L’EGITTO BOMBARDA L’ISIS

Il premier Renzi: “Non è tempo di un intervento in Libia”

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E’ scattata l’operazione rimpatrio per gli italiani residenti in Libia. Mentre la nostra ambasciata a Tripoli è stata chiusa "per il deteriorarsi della situazione", i nostri connazionali, più di 50, sono rientrati via nave approdando ad Augusta. Intanto l’Isis ha diffuso online un video, intitolato "messaggio firmato con il sangue alla Nazione della Croce", con decine di persone decapitate in Libia, e minaccia l’Italia: "Siamo a Sud di Roma".

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La situazione in Libia è precipitata nei giorni scorsi. Tra venerdì e sabato, al termine di un’azione rimasta a lungo sotto traccia, con la presa di due radio e una tv è apparso chiaro che l’Isis ha il controllo di parte di Sirte in Libia, dove i jihadisti hanno preso fra l’altro l’ufficio passaporti. La situazione tuttavia è diventata esplosiva dopo che i militanti dello Stato islamico hanno diffuso un video che mostra la decapitazione di 21 egiziani cristiani copti che sono stati rapiti in Libia.

cms_1854/egitto_bombarda_Isis_libia.jpgEd è notizia di qualche ora fa che aerei dell’esercito egiziano avrebbero colpito all’alba alcune postazioni dell’Isis in Libia. La notizia è stata riferita dalla radio egiziana, che ha citato un comunicato dell’esercito. Anche i caccia dell’aviazione militare libica hanno partecipato ai raid aerei compiuti dall’aviazione egiziana contro le postazioni dello Stato islamico in Libia. E’ l’emittente televisiva al Arabiya a riferirlo, riportando le parole di un funzionario libico della difesa che ha appunto confermato che "Egitto e Libia stanno combattendo una guerra". Gli attacchi aerei hanno colpito le basi del gruppo jihadista a Derna. Secondo il comandante dell’Aviazione libica, Saqer al-Joroushi, sarebbero stati 40-50 i terroristi dell’Isis uccisi finora nei raid su Derna.

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Il ministero degli Esteri egiziano ha chiesto alla comunità internazionale di assumersi le “proprie responsabilità”. “L’Egitto ribadisce la sua richiesta agli Stati membri della coalizione internazionale contro il terrorismo, di cui fa parte, di assumersi le proprie responsabilità politiche e di prenderemisure contro le postazioni della formazione terroristica Daesh e le altre formazioni sul territorio libico, le quali rappresentano una minaccia chiara per la sicurezza e la pace internazionali”, si afferma in un comunicato del ministero che conferma il diritto egiziano, sancito dall’Onu, “a difendere i propri cittadini all’estero”.

cms_1854/Abdel_Fattah_al-Sisi_e_Renzi.jpgIntanto, in casa nostra, il premier Renzi – dopo un lungo colloquio telefonico con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, al centro del quale la lotta contro il terrorismo, con particolare riguardo alla situazione libica e ai passi politici e diplomatici, nel quadro del Consiglio di sicurezza Onu – auspica una soluzione da parte delle Nazioni Unite e sostiene che "non è tempo dell’intervento in Libia, che è necessario piuttosto aspettare che il Consiglio delle nazioni unite lavori un pò più convintamente sulla questione libica". In realtà, è sentire comune di noi tutti che ONU e diplomazia internazionale si muovano rapidamente a trovare una soluzione che eviti l’ipotesi di un intervento militare dal costo umano, politico ed economico che, come in ogni guerra, si può rivelare assolutamente insostenibile.

Mary Divella

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