a torto come parallelo a quello reale e che invece è sempre più preso a modello per nuove regole di comportamento e di apprendimento da scimmiottare, sprofondiamo sempre più in schermi voraci e persuasivi, in quel bazar che è presto diventato il web dove l’attendibilità delle notizie è merce sempre più rara.

Andrea Alessandrino

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