L’ARTE TRA CURIOSITA’ E MISTERI

Faenza e le sue Arche

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Duomo di Faenza- dedicato a San Pietro

Faenza è nota soprattutto per la prestigiosa ceramica che raggiunse il massimo splendore fra il XV e il XVI secolo, ma era già praticata a partire dal Millecento. In parecchie lingue europee il termine “faiënce” (Faenza) indica la ceramica. Non solo vi si trova il Museo Internazionale della Ceramica (MIC), fondato nel 1908, con pezzi provenienti da ogni tempo e ogni luogo ma tutta una serie di botteghe ceramiche dove artisti e artigiani, sfornano oggetti a marchio certificato, dalle forme e dai decori più tradizionali alle sperimentazioni artistiche; la città stessa è decorata con molte piastrelle ceramiche. Faenza è una città d’arte, ha molto altro, noi andremo alla scoperta delle arche di San Terenzio, San Savino e di Sant’Emiliano che si trovano nel Duomo di Faenza, dedicato a San Pietro. Il Duomo è di stampo fiorentino, edificato su progetto del noto architetto Giuliano da Maiano. La costruzione prese avvio nel 1474 e continuò, con molte interruzioni, nel secolo successivo. Il grandioso interno, scandito da colonne e pilastri, è stato rimaneggiato fino all’800. Conserva al suo interno l’immagine della Madonna delle Grazie molto venerata dai faentini, si tratta di un frammento di affresco nel quale la patrona di Faenza è raffigurata con alcune frecce spezzate, segno del suo intervento contro la peste. Qui è sepolto anche il ravennate San Pier Damiani, vescovo e dottore della chiesa.

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Arca di San Savino- Faenza

Il sarcofago scolpito di San Terenzio, di ignoto maestro toscano, più volte attribuito a Agostino di Duccio, di cui non se ne ravvisa la dolcezza, o a Pietro Lombardo l’ideatore della lastra tombale di Dante Alighieri, qui invece la particolarità del panneggio molto ampio e la severità dell’impianto potrebbero far pensare all’arca di Terenzio come opera dello scultore veneto. Il Santo nacque ad Imola, trascorse la sua infanzia presso la Cattedrale dove fu ordinato diacono. Per divina ispirazione si recò a Faenza presso l’ospedale per dedicarsi ai poveri. Il miracolo che opera guarendo un cieco di Imola, mandato a lui da un angelo, lo circonda di molta ammirazione, che egli rifugge ritirandosi come eremita nella foresta, al tempo infestata dai lupi, qui compie molti miracoli. Un angelo lo avvertirà della sua morte, che accetta serenamente, mettendosi a dormire. Le spoglie del Santo furono inizialmente conservate vicino al luogo in cui era spirato, poi furono traslate nel Duomo, Terenzio divenne un patrono della città. L’arca è caratterizzata da compostezza, non vi è tenerezza, enfasi o dolcezza. I bassorilievi, di alta fattura e di grande finezza esecutiva, rappresentano episodi della vita del Santo tra cui la guarigione del cieco. Molto belli i panneggi degli abiti e gli edifici retrostanti.

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Andrea della Robbia- San Michele Arcangelo-Metropolitan Museum of Art- New York

La lunetta sopra al sarcofago raffigura San Michele Arcangelo, è una copia in scagliola dell’opera originale in maiolica di Andrea della Robbia, conservato dal 1960 al Metropolitan Museum di New York. Rappresenta l’arcangelo Michele con la spada a significare la sua guida dell’esercito di Dio e la sconfitta di Satana, e una bilancia, con la quale pesa le anime dei morti per giudicarle.

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La lunetta con Michele Arcangelo è una copia in scagliola dell’opera in maiolica di Andrea della Robbia

La rinascimentale arca marmorea dai bassorilievi dedicati a San Savino, altro protettore di Faenza, furono commissionati dalla vedova di Astorgio II a Benedetto da Maiano, fratello di Giuliano e fine scultore. San Savino, forse nativo di Sulmona, per alcuni anni fu eremita presso la selva Liba (nelle vicinanze di Fusignano). La leggenda asserisce che in seguito all’apparizione di un angelo lasciò il suo eremo per andare ad evangelizzare la zona tra Spoleto ed Assisi. La sua presenza ad Assisi è certa, in quanto qui fu vescovo verso la fine del III secolo e l’inizio del IV. In seguito agli editti di Diocleziano e Massimiano subì il martirio. Fu sepolto a Spoleto, per essere traslato poi a Fusignano. Al tempo di Astorgio II Manfredi signore di Faenza, ma anche di Fusignano, l’arca venne trasferita a Faenza, tra il 1438 ed il 1444, dove attualmente si trova. Il sarcofago cuspidato è racchiuso in un arco che ingloba le statue di uno svolazzante angelo ed una figura di donna, certamente rappresenta un’Annunciazione. La cornice ad arco si imposta su sei pilastrini decorati finemente, tra i quali spiccano i sei bassorilievi con gli episodi della vita del Santo fra cui risaltano la lapidazione e l’apparizione dell’angelo. Il monumento riecheggia la famosa tomba dell’umanista Leonardo Bruni, capolavoro di Bernardo Rossellino, conservato in Santa Croce a Firenze.

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Arca di San Savino-Faenza

L’arca marmorea di Sant’Emiliano, altro protettore di Faenza, proviene da una sconsacrata chiesa dedicata al Santo. Dell’arca sono presenti solo alcune parti originali, altre invece sono in un museo di Parigi. Lo scultore è forse un seguace di Agostino di Duccio, chiunque sia l’autore, la Madonna col Bimbo e Santi è piena di pathos e di grazia

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Sant’Emiliano era un vescovo irlandese, il quale andò a Roma per venerarvi le tombe degli Apostoli, si ammalò nel viaggio di ritorno, morendo a Faenza. Nella zona del ravvenate la presenza di monaci irlandesi venuti per condurvi vita eremitica o per predicare il Vangelo è stata accertata, essendo la zona un tratto del percorso della via Romea Germanica che collegava il Mare del Nord con Roma e la Terra Santa.

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Arca Sant’Emiliano- Faenza

Paola Tassinari

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