L’ARTE SVELATA

"I quattro Santi coronati" di Jacopo Ligozzi

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Al Museo d’Arte della città di Ravenna è custodito un dipinto che, ha attratto la mia curiosità, non solo per la bellezza della pala, ma per il tema della figurazione: “Il Martirio dei Quattro Santi Coronati”. Perché i martiri sono coronati? Erano dei Re? Sì erano dei Re, non per sangue ma per bravura nel loro lavoro. “Il Martirio dei Quattro Santi Coronati”, dipinto nel 1596 da Jacopo Ligozzi (Verona, 1547/ Firenze, 1627), custodito a Ravenna, divide la scena della pittura in due sezioni: l’area inferiore, in cui si consuma il drammatico martirio, mentre nella parte superiore è la Madonna col Bimbo e gli angeli che assistono al sacrificio. I corpi dei quattro Santi, biancheggianti in primo piano, sono flagellati con dei bastoni, si contorcono dal dolore e non si può fare a meno di provare pietà per loro.

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Jacopo Ligozzi, Tavole naturalistiche – Gli Uccelli – notate le foglie appassite riprese poi dal Caravaggio

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Canestra di frutta- Caravaggio

Jacopo Ligozzi, sconosciuto ai più, fa parte del Manierismo, lo stile raffinato e stravagante che segnò la fine del Rinascimento; mostra in questo dipinto la sua eccellenza. Proveniva da una famiglia di artigiani e pittori, si trasferì nel 1578 a Firenze, chiamato dal Granduca Francesco I. Alla morte di Giorgio Vasari, divenne pittore di corte e fu eletto console dell’Accademia delle Arti del Disegno. Il naturalista bolognese Ulisse Aldrovandi fu il suo più grande estimatore, tanto da definirlo un “pittore eccellentissimo che giorno e notte non attende ad altro che dipingere piante ed animali di tutte le sorti, ai quali non manca se non lo spirito”. (Ulisse Aldrovandi è ritenuto padre della Storia Naturale moderna. Nato a Bologna nel 1522, ottenne nella sua città la prima cattedra di Scienze Naturali, sempre a Bologna realizzò l’Orto Botanico e diede vita a una collezione di reperti naturali molto importante che lasciò alla sua città e che oggi, arricchita da altri reperti, si snoda in un ambiente assai decorato da pannelli lignei e decorazioni suggestive, fra scienze e mirabilia, fra coccodrilli, draghi, conchiglie, libri, cartografie, modellini di velieri e tavole e corpi umani di cera, completi di organi e molto altro ancora)

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Jacopo Ligozzi -Tavole naturalistiche – Gli Uccelli

Il Ligozzi raggiunse una straordinaria celebrità in tutta Europa, per le sue illustrazioni di piante e d’animali, ammirate da naturalisti e intenditori. Era il periodo in cui la Botanica cominciava a staccarsi dalla Medicina. Allo studio delle erbe con finalità farmacologiche, che aveva caratterizzato la cultura medioevale, subentrò la volontà di classificare tutte le specie conosciute con raffigurazioni il più realistiche possibile. La riproduzione meticolosa della flora e della fauna da parte del Ligozzi non sorse dal nulla né finì nel nulla: antecedenti erano stati i numerosi erbari medievali che rappresentavano le erbe degli orto-giardini, dove fiori, frutti, verdure ed erbe officinali stavano assieme, conseguente al Ligozzi è nientedimeno che il Caravaggio e la sua celebre Canestra di frutta, è possibile che il Merisi abbia visto i lavori del più anziano Ligozzi a Bologna o a Firenze alla corte medicea. Ciò che colpisce di più non è tanto il virtuosismo delle foglie appassite, già di per sé sorprendente, quanto la volontà da parte del Caravaggio di ricreare, pur dipingendo a olio su tela, l’effetto della tecnica particolare impiegata da Ligozzi, che preparava le sue carte con un’imprimitura a bianco di piombo. (Jacopo Ligozzi 2015, a cura di Marzia Faietti, Alessandro Nova e Gerhard Wolf). Jacopo Ligozzi oltre che pittore di storia, di Santi, di botanica, fu un finissimo progettista di abiti e ricami per tessuti, nonché di manufatti in pietre dure.

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Jacopo Ligozzi, Modelli per bicchieri‘da capriccio’- Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi- Firenze

Secondo la leggenda, i Quattro Coronati erano scalpellini che lavoravano nelle grandi cave di marmo e di porfido dell’attuale Jugoslavia. Si chiamavano Claudio, Nicostrato, Simproniano e Castorio, erano artigiani, talmente bravi che i compagni, nella loro ignoranza, li credevano aiutati dalla magia. Formule magiche sarebbero stati i segni di croce che essi tracciavano prima di intraprendere il lavoro; formule magiche le preghiere e i cantici ripetuti insieme durante l’opera. L’imperatore Diocleziano, non sapeva che erano cristiani, era soddisfattissimo dei loro lavori. Commissionò al gruppo una grande statua dedicata al dio pagano Esculapio, i cinque Santi, si era aggiunto nel frattempo un altro tagliapietre, tardavano ad eseguire la statua, furono così accusati di non aver accolto l’ordine dell’imperatore, in quanto cristiani. I cinque furono costretti a confessare la loro fede e vennero flagellati. Le loro reliquie furono portate a Roma, e ai Quattro Santi Coronati s’intitolò, sul Celio, una delle più antiche chiese romane. A Firenze i Quattro Santi Coronati furono scelti come protettori dei Maestri di pietra e di legname i quali ordinarono le statue a Nanni di Banco, che realizzò opere di nobile austerità, solenni e pacate in netto contrasto con l’opera pittorica di Ravenna.

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Jacopo Ligozzi- I quattro Santi coronati - Pinacoteca di Ravenna

I Quattro Coronati divennero i protettori degli architetti e dell’arte muratoria. Ben presto, per questo motivo, divennero un emblema di tutte quelle gilde di muratori, tagliapietre e scultori che precedettero la costituzione della massoneria. Il loro culto venne inserito negli statuti di numerose di queste confraternite europee. La massoneria col tempo si distanziò dall’essere effettivamente “maçons”, termine che in francese significa muratori e che ha dato origine al loro nome, ma ne rimase i simboli. Leggere la storia attraverso l’arte è sempre molto affascinante. John Ruskin (1819/ 1900), scrittore, pittore, poeta e critico d’arte britannico del movimento Romantico scriveva: “Le grandi nazioni scrivono la loro storia in tre libri, quello delle loro azioni, quello delle loro parole e quello della loro arte, non uno di questi libri può essere compreso se non abbiamo letto gli altri due, ma dei tre l’unico affidabile è l’ultimo”.

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Nanni di Banco- I quattro Santi coronati- Firenze

Paola Tassinari

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