JUAN BORJA CASTRO: L’ANIMA DELLA BELLEZZA

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Nato a Lima (Perù), Juan Borja Castro si è laureato in biologia ed ecologia.

Fin da ragazzino si è avvicinato alla fotografia, incuriosito dalle macchine fotografiche di seconda mano che suo padre acquistava e rivendeva.

È da lì che è nato tutto, in maniera molto spontanea, quasi giocosa.

Inizia quindi a scattare utilizzando sia il processo analogico che quello digitale, sperimentando nuove ed originali modalità di stampa.

La sua passione per la natura entra all’interno dell’obiettivo fotografico, diventando un tutt’uno con esso.

Suoi temi prediletti: la natura ma anche l’architettura e i ritratti.

Degni di nota sono soprattutto i suoi scatti di foglie, fiori e frutti in cui ricerca sempre la figura umana, tanto che ne emergono figure quasi scultoree.

Le foglie, in particolare, assomigliano spesso a ballerine, angeli o figure mitologiche, come i draghi. Un vero spettacolo per gli occhi.

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Juan Borja Castro - fotografo e biologo

Non può che essere che un mago dell’obbiettivo, colui che riesce a trasformare la natura in qualcosa di magico.

Juan Borja riesce a scoprire - e quindi a fotografare - foglie, fiori secchi, tronchi d’albero, frutti che hanno qualcosa di particolare, mettendo in evidenza le similitudini con il corpo umano. Ogni volta riesce a far emergere una figura che lui per primo non si aspetta di vedere ma che si impone all’obbiettivo come per testimoniare la sua vera natura.

Una fotografia che diventa scultura: quando mai si è sentito?

“Spesso la gente non crede che queste foto siano reali perché neppure lontanamente pensano che in natura possano esistere forme così particolari - racconta. Ne deducono quindi che io sia intervenuto artificialmente, che le abbia in qualche modo forzate o modellate. Ma non è così. Nel mio lavoro - ci tengo a sottolinearlo - non taglio né incollo, né tantomeno altero l’immagine tramite software. La natura è infinita e contiene tutto ciò che possiamo immaginare e anche molto di più: bisogna solo saper guardare con gli occhi di un bambino”.

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“Il drago” - photo by Juan Borja Castro

A quanti sono puri di cuore, la natura si rivela, si dona. Ed ecco che appaiono piccoli miracoli scolpiti dal tempo, dall’acqua, dal sole e dalla terra.

Come la foglia-drago.

“Quando le persone vedono questa foto non riescono a crede ai loro occhi - racconta. Mi dicono che è impossibile che questa sia la sua forma naturale e insinuano che io abbia fatto qualcosa, che l’abbia manomessa.Non è così, la ripulisco soltanto dai detriti e la metto in posa: ma la foglia è così come la vedete”.

Chi parla così, molto probabilmente non è abituato a vedere le cose per quelle che sono, perché tra guardare e vedere c’è una bella differenza!

In effetti, la maggior parte delle persone ha perso la capacità di vedere la natura, di vedere le cose, di stupirsi. Forse è proprio perché non ci aspettiamo più nulla che non siamo in grado di riconoscere ciò che già esiste. Siamo così abituati a vedere sempre le stesse che non ci meravigliamo più; e quando troviamo qualcosa che esce dai nostri canoni, non ci crediamo. Assuefatti alla tecnologia, al disegno digitale, al photoshop, abbiamo perso il senso della natura, della magia, di questa cosa unica che abbiamo nel cuore.

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"Il Cristo senza mani", simbolo della sofferenza umana - photo by Juan Borja Castro

Si sente che c’è un afflato mistico nelle sue opere, vi si respira una grande quiete. Ed è proprio questo alone di silenzio che rende le sue opere così speciali.

“Io sono un uomo di fede, mi piace andare in chiesa a pregare - confida. Ma anche quando cammino tra la vegetazione sono unito a Dio: in realtà non sono lì con il corpo ma con la mia anima. Quindi, per me contemplare la natura è come parlare con Dio. In quei momenti mi scollego dalla tecnologia, da ciò che accade nel mondo e lascio che Dio mi parli attraverso la sua creazione, rimanendo a bocca aperta dinanzi a tanta bellezza di forme e di colori”.

Qui viene fuori la vera essenza di Juan Borja, questo suo occhio innocente che si meraviglia e si stupisce, ricevendo direttamente da Dio tutto quello che fotografa.

Dovremmo imparare a meravigliarci di più e a ricevere come un dono tanta bellezza: diciamocelo, il nostro atteggiamento nei confronti del creato è più

quello dei padroni che quello dei guardiani. La fotografia di Juan ci aiuta ad effettuare una conversione di rotta in questo senso.

