Instagrammismo e immagine contemporanea

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L’irrefrenabile movimento storico verso la definitiva ascesa del tecno capitalismo post industriale, ha come caratteristica di eccellenza il ritorno della fotografia al centro di una coscienza sociale che ha definitivamente, o quasi, sostituito la scrittura e i vecchi media con l’apporto decisivo e totalizzante dell’i-mago, una formula magica capace di attirare i nostri occhi su un complesso denotativo fondato sullatecnica.

La società delle immagini ha come scopo principale liberare i suoi adeptidalla schiavitù di pensare concettualmente e di spostare invece sull’immaginazione sensoriale i principali ricevitori di ogni sensazione.

La rimozione dei vecchi testi con cui interpretavamo la realtà circostante, si connota oggi con una rappresentazione fondata sulla fotografia, ovvero un mezzo attraverso cui tutto può essere descritto con immagini, nuova e definitiva modalità di percezione del mondo senza paradossi semiotici.

Modus vivendi dei nuovi funzionari dell’immagine, noi tutti, è il possesso dell’oggetto videocamera, preimpostata, incorporata negli smartphone, user friendly,full effect. I nuovi soggetti, utenti e impresari dell’immagine, sono inseriti in un contesto pressoché illimitato di scelte e di contenuti di cui sono dotati smartphone e I-phone, apparati dotati di controllo di tutte le innumerevoli variabili che entrano a far parte dell’immagine fotografica.

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Il successo planetario e intergenerazionale di piattaforme come Instagram e oggi
TikTok hanno non solo mandato in soffitta, come si diceva prima, tutte le piattaforme basate sulla parola, ma hanno accertato come esse siano diventate nel giro di brevissimo tempo un’estensione del Sé.
Se Instagram, come definito bene da Manovich, ha cambiato il rapporto che abbiamo con la produzione di immagini,l’Instragrammismo (la poetica di Instagram), come tutti gli -ismi, ha rinnovato la visione del mondo e il linguaggio visivo, un rinnovamento rapidissimo perché aiutato da milioni di utenti sempre collegati e che condividono informazioni per creare e modificare le foto da condividere su Instagram.
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Ciò che fa Manovich grazie al termine instagrammismo e su cui si era spinto precedentemente Vilém Flusser, è una visione del mondo in cui le pratiche di produzione e di consumo sociale di immagini si collegano su una differenza sostanziale tra vecchi modelli auto rappresentativi e nuovi modelli proposti dall’instagrammismo.
La portata rivoluzionaria di social come Instagram propongono l’idea di porre al centro dell’azione se stessi, prospettano uno specifico modello di produzione e di consumo che parte da caratteristiche estetiche e dunque afferenti alla natura visuale delle immagini.
L’instagrammismo allora finisce per ben inserirsi nel panorama del tecno capitalismo perché propone un mix di elementi in grado di creare una tonalità cromatica che rifiuta la narrazione e mette in scena l’oggetto rappresentato, definito, costruito attraverso una suggestione visiva emotiva che ne fa il suo tratto poetico fondamentale.

Andrea Alessandrino

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