Il blackout che ha colpito il Venezuela da giovedì scorso

Il punto della situazione tra emergenza e smentite

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La situazione che sta vivendo il Venezuela è a dir poco allarmante: si parla infatti di un lungo blackout, che dura da giovedì scorso e che ha colpito 16 regioni del paese. Le altre invece hanno a stento l’energia elettrica.

Si dice che sia il blackout più lungo della storia, che ha già mietuto le prime vittime. Più di 200 persone, tra cui 80 bambini nel reparto neonatale di un ospedale del paese.

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Il dramma della popolazione venezuelana continua: edifici e trasporti pubblici sono inutilizzabili, molte persone non possono spostarsi per andare al lavoro e i bambini per andare a scuola. Inoltre, molti ospedali sono impossibilitati a utilizzare macchinari per salvare i pazienti. Si sono riscontrati disagi anche negli aeroporti in cui sono stati cancellati molti voli.

Questo blackout è costato al Venezuela una perdita di 400 milioni di dollari.

Molti politici hanno chiesto di attuare lo stato di emergenza sui social, per dare man forte alla popolazione, affermando che sono necessari interventi immediati.

Il presidente Nicolas Maduro ha voluto rassicurare la popolazione con un tweet, affermando che il governo farà tutto il possibile per risolvere questa crisi e non si piegherà a chi ha voluto mettere in atto questo attacco al suo governo. Da alcune fonti legate al presidente venezuelano è infatti trapelato che, in realtà, questo prolungato blackout sarebbe solo una mossa di alcuni terroristi per rovesciare il governo di Maduro con la complicità del governo statunitense, attaccando la Corpoelec, compagnia elettrica nazionale. Intanto, il presidente venezuelano ha mobilitato i militari per difendere il paese da ulteriori attentati terroristici.

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Juan Guaidò, presidente del parlamento venezuelano, è pronto a chiedere lo stato di emergenza nazionale. Quest’ultimo, sceso in piazza per un comizio pubblico, ha voluto ribadire alla popolazione di restare unita per denunciare il vero responsabile di questo duro attacco al paese, ossia lo stesso presidente Nicolas Maduro. Infatti secondo l’opposizione il blackout sarebbe stato generato dalla corruzione dell’attuale governo, che non ha permesso il rinnovamento degli impianti elettrici del paese ormai deteriorati.

Jorge Rodriguez, ministro della comunicazione, aveva asserito che non ci sarebbero state vittime negli ospedali in quanto dotati di generatori autonomi, ma la realtà dei fatti ha subito smentito le sue dichiarazioni. Nonostante ciò, i filogovernativi sostengono che in realtà i decessi siano solo 21 a fronte dei 290 segnalati, per cui tuttora è difficile avere un reale resoconto della situazione.

Inoltre il governo ha riaperto i “corridoi umanitari”, che erano stati chiusi a causa degli scontri di febbraio, per poter permettere alla popolazione di spostarsi nella vicina Colombia.

Francesco Ambrosio

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