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“Foglia che sognava di essere una fata” e “Donna degli anni ’50” - photo by Juan Borja Castro

“Quando ho iniziato a utilizzare la macchina fotografica - racconta - mi sentivo come trasportato in un’altra dimensione: dimenticavo tutto, i problemi, le cose che mi facevano star male, quello che accadeva intorno a me. Il mio occhio e quello dell’obiettivo diventavano una cosa sola tanto che, ancora oggi, non riesco a spiegarmelo. Quello che posso dire è che mi fa bene all’anima: questo è la fotografia, per me.”

E si vede. Non possiamo rimanere indifferenti dinanzi a certe immagini, come quelle della la “Foglia che sognava di essere una fata” o la “Donna degli anni ’50”.

La prima è una foglia molto comune a Lima, la seconda è un fiore di banano.

Ogni volta che guarda la natura, Juan sente dentro di sé: “Questa forma potrebbe funzionare!”. Corpi sinuosi, danzanti, carichi di dinamismo o dolcemente romantici: tutto, assolutamente tutto ci è offerto dalla natura.

Juan si lascia ispirare dal momento, nulla è premeditato. Come potrebbe essere altrimenti? È impossibile decidere a priori di trovare quel determinato soggetto o quella determinata forma. Ci sono dei giorni in cui può mettersi a cercare ovunque senza trovare nulla che richiami la sua attenzione; altri giorni, invece, arriva la magia. Non sa mai quando questo accadrà, così ogni volta è un mettersi in ascolto del creato, attendendo che “qualcosa” si manifesti. “Sono come un bambino che va al giardino botanico - spiega: quando qualcosa attira la mia attenzione, scatto ma non vedo subito l’immagine in essa racchiusa. Solo quando torno all’atelier, osservo con attenzione quella foto e cerco di liberare la forma”.

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La stessa cosa vale per l’architettura.

L’architettura è molto importante per Juan, perché gli parla della storia, quella delle città soprattutto. “In questi ultimi anni tanti edifici antichi sono stati demoliti per fare posto a edifici moderni, più simili ai cassetti di un mobile che a delle case. Allora che fare? Poiché non posso fermare questo scempio, mi è almeno concesso di conservarne la memoria fissandoli sulla pellicola” - afferma.

Le foto di edifici, palazzi, strade sono una sorta di diario visivo voluto per conservare traccia di una realtà che muta rapidamente.

In questi scatti predomina la luce - sempre rigorosamente naturale - ma anche il “vuoto”.

“Mi chiedono sempre: perché in questo genere di foto non appaiono mai le persone? Perché mi piace il silenzio: la città, per me, è come una chiesa” - spiega.

L’immagine in bianco e nero, poi, accentua questo clima di sacro silenzio, che crea un’atmosfera speciale ed unica. Vedere il mondo senza colori può essere un’esperienza sconvolgente che ci permette di entrare dentro le cose come non mai.

Lui stesso a volte si stupisce degli scatti che realizza e, riguardandoli, rimane stupefatto del risultato. “Queste foto sono un regalo del cielo” - afferma, ben consapevole di essere un umile ma indispensabile uno strumento dell’Artista Divino.

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“Per fare questo tipo di fotografia - continua Juan - bisogna avere il cuore aperto: se pensi di fare una foto soltanto per vendere, non otterrai lo stesso risultato. Una foto senz’anima, non è arte”.

Juanriesce a trasmutare la fotografia in dipinto. Egli ha una visione interiore in grado di realizzare, attraverso immagini iconografiche di una bellezza straordinaria, dipinti che ricordano la migliore pittura rinascimentale. Si vede che dietro le sue composizioni c’è arte, c’è una preparazione al disegno. Del resto, Juan consiglia sempre a quanti vogliono cimentarsi nella fotografia: “Prima di fotografare bisogna imparare a disegnare a matita. È fondamentale, perché se non sai disegnare, non saprei fare una bella composizione.”

In conclusione, l’arte fotografica di Juan Borja Castro è un inno alla bellezza, anzi all’anima del bello. Perché ciò che vediamo con gli occhi è prima di tutto la materializzazione di un desiderio, di un’aspirazione, di un palpito d’amore.

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L’intervista che segue è stata realizzata da “Tavoli HeArt” per la Social TV della storica Libreria Bocca di Milano, all’interno della splendida cornice di Galleria Vittorio Emanuele II.

La Libreria Bocca dal 1775 è locale Storico d’Italia con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

L’articolo è pubblicato su “International Web Post” che, nella persona del suo fondatore e direttore Attilio Miani, si fa portavoce della partnership tra un magazine di informazione internazionale e una libreria storica unica nel suo genere.

#socialtvlbocca

Dove trovare Juan Borja Castro:

https://www.facebook.com/juanborjaphotographer

https://www.instagram.com/juanborjaphotographer/

Simona HeArt

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