Il governo Conte ha giurato

Conte bis, malumori tra gli esclusi 5S - Paragone: "Non darò la fiducia a questo governo" - Salvini: "Lunedì in piazza a Montecitorio" - Berlusconi e il ’ritorno dei comunisti’ - Meloni:in piazza con noi

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Il governo Conte ha giurato

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Il governo Conte bis ha giurato ieri mattina alle 10 al Quirinale, nelle mani del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Dopo il giuramento, il premier Giuseppe Conte e i ministri si sono trasferiti a Palazzo Chigi, per il primo Cdm, che è durato meno di un’ora. In cima agli adempimenti la nomina del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, con attribuzione della delega.

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L’avventura dell’esecutivo è cominciata senza il tradizionale ’passaggio di consegne’ a palazzo Chigi, suggellato, in caso di cambio di governo, dallo scambio della campanella dalle mani del premier uscente a quelle del premier che si va a insediare. E’ toccato così al segretario generale della presidenza del Consiglio Roberto Chieppa, consegnare a Conte la campanella con la quale il presidente del consiglio ’dirige’ le riunioni del governo.

Conte bis, malumori tra gli esclusi 5S

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(Antonio Atte) - Tanti applausi per il governo giallorosso. Ma anche qualche malumore. I pentastellati brindano al battesimo del Conte bis celebrato oggi al Quirinale. Eppure, tra le truppe grilline, il ’rumore’ degli scontenti comincia a farsi sentire sottotraccia, tra la rabbia degli esclusi dalla compagine di governo e i mugugni per le prime scelte dell’esecutivo soprattutto in chiave Ue. Amaro l’addio dell’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta ("Ho combattuto Salvini, non meritavo questo", ha detto in un’intervista al ’Messaggero’). Ma trapela il malcontento anche da parte di chi fino all’ultimo sperava in un posto in squadra, come Stefano Buffagni, il cui nome è circolato con insistenza per il Mise.

Il sottosegretario uscente agli Affari Regionali, raccontano, avrebbe preferito vedere il Nord più rappresentato nel nuovo governo targato M5S-Pd. Una posizione condivisa anche da altri esponenti settentrionali del Movimento 5 Stelle, come il bergamasco Dario Violi, consigliere regionale, che su Twitter ironizza sul fatto che l’unico ministro lombardo è del Pd: "Sai, con 10 milioni di abitanti ed il 23% del Pil non potevamo corre il rischio di metterne uno anche nostro a rappresentarci", scrive in risposta all’europarlamentare Ignazio Corrao, che aveva a sua volta rimarcato come i dem abbiano ottenuto "Economia, commissario Ue e Affari Europei" oltre a "tutti i ministeri strategici" per il Mezzogiorno come "Agricoltura, Infrastrutture, Sanità" (che però è di Leu) e "Sud".

La scelta di indicare Paolo Gentiloni come commissario europeo non è piaciuta a tutti in casa 5 Stelle. Oltre a Corrao, anche l’eurodeputato Dino Giarrusso ha espresso la sua delusione per l’investitura Ue ottenuta dall’ex premier. "Stiamo consegnando l’Italia al Pd in Europa. Non riconosco più il mio Movimento", tuona il collega Piernicola Pedicini. Per il deputato Andrea Colletti la nomina di Gentiloni "è il primo errore" del nuovo esecutivo.

Mal di pancia che si sommano alle perplessità di fronte ad alcune scelte nella squadra di ministri Pd. La prossima partita cruciale però sarà quella relativa alla composizione del team dei sottosegretari. Gli uscenti premono per la riconferma, mentre chi sta fuori scalpita per un posto.

"E’ chiaro - osserva un parlamentare - che ci aspettiamo forte discontinuità in questo nuovo sottogoverno. Basti pensare che solo due dei sottosegretari uscenti hanno ricevuto la promozione a ministri: questo dovrebbe essere un segnale indicativo". "Ci sarà una guerra, questa volta per Luigi la scelta è molto più difficile perché i candidati a ogni casella saranno tantissimi", ridacchia un altro grillino, che per descrivere la ’battaglia’ in atto ricorre a un paragone cinematografico: la saga ’Hunger Games’, dove un gruppo di ragazzi partecipa a una competizione televisiva che prevede la sopravvivenza di uno solo.

