Imbalsamati tra oligarchie mediatiche e una rete dal sapere (con)diviso

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L’era della comunicazione digitale nonostante la sua forte accelerata spazio-temporale è ancora nella sua stagione iniziale, in una fase che potremmo definire pre rivoluzionaria. A supporto di questa tesi vi sono situazioni e approcci alla nuova era digitale in grado di farla assomigliare sempre più a una fase in cui sempre più si aggiungono correttivi, modifiche e arricchimenti finalizzati a determinare non solo nell’opinione pubblica un cambio epocale nelle loro vite, ma anche cambiamenti di prospettiva e nuovi approcci alla conoscenza. Se la rivoluzione industriale basò il suo successo e la sua affermazione grazie alle macchine alimentate dall’energia elettrica, oggi siamo non solo dipendenti dalla stessa corrente, senza la quale saremmo persi e a rischio estinzione, ma in più anche dell’informazione, di cui ogni cittadino non può fare a meno sia come cittadino sia come abitante del web.

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La rete lascia a ognuno di noi la possibilità di cercarsi da solo le notizie che più gli interessano o che perlomeno più si avvicinano ai suoi interessi, una libertà all’apparenza senza confini ma in realtà fittizia e nello stesso tempo anche pericolosa. Ciò che accade quando siamo online è la caduta di quel fondamentale controllo della qualità alla base delle informazioni su carta stampata; inoltre spesso vi è la concreta possibilità di imbattersi in dichiarazioni non del tutto qualificate e, in particolar modo, veritiere. Cadere nelle trappole tese in rete da pseudo informatori e da fantomatici dispensatori di conoscenza, è un pericolo reale e quotidiano per milioni di persone. Alla base del proliferare di stregoni del sapere e fattucchiere dell’informazione vi è la forsennata ricerca di un sensazionalismo divenuto nel frattempo sempre più redditizio per gente senza scrupoli, a discapito della veridicità di notizie e informazioni riguardanti determinati soggetti della vita pubblica e politica. La faziosità e lo stesso sensazionalismo presente anche all’interno della carta stampata, è per lo meno riconoscibile grazie alle copertine, allo spazio dedicato all’interno dei quotidiani e al grado di consapevolezza di un lettore pragmatico nella ricerca delle informazioni a lui più consone e utili per la formazione di una coscienza civile.

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La rete è invece per sua natura una terra di nessuno e come tale attraversata da argomenti e conoscenze prive spesso di un substrato critico e scevro da pregiudizi. Il quadro che si presenta è quello in cui è assente una narrazione basata su una attenta e responsabile ricerca della conoscenza. In rete l’utente si muove alla ricerca di una serie di processi, di lemmi e termini di riferimento non sempre accreditati da quelle tradizionali autorità presenti all’interno dei giornali e dei prodotti editoriali in genere. La demarcazione tra quello che un tempo neanche troppo lontano era il Sapere e la cultura generale a cui siamo chiamati a rispondere nell’era della comunicazione in rete, è sempre più netta. Il nomadismo imposto in rete è un habitus utilizzato anche nell’informazione dove uno standard sufficiente di nozioni è alla base di un livello sufficiente e giornaliero di sapere da condividere con altri. Il cercare di operare e darsi da fare comunque per ricercare la buona informazione per salvare un briciolo di opinione pubblica e di senso critico è lasciata allo sforzo quotidiano di ognuno di noi, gli unici e i soli in grado di educare sè stessi dopo l’abbandono delle vecchie scuole di formazione.

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I correttivi e le modifiche a un’era che rischia di divenire per molti caotica e solipsistica sono urgenti e necessari: in un contesto in cui ognuno può produrre informazione il ruolo dei professionisti dell’informazione emerge in tutta la sua rilevanza per evitare il proliferare di frotte di analfabeti di ritorno. Ripristinare gli standard etici del giornalismo e del viver civile possono essere essenziali per dare un contributo per l’assunzione di quelle giuste responsabilità nella diffusione di notizie all’interno di un web sempre più popolato e sempre più prigioniero di un’informazione pret a porter e dagli effetti deformanti.

Andrea Alessandrino

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