L’EPIFANIA

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“L’Epifania, tutte le feste porta via”, recita un antico detto popolare.

Il 6 gennaio segna, in effetti, la fine di un periodo festoso che inizia con il Natale e si conclude, per l’appunto, con l’Epifania.

L’Epifania è una festa cristiana che celebra la manifestazione del Figlio di Dio incarnato, nello specifico ai Magi.

Nelle chiese orientali, questa festività è nota con il termine equivalente di Teofania, ovvero di “manifestazione della divinità”. In greco, epiphàneia significa, per l’appunto, “rivelazione”.

Questa termine è presente anche nell’Islam ed indica il manifestarsi, alla fine dei tempi, di persone chiamate da Allah per porre fine a tutte le ingiustizie.

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“Epifania” di Gentile da Fabriano - museo degli Uffizi, Firenze

L’origine di questa festa risale verosimilmente al II secolo d.C. e celebrava il battesimo di Gesù. I basilidiani, setta gnostica di quel tempo, credeva infatti che l’incarnazione di Cristo fosse avvenuta al suo battesimo e non alla sua nascita. La Chiesa Cristiana d’Oriente, eliminati gli elementi gnostici, adottò questa festa che si diffuse poi in Occidente - e in particolare nella Chiesa di Roma - tra il IV e il V secolo d.C.

Ancora oggi l’Epifania è una festa molto sentita, non soltanto a livello liturgico ma anche sul piano della devozione popolare.

La Befana, figura folcloristica diffusasi da principio in alcune regioni italiane e poi in tutta la Penisola, è l’elemento di spicco di tale festività.

Ma cosa ha che vedere la Befana con l’Epifania?

Intanto il termine “Befana” è una corruzione lessicale di Epifania (da epifáneia a befanìa) e la sua origine è data, per così dire, dalla mescolanza di tradizioni magiche precristiane e di elementi folcloristici e cristiani. Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, la Befana porta i doni ai bambini, in memoria di quelli che i re Magi offrirono al neonato Gesù.

Gaspare, Melchiorre e Baldassarre - questi i loro nomi secondo le fonti apocrife - furono condotti alla manifestazione della Luce dei popoli attraverso la guida scintillante dell’astro celeste: la stella che, ancora oggi, troneggia sui nostri presepi.

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«Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo» (Mt 2,2)

La notte dell’Epifania è ritenuta magica: ogni regione ha le sue usanze e leggende ma la figura più popolare è certamente quella della Befana.

Raffigurata come una vecchietta dal grande naso, con in testa un fazzoletto o un cappello a punta, sfreccia per i cieli delle nostre città a cavallo di una scopa. Una sorta di “strega buona” che ogni anno, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre, si intrufola nelle nostre case calandosi dal camino per portare ai bambini doni o carbone, in base al loro comportamento.

Ha anche lei un nome, come i re Magi?

In effetti sì, anche se variano a seconde delle regioni o città italiane. A Modena, ad esempio, la chiamano “la Barbasa”, a Venezia “la Marantega” e a Pavia “la Vecchia”. Insomma, come spesso accade, ciascuno le affibbia un nome sulla base di alcune sue particolari caratteristiche.

Quel che è certo è che la Befana non ha nulla ha che vedere con il significato religioso della festa dell’Epifania. Verosimilmente è la personificazione di Madre Natura che, giunta alla fine dell’anno invecchiata e avvizzita, offre i propri doni come promessa dell’ormai sua prossima rinascita in Primavera.

Il gioco di parole da epifáneia a befanìa, fa poi il resto.

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La Befana richiama anche la figura di Santa Lucia che, in egual modo, dispensa doni ai bambini - proprio come faceva San Nicola prima dell’avvento di Babbo Natale.

Insomma, come spesso accade, le tradizioni di oggi hanno profonde radici nel passato e, ciò che è ancora più bello, molteplici “contaminazioni” con le culture di altri Paesi.

Questo ci conferma, una volta di più, come la coscienza collettiva sia un’energia palpabile e vivace che, attraversando lo spazio e il tempo, ci raduna abbattendo i nostri innumerevoli muri.

E quale modo migliore, per sentirci tutti fratelli e sorelle, se non una festa?

Tornare bambini e gioire insieme delle cose semplici, illuminati dalla stella della fratellanza e del rispetto, questo è il Natale.

Simona HeArt

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