L’INCONTRO TRA SERGIO MATTARELLA E ILIR META A SAN DEMETRIO CORONE

Nato da un’iniziativa del Prof. Damiano Guagliardo, Presidente di FAA (Federazione Associazioni Arberesh) in Spezzano

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Oggi San Demetrio Corone, e per riflesso tutta l’Arberia, vivrà una giornata unica, storicamente la più importante in tutti i sei secoli di storia arbëreshe in Italia.

Il Presidente della Repubblica Italiana, on. Sergio Mattarella, e il Presidente della Repubblica Albanese, on. Ilir Meta, si incontreranno tra le mura del millenario ex monastero basiliano di Sant’Adriano, divenuto poi Collegio Italo-Greco alla fine del Settecento, per celebrare la figura di Giorgio Castriota Skanderbeg, morto nel 1468 dopo aver combattuto la dominazione turca dei Balcani per costruire un Principato albanese indipendente e dare unità nazionale alla identità del popolo albanese.

Il fatto che l’incontro si tenga dentro le mura del Collegio Sant’Adriano, luogo in cui sono stati educati e formati i martiri, gli intellettuali e i patrioti italo-albanesi che per sessant’anni hanno sacrificato la loro giovinezza nel nome dell’Unità d’Italia, ci dice chiaramente quale sia la portata politica e morale di questo evento.

cms_10760/2v.jpgIl Presidente Mattarella, con la sua presenza, legittima senza ombra di dubbio l’esistenza della minoranza arbëreshe in Italia, formatasi nei tempi immediatamente successivi la morte di Skanderbeg e oggi, purtroppo, discriminata e schernita dalla classe politica nazionale e dai suoi governi, dimenticata dalla deputazione parlamentare calabrese sin dai primi anni di vita della Repubblica, alla cui Carta costituzionale è stato protagonista attivo il giurista Costantino Mortati, arbëresh di Civita. Oggi il Presidente Mattarella ricorderà al Parlamento italiano che in sette regioni italiane esistono comunità italo-albanesi per le quali è vigente una legge costituzionale (l. 482/99) che deve ancora essere applicata.

Il Presidente Meta, a sua volta, con legittimo orgoglio parlerà di noi Arbëreshë come propaggini in Italia dell’antica cultura degli “uomini liberi albanesi” del XV secolo, e sarà fiero che cittadini italiani di lingua albanese, da sempre leali verso lo stato e le istituzioni italiane, siano stati anche tra i padri della nascente Nazione albanese alla fine dell’Ottocento e che ancora usino la lingua parlata sei secoli prima nelle aree balcaniche.

Entrambi i Presidenti concorderanno che gli Arbëreshë sono un ponte di amicizia tra l’Italia e l’Albania e che attraverso questo ponte l’Albania potrà essere quanto prima accettata fra gli Stati che compongono l’Unione Europea.

Se tutto ciò avverrà, come ci auguriamo, agli Arbëreshë verrà offerta una possibilità ulteriore per rivendicare i diritti che hanno conquistato nel corso della storia e continuare ad essere un segmento di società unico nel panorama delle minoranze regionali europee. Una opportunità da sfruttare con maturità e lungimiranza, innanzitutto per chiedere che i due Stati firmino un Memorandum per facilitare l’insegnamento della lingua arbëreshe ed albanese nelle scuole dell’obbligo dei nostri comuni. Che dall’Albania ci giungano sostegni didattici e scambi culturali fra gli scolari e studenti; che l’Arberia possa trovare in Albania luoghi fisici dove depositare il proprio patrimonio culturale e trasmettere la propria storia. In questa prospettiva molto legittima potrebbe essere la rivendicazione del Presidente on. Mario Oliverio di esercitare come regione Calabria, nell’ambito delle politiche di governo, un ruolo di Regione guida per pianificare una politica di cooperazione fra le sette regioni dove vivono comunità italo-albanesi, da cui far nascere una azione congiunta tra l’Italia, l’Albania e il Kosovo, inclusi gli altri Stati come la Macedonia e il Montenegro, dove è consentito l’uso della lingua albanese.

Può, dunque, nascere una nuova politica di pace e di collaborazione tra alcuni Stati Balcanici e le Regioni dell’Italia Meridionale, grazie alla presenza del popolo arbëresh.

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Sta a noi, dunque, attivarci per dare corso questo nuovo processo. Sta soprattutto alle Associazioni come la nostra dialogare con i Sindaci per iniziare una discussione comune da cui possa nascere una nuova piattaforma di base e una vera e propria progettualità politica a sostegno delle comunità italo-albanesi. La legge 15/2003 della Regione Calabria, applicata solo in qualche articolo, consente l’apertura a una nuova ridiscussione sulle politiche regionali e sulla cooperazione tra la Regione Calabria con l’Albania, il Kosovo ed altri Paesi di area linguistica albanese.

Dobbiamo solo evitare di ragionare in ottica localistica e personalistica. Dobbiamo alzare lo sguardo e guardare avanti, dentro l’indistinto mondo del villaggio globale, che minaccia di assorbirci ed estinguerci. Entro questo magma linguisticamente globalizzante ci sono milioni di migranti albanesi: essi vivono in tutti i continenti del pianeta, specialmente in Europa.

Marsela Koci

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