Intanto arriva lo strappo del senatore Gianluigi Paragone: "Io la fiducia a questo governo non la darò", dice il giornalista in un’intervista all’Adnkronos, nella quale boccia senza appello il neo-titolare dell’Economia Roberto Gualtieri: "E’ il ministro che mi piace di meno, è uno dei custodi della liturgia europeista"

Paragone: "Non darò la fiducia a questo governo"

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(Antonio Atte) - "Io la fiducia a questo governo non la darò". Parola di Gianluigi Paragone, senatore del Movimento 5 Stelle, che in un’intervista all’Adnkronos chiarisce la sua posizione nei confronti del nuovo esecutivo giallorosso, che oggi ha giurato al Quirinale nelle mani del Capo dello Stato Sergio Mattarella. "Resto della mia idea, il mio sarà un no politico", rimarca l’ex conduttore televisivo.

"E’ chiaro - prosegue - che, come ho già detto, rispetto il giudizio di chi ha votato sulla piattaforma Rousseau. Quello è il mio popolo e io sono un vero populista. Sarò il meno duro possibile ma non posso votare la fiducia. Il mio sì non c’è, vedrò come fare per essere coerente con quello che penso e con quello che la base del M5S ha deciso".

"Il ministro che mi piace di meno di questo governo? Sicuramente Roberto Gualtieri, che è uno dei custodi della liturgia europeista. E siccome io non sono uno stretto osservante di questa liturgia, dirò no alla fiducia al Conte bis", prosegue Paragone.

Commentando il video in cui il neo-ministro dell’Economia in quota dem suona ’Bella ciao’ con la chitarra, Paragone si lascia andare a una battuta: "Il ’Bella ciao’ che più mi piace è quello cantato dalla banda della serie tv ’La casa di carta’: quello è un canto ribelle, che è contro il ’Bella Ciao’ di retorico e falso di Gualtieri".

Salvini: "Lunedì in piazza a Montecitorio"

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"Lunedì ovviamente sarò in piazza a Montecitorio". Così Matteo Salvini a Tg2 Post, parlando della manifestazione indetta da Fdi per il giorno della fiducia al governo Conte bis. Un nuovo dialogo nel centrodestra? "Intendiamo chiamare a raccolta milioni di italiani che non si rassegnano a schifezza con Renzi e Boldrini, chiunque è invitato", assicura Salvini. "Noi allarghiamo a realtà civiche, all’Italia reale, ai sindaci - spiega -, confronteremo vita reale con Palazzo". La coalizione a cui penso? "Coloro che pensano prima gli italiani, invece degli interessi dei Paesi stranieri che stanno festeggiando".

Alla domanda su un suo eventuale errore che ha aperto la strada al governo giallorosso, Salvini replica attaccando l’ex ministra della Difesa: "Chi fa sbaglia, io sbaglio almeno dieci volte al giorno, ma l’ex ministro Trenta mi ha dato conferma che tutto fosse preparato da un pezzo, oggi ha detto ’io pensavo di essere confermata ministro perché ho sempre attaccato Salvini’". Poi l’affondo ai 5S: "Io dal Pd non mi aspettavo nulla di diverso, perché loro quando vedono una poltrona si lanciano. Mi spiace per i 5 Stelle, che erano partiti come anticasta e mandano in Europa Gentiloni e governano con la Boschi e Franceschini. Sono partiti dalla rivoluzione e sono finiti con Renzi e Gentiloni. E’ un mercato delle vacche disgustoso". E ancora: "Contano 100 senatori che non vogliono lasciare la poltrona". "Il Pd ha perso tutte le elezioni fatte in Italia, dalle comunali alle europee, ma gli italiani - sottolinea ancora - se li trovano in governo".

Rispondendo quindi a una domanda sulle indagini a suo carico, Salvini aggiunge: "Non mi fermano, quello che ho fatto l’ho fatto per il bene e l’onore del mio paese". E sul tweet di Trump in sostegno di Conte, il leader del Carroccio è netto: "Io rispetto le posizioni dall’estero, non mi interessa perché abbia fatto quel tweet, ma dico che per l’Italia decidono gli italiani". "Faccio notare - continua - che se fosse stato a parti inverse, da sinistra ci sarebbe stata una sollevazione popolare". Sull’ipotesi di una sua nomina al Copasir, Salvini taglia corto: alla "Mi occuperò di sicurezza, di lotta alla mafia, anche da ultimo dei senatori".

Berlusconi e il ’ritorno dei comunisti’

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’’Con il Conte bis siamo passati dalla padella alla brace’’ tuona Giorgio Mulè, portavoce dei gruppi di Forza Italia in Parlamento, dopo la presentazione della lista dei ministri. Ma non sono pochi gli azzurri che in queste ore tirano un sospiro di sollievo per la nascita del governo giallorosso che scongiura, almeno fino al varo della finanziaria, il rischio di elezioni anticipate. Il ’partito del non voto’ per arginare la voglia di urne di Matteo Salvini è convinto che ora Forza Italia avrà più tempo per riorganizzarsi e schiarirsi le idee sul futuro.

