L’INAUDITA BRUTALITÀ DEL NAZISMO

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Ogni qual volta ci apprestiamo ad affrontare una tematica del genere non riusciamo mai realmente a comprendere la portata smisurata della sofferenza di chi a subito tanta brutalità. L’ideologia nazista ha abbattuto ogni concetto basilare sulla dignità umana, facendo emergere un livello di cattiveria mai visto prima. In questi anni, si è dibattuto molto sulla tematica del perdono, ma la stessa opinione pubblica ha rifiutato l’accostamento con questa pratica. Tuttavia, parlare degli orrori del Terzo Reich non è qualcosa che si può sviscerare sorseggiando un thè o limitarlo a una banale questione letteraria. Lo scenario di quegli anni, ha mostrato al mondo intero la malvagità dell’essere umano. Per tanto possiamo affermare senza ombra di dubbio, che l’antisemitismo è una grave offesa all’uomo in generale, un delitto all’uomo in quanto uomo. Questa triste vicenda è stata annoverata tra i crimini contro l’umanità, infatti, il parlamento francese promulgò nel 1964 una legge, evidenziando come i crimini contro l’umanità fossero imprescrittibili.

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Le prove degli orrori compiuti in era nazista sono tutt’ora tangibili agli occhi dell’umanità. Purtroppo se da una parte persiste il doloroso ricordo, dall’altra parte la memoria rischia seriamente di essere compromessa. Molti protagonisti di questo scempio, purtroppo, sono sfuggiti alla giustizia militare (e del mondo intero) post bellica, non pagando per i crimini commessi. E ogni tanto accade, anche, che alcuni di quei vili individui, vengano stanati e giudicati dinnanzi agli occhi della società civile. Infatti, l’ultimo baluardo di questa eterna contraddizione si chiama Bruno Dey (93 anni). La sua vita è l’esempio calzante di un silenzio assordante contro questi crimini. Tra il 1944 e il 1945 era arruolato nel campo di concentramento vicino a Danzica, con la mansione di guardiano. Ad oggi i giudici del tribunale minorile di Amburgo, gli hanno inflitto due anni con la condizionale per complicità nell’omicidio di 5.232 persone.

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I fatti incriminati, risalgono quando l’uomo aveva meno di 18 anni, e per questo alcune vittime sopravvissute avevano chiesto clemenza vista l’età avanzata. In tal merito si è pronunciato il tribunale minorile di Amburgo, dichiarando: “Non si è ravvisato nessuna responsabilità diretta alle uccisioni perpetrate nel campo, ma solo la complicità”. È giusto ricordare che nel campo di Stutthof hanno perso la vita 65.000 persone, che hanno subito ogni tipo di angheria. Per questo trovare un capro espiatorio non serve assolutamente a nulla. Stando agli insegnamenti di Vladimir Jankélévitch questi crimini non possono essere assolutamente dimenticati né tanto meno perdonati. Quindi il diritto storico ci insegna a leggere fra le righe di queste drammatiche pagine della storia dell’umanità, mettendo in evidenza il ruolo alquanto ambiguo della Germania stessa. Nessuno mai restituirà la dignità perduta. E questo drammatico capitolo della storia del XX secolo, è paragonabile a una lenta e perenne agonia.

Giuseppe Capano

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