L’economia del coronavirus

Il costo sanitario della crisi è di circa 200 miliardi di euro, pari al 13% del Pil del 2019

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Di seguito viene realizzata una analisi del costo sanitario dei pazienti affetti da coronavirus. In modo particolare il costo dei ricoveri è posto pari a circa 20.000,00 euro[1], il costo della terapia intensiva pari a circa 100 mila euro[2], il costo del life value pari a circa 5 milioni di euro[3], il costo dei tamponi pari a circa 100[4] euro. Poiché in data 08/11/2020 il numero dei ricoverati è stato pari a 26440 unità, il numero delle persone in terapia intensiva pari a circa 2749, il numero dei deceduti pari a 41394 ed il numero dei tamponi pari a 17.374.713, ne deriva che il costo totale è stato di 209,5 miliardi di euro, ovvero pari a circa 3,4 mila euro pro capite. Poiché il reddito pro-capite degli italiani è stato pari a 29.860,00 euro nel 2019, ne deriva che il valore perso allo stato attuale corrisponde a circa il 13%. Occorre considerare che questi valori non fanno riferimento ai danni economici che sono connessi alla manifestazione della pandemia, quanto piuttosto al valore del costo sanitario, ovvero di questi costi che sono esclusivamente e specificamente imputabili alla coronavirus e che quindi riguardano soprattutto le strutture sanitarie.

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Stima del valore economico sostenuto dalle organizzazioni e strutture sanitarie pubbliche e private per far fronte alla crisi del coronavirus.

Ricoverati con sintomi. Il valore dei ricoverati con sintomi negli ultimi 7 giorni è passato da 19.840 unità fino ad un valore pari a 26.440 unità. Occorre considerare che la capienza massima di posti letto negli ospedali italiani è di circa 200[5] mila unità e che quindi oltre il 10% della capacità viene attualmente occupata solo per il coronavirus. Il tasso di crescita dei ricoverati con sintomi è passato da un valore pari a 6,42% al 5,30% negli ultimi 7 giorni con una riduzione assai significativa pari a circa 1,12. L’andamento dei ricoverati con sintomi è decrescente.

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Variazione percentuale ricoverati con sintomi. Il tasso manifesta un andamento decrescente. Fonte: Protezione civile.

Terapia intensiva. Il numero dei posti in terapia intensiva è cresciuto negli ultimi 7 giorni da un valore pari a 2022 del 02/11/2020 fino ad un valore pari a 2749 dell’08/11/2020, ovvero di un valore complessivo pari a circa 727 unità, con circa 100 casi al giorno. Il tasso di crescita dei ricoverati in terapia intensiva è diminuito significativamente negli ultimi 7 giorni da un ammontare pari a 10,04% fino ad un ammontare pari a 4,37% dell’8/11/2020; una variazione significativa pari a 5,67 punti percentuali. L’andamento dei ricoverati in terapia intensiva è decrescente.

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Tasso di variazione percentuale delle terapie intensive. Il tasso manifesta un andamento decrescente. Fonte: Protezione civile.

Totale ospedalizzati. Il numero dei casi totali ospedalizzati è cresciuto in valore assoluto negli ultimi 7 giorni da un ammontare pari a 21862 fino ad un valore pari a 29189, ovvero con una crescita pari a 7327 unità. Il numero degli ospedalizzati prende in considerazione sia il valore dei pazienti in terapia intensiva sia il numero dei pazienti ricoverati con sintomi. Tuttavia, anche con riferimento al numero dei pazienti ospedalizzati il tasso percentuale è diminuito da un ammontare pari a 6,76% fino ad un ammontare del 5,21%, con una variazione assai significativa pari ad un valore di 1,54 punti. L’andamento del totale degli ospedalizzati è decrescente.

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Tasso di variazione del totale degli ospedalizzati. Il tasso manifesta un andamento decrescente. Fonte: Protezione civile.