Tutti scommettono che ora ci sarà una resa dei conti interni sulla linea politica da tenere: ovvero sul tipo di opposizione da fare alla ’doppia sinistra’ M5S-Pd e, soprattutto, su come rapportarsi con l’alleato Salvini, costretto ora all’opposizione dopo aver provocato lui la crisi. Il confronto riguarderà sostanzialmente i ’filo-salviniani’ e chi ha sempre rivendicato una netta autonomia dalla Lega contro un centrodestra a trazione salviniana.

Silvio Berlusconi preferisce tacere. Anche perché in queste ore è concentrato più sulla tormentata vicenda Mediaset-Vivendi. Ma, raccontano, il giudizio sulla maggioranza messa in piedi da Di Maio e Zingaretti non cambia. Parlano solo di poltrone, abbiamo assistito a uno spettacolo penoso, si tratta di un matrimonio di interessi, sono tornati i comunisti, avrebbe commentato il Cav, preoccupato per le ’potenzialità’ negative dell’accoppiata 5S-Pd, specialmente sul fronte giustizia e conflitto di interessi.

I 5S, fanno notare fonti azzurre, hanno confermato due ministeri chiave, Giustizia e Mise, e stavolta al governo non c’è più la Lega come interlocutore di riferimento. Per questo motivo il presidente di Forza Italia ce l’avrebbe con Salvini, che ha causato una crisi al buio, consegnando il Paese nelle mani della sinistra.

Berlusconi è convinto che ora Fi deve marcare le differenze dalla Lega e approfittare del calo di consensi di Salvini che ha staccato in ritardo la spina all’esecutivo gialloverde: l’obiettivo è rosicchiare voti al Carroccio e mantenerli nel recinto del centrodestra, senza regalarli ai Cinque Stelle, costringendo l’alleato a restare nella coalizione altrimenti rischia di perdere tutto, a cominciare dalle prossime regionali.

Berlusconi, insomma, prende tempo per logorare la Lega e portarla nella sua metà campo. Intanto farà un’opposizione netta e composta al governo giallorosso, mantenendo le antenne dritte su tv e giustizia. Tutti ricordano l’allarme lanciato ai media dal leader azzurro al termine delle consultazioni al Quirinale: "Attenzione al futuro, in giro ci sono dei programmi che vogliono azzerare le tv e l’editoria’’.

Il Cav non ha mai nascosto di non apprezzare i provvedimenti del Guardasigilli (riconfermato) Alfonso Bonafede. Giudizio sospeso, invece, su Stefano Patuanelli, ora alla guida del dicastero dello Sviluppo economico.

Se Berlusconi tace, ci pensano i suoi fedelissimi a parlare. "È un governo che nasce senza valori, senza una visione e senza un progetto condiviso di sviluppo del Paese: per questa ragione non potrà durare a lungo" attacca Sestino Giacomoni, membro del coordinamento di presidenza di Fi. "Dall’uno vale uno, all’uno vale niente" taglia corto la senatrice Licia Ronzulli.

Mariastella Gelmini, presidente dei deputati azzurri, avverte: "Dopo le politiche scellerate di Di Maio, i ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro restano comunque al Movimento 5 Stelle. Cambiano i nomi, ma non la politica della decrescita felice. Ma il Pd esattamente di quale ’discontinuità’ parlava".

Meloni: "Email da persone Pd per venire in piazza con noi"

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"Ci stanno arrivando tante e mail, anche da persone del Pd’’, che vogliono venire a manifestare con noi in piazza Montecitorio contro il governo giallorosso. ’’Ora ne pubblicherò una sulla mia pagina Fb’’. Lo ha detto Giorgia Meloni a Radio Radio in vista della manifestazione in programma lunedì. ’’Noi faremo una manifestazione solo con il tricolore, senza bandiere di partito, così possono venire tutti coloro che sono schifati. Ci sono tanti elettori di buonafede schifati dal fatto che il loro voto è stato turlupinato’’.

’’La crisi andava aperta il giorno dopo le europee, perchè ogni giorno che passava avvicinava l’inciucio... A Salvini glielo dissi: ’stacca la spina oggi, dopo le europee...’. Se la crisi fosse stata aperta tre mesi prima, sarebbe stato molto più difficile fare questa capriola e anche Mattarella avrebbe avuto più difficoltà ad avallare il governo" che poi è nato. "Io ci ho parlato con Salvini, ho tentato di dirglielo, poi non mi pare che poi lui faccia quel che dico... Piuttosto, francamente non ho capito la gestione di questa crisi, mi pare che si è andati in ordine sparso. Si doveva contromanovrare in un’altra maniera... Così si è indebolito il fronte che chiedeva il voto subito’’, ha aggiunto Meloni.

Redazione

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