L’FBI sulle tracce di un cimelio tra i più iconici della storia del cinema

Ritrovate le magiche scarpette rosse del film “Il Mago di OZ”

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Saranno pure magiche, ma le scarpette rosso rubino indossate da Judy Garland nella fantastica pellicola del 1939, diretta dal regista Victor Fleming, non potevano essere scomparse nel nulla.

Rubate nella notte tra il 28 ed il 29 agosto del 2005 dal museo situato a Grand Rapids, nel Minnesota, città natale dell’attrice protagonista, le scarpe rosse sono state ritrovate dagli agenti federali americani e restituite alla preziosa urna che le aveva custodite fino al furto.

Il recente recupero porta via luci ed ombre su un mistero lungo 13 anni. L’FBI ha ritrovato le scarpette a luglio durante un’operazione nella città di Minneapolis. L’agenzia investigativa non ha reso noti i particolari dell’operazione e le indagini sui mandanti e gli esecutori sono ancora in corso.

Le meticolose analisi condotte dallo Smithsonian, l’istituto che gestisce il National Museum of American History, hanno accertato l’autenticità delle preziose décolleté glitterate grazie alla comparazione con un altro paio di scarpe originali utilizzate durante le riprese del film del 1939 e custodite presso il National Museum of American History di Washington.

Già dai primi rilievi nella notte in cui avvenne il furto, alcune stranezze avevano creato un alone di mistero intorno alla scomparsa. I ladri erano entrati nell’edificio e avevano sfondato la preziosa teca con una mazza da baseball. La mancanza di indizi, di impronte, e di riprese di telecamere di sicurezza nel perimetro del furto avevano perfino alimentato sospetti sul proprietario.

Michael Shaw, eccentrico collezionista, le aveva acquistate nel 1970 per $2.000 per darle in prestito al Judy Garland Museum per il suo annuale festival dedicato al Mago di Oz nel 2005. Shaw aveva rifiutato l’offerta del museo di conservare le scarpe in un caveau di notte.

La circostanza che fossero state assicurate per un milione di dollari aveva alimentato il forte sospetto sul collezionista.

Appurata l’estraneità di Shaw, l’accusa venne ritirata e il collezionista incassò un indennizzo di 800mila dollari.

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Ma quali perfide mani hanno sottratto le magiche scarpe, e poi, dove sono state per tutto questo tempo?

Voglio tornare a casa, voglio tornare a casa”:con questa formula magica l’Indimenticabile Dorothy, protagonista nel film, poteva tornare nel suo lettino ogniqualvolta ne sentisse il bisogno. Per far funzionare l’incantesimo doveva scuotere per ben tre volte le magiche scarpette rosse.

Ma la magia nella realtà non ha funzionato, costringendo il cimelio ad un lungo allontanamento dalle amorevoli cure conservative del museo americano.

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Consumate oramai dall’incedere inesorabile del tempo, le calzature erano state sottoposte ad una meticolosa operazione di restyling grazie ad una campagna di crowdfunding che aveva permesso di racimolare offerte.

Nella sola prima settimana erano arrivate donazioni per ben 300mila dollari.

Grazie alla generosità di contributor da tutto il mondo, le scarpette furono riportate al loro antico splendore e sistemate nella teca speciale in esposizione nel museo americano.

Citando la famosa canzone de “Il mago di Oz”, Over the Rainbow, dopo il restauro conservativoche aveva fatto lievitare la stima delle scarpette a tre milioni di euro, lo Smithsonian Institute aveva twittato: “I sogni che non osi fare, davvero possono diventare realtà”.

Ora le preziose e luccicanti scarpe rosse hanno potuto fare ritorno nel rassicurante museo americano, dove è avvenuta la cerimonia di presentazione subito dopo il ritrovamento.

Il momento in cui l’agente ha alzato il telo che copriva la teca è stato solenne, quasi magico: le scarpette rosse indossate da Judy Garland sono tornate a casa tra lo stupore di un pubblico che ha bisogno oggi più che mai di credere che oltre l’arcobaleno i sogni si realizzino.

Maria Cristina Negro

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