Il destino dell’umanità (in rete) affidato a sette persone

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Un passato che sembrava ormai morto e sepolto alle nostre spalle, sembra riemergere con tutti i suoi rituali in un presente sempre più indecifrabile e restio a qualsiasi tentativo di catalogazione. Se a questo aggiungiamo il fascino della numerologia legata al numero sette, il cerchio è completo. Anche la rete, inossidabile moloc dei nostri giorni, non sembra esente dall’essere non solo attraversata da teorie complottiste sulla sua struttura, ma anche da antichi rituali pagani più consoni a tempi mitologici. L’indagine giornalistica effettuata qualche anno fa da un giornalista del Guardian, rivelò un aspetto nascosto e probabilmente frutto di una fantasia degna più di uno scrittore di romanzi orwelliani e distopici, che di un’indagine scientificamente ineccepibile.

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Secondo quanto riportato dal giornalista inglese, internet sarebbe sotto il controllo di una specie di setta di custodi della rete in possesso di sette chiavi. Durante un’apposita cerimonia, detta appunto delle sette chiavi, i partecipanti, tutte persone facenti parte di un’organizzazione chiamata “Icann”, Internet Corporation for Assigned Names, ovvero l’organizzazione responsabile degli indirizzi numerici dei siti internet e dei computer, vengono incaricati di tradurre i numeri del web in parole da usare per le nostre ricerche, una responsabilità grandissima oltre che un potere sconfinato: se solo qualcuno prendesse il controllo del database Icann, quella persone avrebbero in mano il controllo di internet. Per evitare una potenziale catastrofe di questo genere, l’organizzazione ha trovato un modo per evitare che troppa fiducia e potere venisse accordata a una singola persona, ovvero ha selezionato sette persone come custodi delle chiavi e ha fornito loro una vera e propria chiave di internet.

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Inoltre vi sono altre sette persone che sono state selezionate in veste di custodi di riserva. Il mistero non finisce qui. Le chiavi vere e proprie infatti possono aprire una serie di cassette di sicurezza sparse per il mondo, al cui interno ci sono le smart key, delle chiavi elettroniche. Infine mettendo assieme le sette chiavi, si ha la “chiave maestro”, ovvero la password che permette di accedere al database Icann. Quattro volte all’anno, dal 2010, i sette custodi delle chiavi si incontrano per la cerimonia che serve per generare una nuova password. Solo con questa chiave è possibile accedere al sistema centrale e verificare periodicamente che gli indirizzi DNS più importanti siano corretti e non siano stati modificati da hacker come Anonymous o magari da cyber-agenzie governative come la NSA.

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La cerimonia è protetta da un cordone di sicurezza e per parteciparvi è necessario passare attraverso una serie di porte chiuse utilizzando codici e scansioni delle impronte digitali, fino ad arrivare in una stanza all’interno della quale è impossibile qualunque comunicazione elettronica. Solo dopo questa serie di passaggi, può avere inizio la cerimonia vera e propria, una formalità senza nulla di rituale o religioso, ma con un grandissimo valore per l’intera comunicazione e informazione mondiale. La rete ha da poco compiuto 50 anni e in quel lontano 1969 l’antecedente dell’attuale internet, Arpanet, doveva essere in grado di resistere persino ad attacchi nucleari. Fu subito chiaro che la rete non doveva essere un progetto accentrato e monopolistico, ma che dovesse invece essere costruito in maniera tale che ogni calcolatore fosse autonomo nella sua comunicazione con gli altri nodi della rete. Tutti i nodi della rete cioè sarebbero dovuti essere sullo stesso piano degli altri e costituire con le loro singolarità quella rete globale che oggi avvolge il pianeta. Internet è diventato nel giro di pochissimi anni il principale mezzo di comunicazione, informazione e condivisione mondiale.

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Il suo pubblico è formato da una platea di miliardi di utenti che ogni giorno si scambiano messaggi, video, chat, informazioni e molto altro a livelli forsennati e senza molta cura nella protezione dei propri dati, facendo perdere al concetto di riservatezza qualsiasi valore e peso specifico per le nostre vite. A tenere uniti i fili di un’umanità quotidianamente interconnessa sembra vi sia una specie di setta di 14 persone che si riunisce ogni tre mesi in un cerimoniale ai limiti dell’esoterico, un’elite che presiede, come ormai fanno da anni un pugno di multinazionali, al pieno controllo del traffico del web e, di conseguenza delle nostre vite.

Andrea Alessandrino

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