Il bullismo ai tempi della società tecnologica

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Bollate (Milano), 6 febbraio, una quindicenne viene picchiata da una coetanea fuori da scuola, mentre i compagni divertiti tifano per la bulla, filmano con i telefonini il tutto e diffondono in rete. Il video impazza su Facebook e si scatenano i commenti. Si stima che oltre 200 milioni di bambini e di giovani nel mondo siano sottoposti a molestie e ad abusi da parte dei loro compagni. Il fenomeno del bullismo è un problema relazionale che attraversa la società tutta, le nostre famiglie, le nostre città, le nostre scuole, le nostre strade. Ha molte facce a seconda dell’età, del genere e della cultura di appartenenza e le sue conseguenze mentali, fisiche, sociali e scolastiche hanno un impatto enorme sul capitale umano e sociale. Senza parlare, poi, dei costi che questo fenomeno comporta, i quali gravano enormemente sul sistema scolastico e sanitario, ma anche sui servizi sociali, sull’amministrazione della giustizia e sulla produttività e innovazione nel campo del lavoro.

cms_372/01_cyberbullismo_800_800.jpgUn’enorme piaga che affligge l’intera società, insomma. Ma non basta. Oggi il bullismo cambia volto, si evolve con l’evolversi della società e dei costumi e si trasferisce in rete. Con l’evoluzione e lo sviluppo delle nuove tecnologie, accanto alle molestie tradizionali, si aggiungono, infatti, le molestie online. E’ un fenomeno in crescita, si chiama Cyber-bullismo ed è l’evoluzione tecnologica delle classiche prepotenze adolescenziali. Rispetto al bullismo tradizionale, quello cyber mette in atto lo stesso tipo di prepotenza e comportamento aggressivo, ottenendo però effetti maggiori, grazie alle potenzialità di divulgazione della rete.

cms_372/02_.jpgOffrendo la rete la possibilità di creare personalità fittizie, il bullo virtuale, fuori dallo schermo, può non necessariamente essere forte e prepotente, ma, magari, un timido ragazzino che nel chiuso della propria stanza, con pochi e semplici click, protetto dal sicuro anonimato che il web concede, può commettere atti di cyber-bullismo su un numero illimitato di vittime. E’ stata approvata lo scorso mese, al tavolo presieduto dal Viceministro dello Sviluppo Economico Antonio Catricalà, insieme ai rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni e degli operatori (Google e Microsoft) nonché sottoposta a consultazione pubblica sul sito del ministero, la bozza del primo Codice di autoregolamentazione contro il cyber-bullismo, attraverso cui consentire ai minori che navigano sul web di segnalare situazioni a rischio di pericolo. Tuttavia, non basta. La campagna anti-bullismo deve essere forte ed efficace e avere alleati che si muovono in maniera sinergica in tutti gli ambiti, istituzioni, famiglia, scuola. Genitori e istituzioni sono chiamati per primi alla responsabilità che il loro ruolo comporta. La scuola, poi, diventa la prima istituzione sociale dove gli studenti devono essere incoraggiati a denunciare episodi di bullismo per un pronto intervento delle autorità.

cms_372/03_educazione_emotiva(2).jpgNelle scuole americane è in atto, da anni, un esperimento per far fronte ai gravi squilibri degli adolescenti che vede introdurre, al fianco delle tradizionali materie, quella materia fondamentale, ancora trascurata dalle scuole italiane, che si chiama educazione emotiva. L’intelligenza emotiva consente di governare le emozioni e di guidarle nelle direzioni più vantaggiose; è la capacità di leggere, oltre le parole, i sentimenti degli altri; sviluppa l’empatia, il rispetto per la diversità, spinge alla ricerca di benefici duraturi piuttosto che al soddisfacimento degli appetiti immediati; l’intelligenza emotiva si può apprendere e perfezionare nel tempo. Nelle scuole americane, da quelle della California a quelle di New York, dopo il successo ottenuto nello stato dell’Illinois, si muovono tutti convinti che il nuovo linguaggio delle emozioni, da insegnare a scuola quindi, sia lo strumento per rimuovere alla radice le cause di molti e gravi possibili squilibri dell’età evolutiva, disturbi di apprendimento, ma anche e soprattutto disturbi che sono causa di comportamenti violenti e di bullismo, compreso la sua versione cyber.

cms_372/04_.jpgC’è molto da fare nelle scuole, c’è molto da fare come genitori, c’è molto da fare come istituzioni, quindi. Se è vero che oggi la società è cambiata, l’infanzia non è più quella di un tempo, i genitori sono oggi molto più stressati e sotto pressione per le questioni economiche e costretti ad un ritmo di vita assai più frenetico; se è vero che in Italia, così come in gran parte degli altri paesi del mondo, oggi si vivono appieno tutti i segnali di un’alienazione sociale e di una disperazione individuale che potrebbero portare a ben più profonde lacerazioni del tessuto sociale, bé, allora, dovremmo anche noi, come gli americani, prestare maggiore attenzione alla competenza sociale ed emozionale, introducendo nelle scuole programmi di alfabetizzazione emozionale. Forse perché, il quoziente intellettivo, le capacità intellettuali non bastano, hanno bisogno anche delle abilità emozionali per creare individui sani e consapevoli. Forse perché mente e cuore hanno sempre bisogno l’una dell’altro perché una società possa dirsi sana e chi la abita felice.

Mary Divella

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