L’ex-presidente di Facebook ammette: i social danneggiano il cervello

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Facebook fa male, e non solo in termini di rapporti personali. A parlare e a mettere con le spalle al muro il colosso californiano, è una gola profonda del social più famoso e abitato al mondo. Sean Parker ha accusato la creatura di Zuckerberg di creare forti danno al cervello dei suoi utenti, in maniera particolare nei confronti dell’encefalo dei più piccoli.

cms_7857/2.jpgFacebook si trova ora circondato dalle accuse che gli piovono da destra e da sinistra a partire dalle polemiche sulle fake news, la pubblicità comprata dai servizi segreti russi, le accuse di monopolio nei servizi di rete. Ora è il momento del j’accuse da parte di una persona che, dopo aver guadagnato miliardi di dollari grazie al lavoro di anni di investimenti nell’azienda Facebook, spende dure parole nei confronti del suo ex datore di lavoro. “Facebook ci sta friggendo il cervello, e sta facendo del male soprattutto agli utenti in giovane età”, queste in sintesi le parole di Parker, presidente originario della corporation, miliardario e cofondatore del primo network di file sharing della storia (Napster) che nel corso di un evento organizzato a Philadelphia, ha parlato degli esordi dell’impresa di Zuckerberg, un’impresa, secondo Parker, progettata per imbrigliare la mente dei suoi utilizzatori, pensata cioè fin dall’inizio per consumare quanto più tempo e attenzione cosciente degli utenti, facendo leva sulla “vulnerabilità della psicologia umana” per creare un cosiddetto “social-validation feedback loop”, in grado di raggiungere il suo scopo indipendentemente dalla forza di volontà dei partecipanti al network.

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Parker ha confessato che all’epoca della nascita di Facebook, lui e i suoi collaboratori erano al corrente del fatto di dover ogni tanto “iniettare” una forte dose di dopamina verso gli utenti di Facebook, ovvero ogniqualvolta un altro utente metteva un “mi piace” o commentava una foto o un post, veniva portato poi di conseguenza a postare altri contenuti che a loro volta porteranno a ulteriori commenti, si veniva cioè a creare un corto circuito a forma di spirale legato al lato più vulnerabile della psiche umana. Il loop delle ricompense funziona come un meccanismo da forzare, facendo leva sui punti deboli del nostro cervello umano. Secondo Parker date le dimensioni raggiunte attualmente, Facebook ha la capacità di “cambiare la relazione con la società, la relazione di ciascuno con l’altro”, e soprattutto di modificare a suo piacimento “la mente dei nostri bambini”.

cms_7857/4.jpegLa confessione di Parker assomiglia molto a quelle rese dai testimoni di mafia, una dichiarazione molto dura e in ogni modo da ritenersi attendibile, data la posizione pregressa di Parker all’interno dell’azienda di Zuckerberg. La dichiarazione-confessione di Parker si allinea del resto e fa il paio con il comportamento di molti guru della tecnologia, i quali mentre con una mano vendono copie su copie dei loro prodotti a milioni di persone nel mondo, con l’altra tolgono o comunque preservano i loro figli dall’eccessivo uso di supporti come pc, tablet e smartphone per timore di una dipendenza con essi. Il grido di dolore di Parker sembra però un po’ tardivo, vista la crescita e la penetrazione sociale ed economica di Facebook nel mondo in pochi anni. Una creatura di dimensioni planetarie composta da due miliardi persone non può che cambiare la relazione che abbiamo con gli altri e con il resto della società, e lo può fare in ragione non solo del numero, ma anche sfruttando l’estrema vulnerabilità delle nostre difese mentali e giocando facile con una delle peculiarità di ognuno di noi: il necessario, innato e vitale bisogno di riconoscimento sociale.

Andrea Alessandrino

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