L’ERA DEI NARCISI

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Le pagine dei libri di storia, un giorno, ci racconteranno di governi tecnici e decreti di una pandemia mondiale assurda e infinita. Chissà se ci sarà voglia e spazio per analizzare, magari al margine di una ricerca di massa gli effetti sulla vita, sul modo di pensare ed agire dei social.

Si parlerà mai di un’era dei narcisi? E in che modo questo fenomeno inquietante e sempre più frequente potrà essere raccontato? Si partirà, con ogni probabilità, dall’uso sempre meno frequente degli specchi, un facile modo quello di riflettersi semplicemente connettendosi.

Narciso, Caravaggio

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Si parlerà di grafici e di rapporti sproporzionati fra un like e il beneficio tratto dal ricevente, della falsità nascosta in quel piccolo gesto, all’apparenza innocuo. Si proveranno a spiegare i motivi nascosti dietro quel pollicione, di come sia diventato un desiderio nascosto, perseguito, spietatamente desiderato. Si analizzeranno menti fragili, si apriranno cervelli destinati alla “scienza” per provare a capire quella che allo stato attuale è semplicemente abitudine, neanche più una moda, solo uno stato di fatto.

Saranno elencati, poi, i tipi di depressione generati dal mancato riscontro sulla “finestra del mondo”. Le manie generate dall’essere più o meno noti, fare la conta dei followers, mentre i problemi, quelli reali si moltiplicano giorno dopo giorno: è il risultato di un estraniamento dal contesto avvenuto in tempi rapidissimi. Mostrare diviene obbligo, se non lo si fa è come se quella cosa non avesse senso compiuto.

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Esiste un ego da social. Se hai problemi di autostima, grazie a questi potenti mezzi di comunicazione puoi costruirti da capo. Puoi crearti carattere ed immagine, puoi comporti un curriculum culturale da spaventare chiunque.

Puoi gonfiare il tuo petto con post tarocchi, capaci di agguantare il beneplacito generale, in modo che la sera, tu possa appoggiare la testa sul cuscino convinto di essere uscito dalla comfort zone ed invece hai preso un’accozzaglia di frasi banali, acchiappa consensi che se la percentuale degli amici virtuali fosse invece gente che ti conosce sul serio ti smaschererebbe in 2 secondi.

Perché se non viene pubblicato su un social network non è quasi vero, concreto. Viviamo i tempi dell’apparenza, dello scatto veloce, tutti fotografi prima di mangiare, uscire, prepararsi, mostrarsi per vivere. La pizza si fredda prima di degustarla, il trucco va via prima di uscire, il vestito si è sgualcito in quella posa assurda pur di stupire.

Quando è accaduto? Quando si è deciso che per apprezzare un cibo, un’acconciatura, un regalo si aveva il bisogno di ostentare e ricevere il like di approvazione?

Quando abbiamo anteposto la finzione all’esistenza vera? I social network hanno sostituito le chiamate per fare gli auguri, gli album fotografici, la memoria per gli eventi.

E quindi cosa ho capito? Che bisogna fare prima i sudditi poi il regno. Prima i seguaci e poi la scoperta. La gente quando ti parla sembra riflessa allo specchio, ti racconta la storia che si ripete per dormire. Le mosse, le espressioni, l’inquadratura ottimale, la frase copiata, proprio tutto concorre alla messinscena.

Francesca Coppola

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