L’odio corre sul web: post antisemita ogni 83 secondi

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Odio chiama odio, come del resto guerra chiama guerra. La storia nonostante torni a ricordarci le nostre falle mnemoniche, viene spesso e volentieri dimenticata, rimanendo maestra inascoltata, vox clamantis in deserto. L’attuale epoca di vetrinizzazione social non sembra voglia farsi mancare niente, e nel calderone infinito e spesso incomprensibile e maleducato della rete, non manca uno dei cavalli di battaglia della manualistica di ogni buon neonazi: l’odio per gli ebrei. Fuori oggi dalla clandestinità post bellica, oggi il web ospita di buon grado quello che può definirsi un vero e proprio rigurgito neoantisemita, una pubblicistica al cui confronto il Protocollo dei savi di Sion impallidisce. Non solo teorie complottiste, mondialismo, revisionismo e discorsi sulla Shoah, ma anche tutto il corollario di odio e acrimonia infarcito di luoghi comuni più beceri, come se già non bastasse e fosse più che sufficiente l’hate speech a base omosessuale, etnica, e di genere.

cms_6021/2.jpgÈ stato calcolato che nei confronti degli ebrei, soltanto nel corso del 2016, vi è stata una diffusione di risentimento e ostilità tale da destare una diffusa preoccupazione da parte non solo degli stessi esponenti giudaici, ma anche da parte dello stesso stato di Israele. Secondo una ricerca del Congresso ebraico mondiale, attraverso l’analisi di siti, blog e social network, i post antisemiti pubblicati e contrari all’ebraismo sono stati oltre 382mila, ovvero una media di uno ogni 83 secondi. Il monitoraggio di decine di milioni di messaggi in venti lingue diverse compiuto dalla società israeliana Vigo Social Intelligence, ha potuto appurare che su piattaforme social come Facebook, YouTube, Instagram o Twitter ormai l’hate speech è una consuetudine consolidata e ben comune a milioni di persone che giornalmente vomitano odio e acredine nei confronti degli ebrei. In particolar modo Twitter sembra essere il social che più di altri ospita il maggior numero di contenuti a sfondo antisemita, ovvero il 65% del totale. Dopo il microblogging a 140 caratteri, segue Facebook con l’11%, mentre su Instagram se ne trovano il 6%, e su YouTube appena il 2%. La percentuale più alta e rilevante di post contro gli ebrei, ovvero il 16%, viene, invece, dai blog, al contrario dei forum che invece ne ospitano solo (si fa per dire) il 2%.

cms_6021/3.jpegI rappresentanti politici del Congresso ebraico mondiale manifestano giustamente preoccupazione di fronte a questi dati, e nello stesso tempo sembrano anche preoccupati e allarmati da tale e tanta recrudescenza. Eppure il contrasto verso forme di violenza e contro ogni forma di razzismo e di incitamento all’odio razziale era stato tra i punti fermi e all’ordine del giorno da parte dei pezzi grossi dei social media e del web in generale; Facebook, Microsoft, Twitter e YouTube infatti nonostante la comune sottoscrizione di un documento congiunto in cui si impegnavano a rimuovere o comunque a rendere inaccessibili tutti quei contenuti che spingono all’odio e alla violenza sul web, ben poco hanno fatto poi per rendere applicabile un codice che diversamente sarebbe servito a porre un serio freno a questo rigurgito antisemita. La palla ora passa alla Commissione Giustizia europea affinché si occupi lei di introdurre e far applicare codici e leggi costrittive verso piattaforme social, blog e forum che evidentemente fanno orecchie da mercante nei confronti non solo di minoranze e di etnie, ma anche della storia tutta.

Andrea Alessandrino

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