L’EUROPA RISPOLVERA LA DIRETTIVA DEL PAY GAP

In Europa la paga di una Donna e il 16% in meno di quella di un Uomo

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Anche questo 8 Marzo è stato archiviato, tra quote rosa e fiori gialli, festeggiamenti e grande interesse di tutto ciò che rappresentano le donne nel mondo. Una splendida fotografia della donna in chiave consumistica e di tutte le figure di genere che abbiano dato lustro all’umanità ed alla “condizione” donna.

cms_497/42-16701648.jpgSpento questo spot, si torna alla vita di tutti i giorni, alla lotta quotidiana che si affronta per unire il pranzo con la cena in questo periodo di crisi, che vede, in alcuni casi, privilegiare proprio le donne tra i lavoratori, non certo per una volontà di favorirle, ma per un bieco calcolo imprenditoriale. In taluni lavori la presenza femminile funge da catalizzatore per incrementare le vendite. Se poi si considera che la resa, in alcuni casi, può essere superiore e il compenso, a parità di mansioni e di anzianità, è inferiore a quello dei colleghi del sesso forte, il gioco è fatto. Sì, è proprio così, tra i due sessi esiste ancora un trattamento stipendiale iniquo.

cms_497/images.jpgAnche tra i manager, a parità di responsabilità, vi è diversa remunerazione. Nel nuovo millennio siamo costretti a vedere ancora cose che sembrerebbero relegate alla notte dei tempi. Al cospetto di tale realtà le quote rosa, le mimose, le file di mariti e fidanzati dal fioraio sembrano indicare che l’attenzione pubblica sia indirizzata altrove. In materia, gli ultimi dati disponibili risalgono al 2011 e rappresentano un quadro non certo entusiasmante di questa Europa del 21° secolo. Le cifre parlano chiaro e a farla da padrona, nel negativo primato, sono le nazioni più evolute. La opulenta Germania, con un pay gap medio del 22.2%, si colloca subito dopo Estonia (27.3%) ed Austria (23.7%), non da meno la Gran Bretagna con il 20.1%. In questa grigia classifica l’Italia riesce a mantenere un differenziale medio minore, attorno al 5%, in netta controtendenza con il resto del mezzogiorno d’Europa, viste le percentuali di Grecia e Spagna, rispettivamente pari al 22 ed al 16.2%. Discriminazione che ha forti ripercussioni anche sulle pensioni del gentil sesso comunitario.

cms_497/pari_opportunità_(1).jpgDifferenziale che, se colmato, potrebbero contribuire con un maggiore impulso all’economia. Secondo lo studio EAVA (European added value assessment ), la diminuzione di un solo punto percentuale del gap aumenterebbe la crescita economica dello 0.1% in ambito UE, cifra di tutto rispetto, visto l’attuale panorama di congiuntura economica che attanaglia le nostre economie. Ed a tal proposito che gli europarlamentari hanno rispolverato una direttiva del 5 Luglio del 2006, la Ue 2006/54/CE, riguardante, appunto, l’attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione e impiego. Argomento di difficile attuazione, visto dai Paesi più liberali, quale la Gran Bretagna, come un atto di intromissione nelle faccende domestiche nei singoli paesi. I precedenti sulle norme di sicurezza, sul salario minimo, sul congedo di maternità e paternità fanno ben intendere come vadano le cose in questi casi.

cms_497/Salario-uomo-donna-101408_L.jpg“La Commissione europea deve sostenere gli Stati membri nella risoluzione del divario retributivo di genere di almeno 5 punti percentuali ogni anno, con l’obiettivo di eliminarlo entro il 2020”, questo è scritto nella risoluzione approvata a Strasburgo, perché, prosegue nel testo, “la riduzione delle disparità di genere porterà benefici non solo alle donne, ma anche all’intera società” tanto che “l’eliminazione del divario retributivo di genere dovrebbe essere considerato più che un costo, un investimento.” La risoluzione approvata a Strasburgo ha solo un valore Politico e non legislativo, toccherà poi alla Commissione prendere le giuste misure necessarie a contrastare il pay gap, ma toccherà poi all’esecutivo comunitario muoversi. Certo che, viste le reazioni di alcuni Stati, il compito sarà estremamente arduo. Intanto le paghe delle donne europee continueranno, chissà ancora per quanto, ad essere di media il 16% inferiori di quelle dei colleghi uomini.

Gigi Peluso

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