Italiani:”Brava gente!”.

convenzione_italo_svizzera_ocst.jpg

Forse sono stati troppi gli anni impiegati per trovare un conclusivo accordo fiscale tra l’Italia e la Svizzera, ma dopo l’intesa e l’applicazione di questo accordo salta fuori chiaramente come noi Italiani siamo propensi, senza pensarci troppo tempo su, ad eseguire ripetutamente reati economici.

cms_2112/5baa5bee27a5ad0fdfe04c8f5c92137e-U200433593701SAD--673x320@IlSecoloXIXWEB.jpg

Da una attenta analisi dei gendarmi fiscali ticinesi (Ref) emergono molto chiaramente due componenti tipiche: la prima è l’enorme boom dell’affitto di cassette di sicurezza da parte di finanziarie e società fiduciarie, dove troverebbe (il condizionale è veramente d’obbligo) rifugio il denaro “in nero” che le banche elvetiche non sono più disposte ad accettare. La seconda è che più della metà dei reati finanziari (il 51%, per la precisione) che son venuti a galla l’anno passato in Canton Ticino, porta la onorata “firma” di cittadini italiani.

cms_2112/Cassette_di_sicurezza_banca.jpg

Il fenomeno legato al fitto delle cassette di sicurezza che diventano custodi di segreti inconfessabili non è nuovo, ma deve avere ripreso vigore se il personale specializzato della Ref (gendarmi fiscali ticinesi) sente la necessità di dedicare un’ampia citazione nella sua relazione annuale: «C’è una forte domanda di clienti che non vogliono o forse non possono dichiarare i propri averi al fisco. È un fenomeno fortemente in espansione che deve essere regolamentato ... Nel settore fiduciario si riscontra la presenza di un numero sempre maggiore di persone, quasi sempre stranieri, che commettono una serie di illeciti penali e fiscali.

cms_2112/confine.jpg

Alla base troviamo clienti italiani che vogliono sfuggire alla stretta del fisco del loro Paese ma, una volta ottenuto un permesso di residenza in Ticino, cercano di comportarsi alla stessa maniera anche con quello ticinese». Come è noto, ormai da qualche anno, e prima ancora che Roma e Berna sottoscrivessero l’accordo fiscale del febbraio scorso, le banche svizzere avevano adottato la cosiddetta “strategia del denaro pulito”, respingendo al mittente soldi provenienti dall’estero che non fossero stati dichiarati al fisco del Paese d’origine. Perso definitivamente il solido appoggio degli istituti bancari, evasori ed esportatori di valuta avrebbero trovato rifugio nella zona grigia rappresentata da società fiduciarie, meno soggette a controlli: lì starebbe approdando, a dar retta ai gendarmi fiscali ticinesi, l’impetuoso fiume del denaro inconfessabile. Sempre la Ref fa notare come una buona parte del lavoro sia stato fornito ai loro agenti da “clientela” italiana: passaporto italiano ha infatti in tasca il 51% delle persone denunciate nel 2014, contro il 39% di cittadini svizzeri.

cms_2112/franchi3_1193081.jpg

L’annotazione del Ref che segue non lascia spazio a dubbi: «Molte inchieste legate al settore finanziario e parabancario traggono origine da fatti o persone legate all’Italia, una delle nazioni europee con il maggiore tasso di criminalità. La fase di grandi cambiamenti per la Svizzera legata agli accordi fiscali, al segreto bancario, al nuovo assetto delle relazioni internazionali finanziarie, crea grande incertezza nel mondo economico e finanziario e porta taluni operatori inevitabilmente a comportamenti illeciti». Elementi chiave di tale scenario sono «il continuo perdurare della crisi in Europa, il progressivo smantellamento del segreto bancario e le incertezze sugli accordi fiscali per lo scambio di informazioni finanziarie tra Italia e Svizzera».

Francesco Mavelli

Tags:

Lascia un commento



<<Pagina Precedente | Stampa | Torna Su


Meteo


News by ADNkronos


Politica by ADNkronos


Salute by ADNkronos


App