L’AMERICA HA SCELTO DONALD TRUMP 45° PRESIDENTE USA

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In una notte che si sapeva sarebbe stata sospesa all’ultimo voto, tutti i sondaggi che davano dall’85 all’89% vincente Hillary Clinton sono stati spazzati via dallo tsunami Donald Trump eletto 45° Presidente USA cavalcando l’onda del “cambiamento” per “fare di nuovo grande l’America”.
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Mai in passato la competizione per l’elezione di un Presidente Americano, in dirittura d’arrivo, si era preannunciata così piena di colpi di scena in una vera e propria battaglia senza esclusione di tiri mancini fra due candidati tanto agli antipodi: Hillary Clinton, espressione dell’ala democratica del potente establishment, punto di riferimento e, spesso, traino negli schieramenti e prese di posizione di gran parte dell’ Occidente, anche in termini di diffidenza nei confronti del Cremlino; Donald Trump, esuberante pittoresco rappresentante della versatilità imprenditoriale coniugata in termini di un vero potentato economico, con maggiore apertura verso Putin e chiusura all’invasione di immigrati ritenendo di contrapporre il limite dei confini USA ad altre frontiere, le più alte e insormontabili, insite nell’intima natura di uomini connotati nei secoli secondo una cultural-ideologico-religiosa diversità verso cui, aldilà di una semplicistica pretesa di “integrazione”, dovere tenere vigile allerta per non rischiare la rotta troppo rischiosa di una America “vulnerabile” insieme con tutto l’Occidente galvanizzato dalla supremazia d’oltre oceano.
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Proprio il finale dell’aspro match fra i due si era preannunciato pieno di incognite; per giunta, essendo stato in campo un risultato che, a favore di Trump, sarebbe deflagrato come un immane sconcertante “botto” rivoluzionario, non solo all’interno dell’intera compagine USA e del relativo centro di potere sinora consolidato, ma avrebbe potuto aprire a nuovi assestamenti mondiali su più fronti; mentre, la vittoria della Clinton avrebbe avuto la risonanza di pirotecnici fuochi d’artificio di una festa da tramandarsi come prima “storica vittoria di genere” per la Casa Bianca.
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Che la conclusione di un siffatto battagliero confronto avrebbe tenuto con il fiato sospeso si era evinto dall’allerta del Pentagono e della CIA; non solo per attentati terroristici di matrice islamica e persino russa al cui riguardo, nonostante ci fosse già stata una smentita nel senso di risentita provocazione rispetto ai timori che avevano investito la candidatura Clinton, si dice che l’intelligence USA, in via preventiva, avesse violato il sistema informatico del Cremlino per sventarne un più specifico attacco haker che avrebbe potuto sommarsi a cyber attentati di generica provenienza; con eventuale blackout delle linee elettriche e delle telecomunicazioni; mentre, di contro, attraverso i social-network, la rete avrebbe potuto essere ingolfata specie con la messa in campo di nuove argomentazioni scandalistiche soprattutto in direzione della Clinton che già, in seguito al nuovo coinvolgimento nella riapertura di indagini sulle email paventate “classified” partite dall’account privato, aveva rasentato una discesa al disotto del limite delle 270 compagini di grandi elettori a sostegno.
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Ma alla candidata democratica non è bastato nè il soccorso delle comunità spanish nè la retromarcia del capo dell’FBI James Comey che, dopo il duro colpo inflitto con la nuova “emailgate”, proprio sul finale della competizione aveva lasciato all’elezione di illary l’originario campo libero da qualsiasi incolpazione che potesse essere vista quasi come rivendicazione di una verità che, messa a tacere dal “potentato”, lungi dall’essere stata cancellata fosse stata tenuta in archivio per questi tempi in cui, con machiavellica strategia, in dirittura di arrivo ad un agognato traguardo si sarebbe potuto arginare ciò che fosse molto più sostanziale e cospicuo di un volo ad ali spiegate che segnasse solo una storica conquista di “genere” per la prima volta a capo della più potente compagine occidentale del pianeta; proprio contrastando l’elezione di una donna che recasse tutto l’ambivalente cumulo di conformismo secondo quanto sin qui portato avanti, in termini di ideologia e operatività, all’interno del proprio contesto e nei confronti del resto del mondo.
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D’altra parte, non si può sottacere che, benchè sollevata in extremis da una incrimiazione, Illary Clinton rappresentasse il complesso ideologico di un mondo velleitariamente libertario nell’indulgere a non voler riconoscere frontiere, neanche quelle delle proprie stesse regole evidentemente considerate superabili se questo convenisse anche nel guardare il resto del mondo secondo la prospettiva di una quasi colonia; ammantandosi, tuttavia, di pregiudizi persino da puritanesimo pronto a condannare come insuperabile peccato mortale l’altrui pagliuzza di un “sessismo” quand’anche, in casa propria, fosse stato una trave sbandierata sotto gli occhi del mondo per quanto ormai assuefatto, quasi senza limiti di età, ad uno sfrenato permissivismo.
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Donald Trump, il “folle” che ha gridato senza mezzi termini la necessità di “cambiamento”, in realtà ha saputo captare le paure degli americani: la rabbia dei bianchi in tema di povertà per una politica economica svantaggiosa per le classi medio-basse; la mancanza di sicurezza davanti alla prospettiva di attentati islamici già patiti, ravvisandone ulteriore pericolo nella invasione di immigrati; in definitiva, la necessità dell’America di ripiegarsi sui suoi problemi, se possibile tralasciando una conflittuale politica estera.Quanto ai nuovi scenari mondiali; l’elezione di Donald Trump prefigurerebbe "cambiamenti" in termini di problemi come quelli del Medioriente e dell’Africa lasciati il più possibile all’Europa dove una tendenza ai nazionalismi, già iniziata con la Brexit, fluirebbe forse anche verso una simile posizione con l’avvento di Marie Le Pen in Francia.Comunque, per sè, oggi l’America ha scelto il suo 45° presidente in base a libertà e coraggio nel fare un salto oltre certi limiti e certi schemi consolidati dai quali, forse, per essere sempre più grande, bandirà anche una limitata visione matriarcale che sembra ostinarsi a vedere solo donne sante anche quando si facciano tentare e si lascino cullare, finchè "la barca va" e salvo poi a farsene vittime, dall’onda di uomini di potere cui, ipocritamente, per opportunismo di parte, si perdoni o si condanni la propensione da impenitenti “donnaioli”.

Rosa Cavallo

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