JOHN NASH: STORIA DI UN GENIO INCOMPRESO

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Al nome di John Nash, brillante matematico statunitense dalla personalità geniale e controversa, è legato il Premio Nobel per l’economia che gli fu riconosciuto nel 1994, per gli studi e le riflessioni compiute nel corso della sua carriera sulle strategie che regolano i giochi non competitivi, quelli cioè in cui i giocatori non possono prendere accordi preventivi.

In linea di massima, per l’economista più influente del ‘900, la teoria dei giochi si basa su modelli logico-matematici, che analizzano a tavolino le situazioni in cui le decisioni degli attori coinvolti sono interdipendenti.

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Da questo studio è scaturita la nozione di equilibrio di Nash,secondo la quale ciascun individuo che partecipa a un dato gioco sceglie la sua mossa strategica in modo da massimizzare il suo guadagno; pur conoscendo, preventivamente, la mossa dell’avversario, il giocatore non farebbe una mossa diversa da quella che ha deciso. Tale modello, nelle sue diverse varianti, ha trovato innumerevoli applicazioni, dall’economia politica all’antropologia, dalla psicologia alla sociologia, al fine di studiare situazioni conflittuali tra più soggetti.

Sembra però paradossale che il concetto di equilibrio sia associato ad un uomo che per quasi trenta anni ha vissuto tra alti e bassi, in modo “squilibrato”, avvolto nelle spire di una schizofrenia delibitante e paranoide, che aveva trovato un primo terreno fertile in un’infanzia solitaria. Contrario a ogni forma di socializzazione, Nash ha incontrato difficoltà importanti anche a scuola, tanto che i suoi insegnanti avevano dubbi sulle sue effettive abilità cognitive sospettando che fosse affetto da un lieve ritardo. Certo non passato alla storia per i suoi meriti scolastici, goffo nei comportamenti e incompreso dai più, Nash ha trovato reale compagnia solo nei libri, negli esperimenti scientifici che faceva chiuso nella sua stanza e nel mondo dei numeri.

cms_18645/Foto_2.jpgNon si comprenderebbe appieno la sua storia personale se non si facesse riferimento alla moglie Alicia Larde, laureata in fisica, che gli starà sempre vicina, anche nel giorno della tragica morte sopraggiunta con un incidente stradale. A questa donna straordinaria dedica proprio il discorso per il premio Nobel, nella fantastica e delicata interpretazione di Russel Crowe, nel film di Ron Howard A Beautiful Mind, a lui ispirato. A lei deve tutti i suoi successi, perché al di là del sistema dei numeri e delle regole che li governano, è solo nelle misteriose equazioni dell’amore che si può trovare ogni ragione logica. Due menti geniali, che nonostante le tempeste di una vita tormentata sono rimaste legate più di quanto le illusioni metafisiche potessero mai spiegare.

Leonardo Bianchi

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