Isolamento domiciliare. Il numero delle persone in isolamento domiciliare è cresciuto da un valore pari a 374.650 fino ad un valore pari a 529.447 unità negli ultimi 7 giorni, ovvero di un ammontare pari ad un valore di 154.797 unità. Il tasso di crescita dell’isolamento domiciliare risulta essere abbastanza costante nel periodo considerato. Tale fenomeno potrebbe essere dovuto ad elementi di tipo precauzionale, oppure al perfezionamento dei sistemi di trace-back del coronavirus rivolti a ricostruire le catene del contagio.

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Variazione percentuale isolamento domiciliare. Il fenomeno tende ad essere abbastanza costante. Fonte: Protezione civile.

Totale positivi. L’andamento dei casi positivi è cresciuto nel periodo considerato da un valore pari a 396.512 fino ad un valore pari a 558.636, con una crescita pari ad un valore di 162124 unità. Il tasso di crescita dell’inizio periodo considerato, ovvero tra il 02/11/2020 ed l’08/11/2020, è diminuito di 0,55 punti passando dal 5,46% fino ad un valore pari a 4,90%. Tuttavia, il tasso di crescita dell’intero periodo considerato risulta essere abbastanza costante.

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Variazione percentuale totale positivi. Il tasso mostra un andamento abbastanza costante nel periodo considerato. Fonte: Protezione civile.

Dimessi guariti. Il numero dei dimessi guariti è cresciuto da un valore pari a 296.017 unità all’inizio del periodo considerato fino ad un valore pari a 335.074 alla fine del periodo considerato, cioè con una variazione complessiva pari a 39.057 unità. Il tasso di crescita di inizio periodo è stato pari ad un valore di 2.11% mentre il tasso di crescita di fine periodo è stato pari ad un ammontare di 1,88% con una riduzione pari ad un valore di 0,23%. Tuttavia, il tasso di crescita dell’intero periodo considerato dei dimessi guariti tende ad essere crescente.

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Variazione percentuale dei dimessi guariti. Il tasso ha un andamento tendenzialmente crescente. Fonte: Protezione civile.

Conclusione. Occorre considerare che dall’analisi svolta il fenomeno mostra un andamento sostanzialmente costante o decrescente. Vi sono delle variabili che crescono, come per esempio il numero dei guariti, tuttavia tale crescita può essere considerata come un elemento positivo. Certamente il coronavirus sta mettendo a dura prova il sistema sanitario italiano, i medici, il personale sanitario non medico ed anche sta ponendo delle vere e proprie questioni di carattere finanziario. Se infatti il costo sanitario del coronavirus viene ad essere sommato al costo derivante dalla chiusura delle attività economiche, dalle perdite dei posti di lavoro, e dalla crisi finanziaria di tante famiglie, imprese e anche di tante amministrazioni, allora ci si rende conto che effettivamente la situazione economica è assai più grave di quello che era stato inizialmente previsto anche dalle istituzioni internazionali. Inoltre, se si considera che l’economia italiana ha una lenta ripresa e che il virus ha colpito soprattutto le regioni più produttive, si comprende che gli strascichi finanziari della crisi sanitaria da coronavirus saranno molto difficili da sopportare per la popolazione e per l’economia nel suo complesso. La soluzione consiste certamente nel perfezionare l’utilizzo degli strumenti digitali nelle aziende e nelle pubbliche amministrazioni, nella promozione dello smart working e, soprattutto, nella creazione di un sentimento comune di solidarietà sociale che sia tale da sciogliere le contraddizioni tra i divergenti interessi economici delle famiglie e delle imprese italiane. Nella crisi occorre puntare sull’unità. Ed in questo senso anche le opposizioni parlamentari possono dare un rilevante contributo alla capacità di reazione della sanità e dell’economia italiana alla crisi.

[1] https://www.money.it/twitter-sospende-account-steve-bannon

[2] https://www.med4.care/letto-terapia-intensiva-posto-prima-classe/

[3] https://en.wikipedia.org/wiki/Value_of_life

[4] https://www.money.it/Tampone-Covid-dove-fare-come-costi-molecolare-rapido-medico-di-base

[5] https://www.agi.it/fact-checking/news/2020-03-06/coronavirus-posti-letto-ospedali-7343251/

Angelo Leogrande

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