L’INFORMAZIONE E’ SOCIAL PER UN ITALIANO SU TRE

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cms_24395/1.jpgIn Italia ci sono ben 14 milioni e mezzo di persone che utilizzano Facebook per ricevere notizie, mentre ben 4 milioni e mezzo si informano solo attraverso i social network. Sono i dati emersi dall’Osservatorio permanente Censis-Ital Communications sulle Agenzie di comunicazione in Italia che certificano inoltre come per la stragrande maggioranza (l’86,8%) di chi si informa sulle piattaforme social, le notizie del web dovrebbero essere sottoposte a regole e controlli più ferrei. Facebook è diventato ormai la fonte di informazione per il 30,1% dei 14-80enni, il 41,2% dei laureati, il 33% delle donne, a cui bisogna aggiungere il 12,6% della popolazione che si informa su YouTube (in particolar modo i giovani) e il 3% su Twitter. Gli italiani che usano solo i social per apprendere ciò che accade nel mondo diventano, di conseguenza, i più esposti a pericoli come le fake news, ovvero a tutte quelle pseudo notizie che alla fine tendono a influenzare la loro visione del mondo e a condizionarne le scelte. Il web e i social in particolare sono non solo fonte di informazione ma anche di contraddizioni nel loro utilizzo; molti utenti, il 55,1%, è convinto che il digitale stimoli odio, rancore, conflittualità, con percentuali che arrivano al 58,9 tra le donne e al 58,4 tra gli under 34, con un 22,6% che ha paura di cadere vittima di hater.

cms_24395/2_1641688937.jpgPer arginare il proliferare di fake news sul web, pericolo e disagio segnalato dal 56,2% degli italiani, il rimedio sembra essere per l’86,8% degli italiani, quello di prevedere pene più severe per chi diffonde deliberatamente false notizie per garantire non solo l’utente ma anche la qualità dell’informazione. La pandemia in questo senso ha aumentato la richiesta di informazione in particolar modo sul web e sui social facendo crescere nel contempo una serie di aspetti contraddittori come la falsa informazione e l’overload informativo diffusi a vari livelli mediatici. Se vi è una buona metà di italiani (54,2%) che ritiene positiva la presenza mediatica degli esperti nei vari campi della medicina, permangono giudizi invece negativi per il restante 45,8%, in quanto virologi ed epidemiologi ospitati nei salotti televisivi avrebbero solo creato confusione e disorientamento (34,4%) o sarebbero stati addirittura dannosi perché hanno causato allarme nella popolazione (11,4%).

cms_24395/3.jpgL’infodemia comunicativa creatasi a seguito del Covid-19 ha alimentato false informazioni sulla malattia e sui vaccini portando molti utenti social a comportamenti con impatto decisivo sul quello che poi è stato l’andamento dei contagi. La lezione che ne è derivata è che vi sia un pericolo reale di informarsi solo sui social network da cui il rifugiarsi in una sorta di spazio chiuso, il fenomeno delle cosiddette “echo chambers”, luogo in cui si acquisiscono notizie solo sulla base delle proprie inclinazioni. Diventa allora importante e decisivo munirsi di maggiori competenze e spirito critico e rivolgersi alle giuste agenzie di comunicazione, le uniche che utilizzano canali verificati nella produzione e distribuzione delle notizie. Il web e i social non sono certo l’epicentro di tutta la disinformazione circolante nel mondo, ma rappresentano un ambito del tutto inedito e particolare rispetto ai tradizionali media, uno spazio pressoché infinito e spesso incontrollato in cui possono nascondersi fonti informative senza filtri e senza alcuna responsabilità nei confronti dei propri lettori. L’informazione di qualità rimane una peculiarità ancora una volta ad appannaggio dei quotidiani e della storia della carta stampata, o di una radio e di una televisione dove operano professionisti della notizia, un contesto in cui l’affidabilità deve ancora essere raggiunta, se mai lo sarà, da una rete ancora troppo piena di zone d’ombra e nodi ancora da chiarire.

