In TV l’invasione dei cretini

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Totò è stato lo scopritore dei cretini, così sbottava in uno dei suoi film "lei è un cretino, s’informi" in seguito il cretino divenne incerto e insicuro e bisognava gridargli "vieni avanti" da allora ne sono passati di cretini sotto i ponti. Questa parola, così inflazionata deriva da cristiano ed era rivolto ad alcuni individui considerati persone sempliciotte dei pover’uomini. La quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha posto un limite all’uso indiscriminato del termine, ed ha stabilito che dare del cretino a qualcuno è un’offesa vera ed è un reato. Quindi tutti a scuola di buon educazione dai giudici, che dovrebbero stilare un catalogo delle offese. Ormai abitualmente si fa uso di espressioni forti, un certo linguaggio è talmente diffuso in TV tanto da diventare una forma di intercalare, alla quale ci stiamo quasi abituando.

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Umberto Eco durante un’intervista ha detto "i social e la TV danno diritto di parola a legioni di cretini, che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un premio Nobel è l’invasione dei cretini".

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Francesco Cossiga ha detto di Di Pietro "lui è un famoso cretino e gli voglio molto bene, perché voglio bene ai cretini e lui è sempre più cretino". Flavia Vento qualche tempo fa diede del cretino schifoso a Rocco Siffredi re del porno, non aveva gradito la partecipazione all’isola dei famosi dell’attore.

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L’ultima cretinata fresca fresca risale a qualche giorno fa quando Barbara D’urso a Pomeriggio Cinque ha dato del cretino a Baldini finito male per storie di gioco e scommesse e gli ha detto "sei un cretino, ma voglio darti un lavoro" come darle torto. Per non parlare delle cretinerie dei politici, possiamo scrivere enciclopedie. Ma quanto costa chiamare cretino un cretino, dire la verità ha sempre un prezzo? Non sempre, spesso capita che l’offeso non quereli e si accontenti solo delle scuse, in quel caso tutto si risolve a tarallucci e vino.

cms_3117/foto_4_.jpgL’arte di offendere non è affatto facile, per insultare ci vogliono senso dell’humor, prontezza di spirito, fredda cattiveria, ma soprattutto coraggio, immaginate nel nostro piccolo, che bello sarebbe togliersi la soddisfazione di dire la verità almeno una volta nella vita al collega o all’inquilino del piano di sopra, al capo ufficio o alla suocera, senza dimenticare che è reato. Il consiglio che mi sento di darvi è prima di offendere contate fino a dieci, vi verranno molti più insulti.

Tina Camardelli

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