In Italia ci sono ben 14 milioni e mezzo di persone che utilizzano Facebook per ricevere notizie, mentre ben 4 milioni e mezzo si informano solo attraverso i social network. Sono i dati emersi dall’Osservatorio permanente Censis-Ital Communications sulle Agenzie di comunicazione in Italia che certificano inoltre come per la stragrande maggioranza (l’86,8%) di chi si informa sulle piattaforme social, le notizie del web dovrebbero essere sottoposte a regole e controlli più ferrei. Facebook è diventato ormai la fonte di informazione per il 30,1% dei 14-80enni, il 41,2% dei laureati, il 33% delle donne, a cui bisogna aggiungere il 12,6% della popolazione che si informa su YouTube (in particolar modo i giovani) e il 3% su Twitter. Gli italiani che usano solo i social per apprendere ciò che accade nel mondo diventano, di conseguenza, i più esposti a pericoli come le fake news, ovvero a tutte quelle pseudo notizie che alla fine tendono a influenzare la loro visione del mondo e a condizionarne le scelte. Il web e i social in particolare sono non solo fonte di informazione ma anche di contraddizioni nel loro utilizzo; molti utenti, il 55,1%, è convinto che il digitale stimoli odio, rancore, conflittualità, con percentuali che arrivano al 58,9 tra le donne e al 58,4 tra gli under 34, con un 22,6% che ha paura di cadere vittima di hater.

Per arginare il proliferare di fake news sul web, pericolo e disagio segnalato dal 56,2% degli italiani, il rimedio sembra essere per l’86,8% degli italiani, quello di prevedere pene più severe per chi diffonde deliberatamente false notizie per garantire non solo l’utente ma anche la qualità dell’informazione. La pandemia in questo senso ha aumentato la richiesta di informazione in particolar modo sul web e sui social facendo crescere nel contempo una serie di aspetti contraddittori come la falsa informazione e l’overload informativo diffusi a vari livelli mediatici. Se vi è una buona metà di italiani (54,2%) che ritiene positiva la presenza mediatica degli esperti nei vari campi della medicina, permangono giudizi invece negativi per il restante 45,8%, in quanto virologi ed epidemiologi ospitati nei salotti televisivi avrebbero solo creato confusione e disorientamento (34,4%) o sarebbero stati addirittura dannosi perché hanno causato allarme nella popolazione (11,4%).

L’infodemia comunicativa creatasi a seguito del Covid-19 ha alimentato false informazioni sulla malattia e sui vaccini portando molti utenti social a comportamenti con impatto decisivo sul quello che poi è stato l’andamento dei contagi. La lezione che ne è derivata è che vi sia un pericolo reale di informarsi solo sui social network da cui il rifugiarsi in una sorta di spazio chiuso, il fenomeno delle cosiddette “echo chambers”, luogo in cui si acquisiscono notizie solo sulla base delle proprie inclinazioni. Diventa allora importante e decisivo munirsi di maggiori competenze e spirito critico e rivolgersi alle giuste agenzie di comunicazione, le uniche che utilizzano canali verificati nella produzione e distribuzione delle notizie. Il web e i social non sono certo l’epicentro di tutta la disinformazione circolante nel mondo, ma rappresentano un ambito del tutto inedito e particolare rispetto ai tradizionali media, uno spazio pressoché infinito e spesso incontrollato in cui possono nascondersi fonti informative senza filtri e senza alcuna responsabilità nei confronti dei propri lettori. L’informazione di qualità rimane una peculiarità ancora una volta ad appannaggio dei quotidiani e della storia della carta stampata, o di una radio e di una televisione dove operano professionisti della notizia, un contesto in cui l’affidabilità deve ancora essere raggiunta, se mai lo sarà, da una rete ancora troppo piena di zone d’ombra e nodi ancora da chiarire.

Andrea Alessandrino

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