L’OPINIONE DEL FILOSOFO

Della democrazia, della politica e dell’etica

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cms_23544/0.jpgBisogna ripartire dall’etica, che viene prima della politica perché si colloca su un piano universale: solo così sarà possibile rifondare la democrazia e ricreare legami sociali. Quando le intenzioni individuali si caricano di significati universali, si trasformano in agenti di una trasformazione sociale e democratica. L’azione politica democratica non rinasce da una politica di classe, da una politica nazionalistica, da una politica degli interessi privati o da una politica del sacro. L’azione politica democratica rinasce solo dall’etica, il che significa che le leggi devono essere subordinate ai diritti. Ne consegue che nessuna azione politica non rispettosa dei diritti umani può essere giustificata in virtù di scopi presunti più alti. I diritti dell’uomo, la democrazia e la pace sono tre momenti necessari dello stesso movimento storico: senza diritti dell’uomo riconosciuti e protetti non c’è democrazia; senza democrazia non ci sono le condizioni minime per la soluzione pacifica dei conflitti.

In tempi che segnano il dilagare di regimi autoritari e antidemocratici, vale la pena ripercorrere alcuni concetti basici.

“Opera in modo che la massima della tua volontà sia tale da poter valere in ogni tempo come principio di legislazione universale” (Kant, Critica della Ragion Pratica, 1787).

DEMOCRAZIA E DIRITTI UMANI

In democrazia, quali sono i diritti che qualunque individuo di qualunque razza, religione, sesso, nazionalità, cultura, che partecipa a una comunità, vorrebbe vedersi garantito ab origine? Quali sono i diritti fondamentali di cui ogni essere umano deve usufruire? Come essere sicuri che tale determinazione di contenuto sia davvero valida per ogni essere umano e non sia invece suscettibile di relativizzazione culturale, o religiosa, o di altro genere?

La democrazia è la società dei cittadini, e i sudditi diventano cittadini quando vengono loro riconosciuti alcuni diritti fondamentali; ci sarà pace stabile, una pace che non ha la guerra come alternativa, solo quando vi saranno cittadini non più soltanto di questo o quello stato, ma del mondo. (N. Bobbio, L’età dei diritti, Einaudi, Torino, 1990)

cms_23544/1.jpgKant ne “la pace perpetua”, sancisce “L’idea di un diritto cosmopolitico che non è una rappresentazione fantastica di menti esaltate, ma il necessario coronamento del codice non scritto, così del diritto pubblico interno come del diritto internazionale, per la fondazione di un diritto pubblico in generale e quindi per l’attuazione della pace perpetua alla quale solo a questa condizione possiamo sperare di approssimarci continuamente”

(Kant, Per la pace perpetua, 1795)

Sono i diritti riconosciuti dai cittadini come quelle esigenze fondamentali e fondanti il patto sociale e la legittimità del potere centrale, pena il sovvertimento del potere in quanto non più legittimo.

Questo è sancito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Ginevra 1948. I governanti, i soggetti politici, hanno un obbligo morale esplicito e insostituibile nel difendere, tutelare e rispettare i diritti umani all’interno della comunità a loro sottoposta, e questo obbligo è prioritario rispetto a qualunque altra finalità.

cms_23544/2_1634697063.jpgNe segue che nessuna azione politica non rispettosa dei diritti umani può essere giustificata in virtù di scopi presunti più alti, come la difesa degli interessi nazionali. I diritti dell’uomo, la democrazia e la pace sono tre momenti necessari dello stesso movimento storico: senza diritti dell’uomo riconosciuti e protetti non c’è democrazia; senza democrazia non ci sono le condizioni minime per la soluzione pacifica dei conflitti.

Il rispetto per i diritti umani, a cui ogni potere statale è vincolato dal patto fra i suoi cittadini, esige la ratifica senza eccezioni di tutti i trattati che implementano i principi della Dichiarazione, e soprattutto esige la ratifica degli strumenti coattivi che rendono effettivo il rispetto dei diritti. Ogni limitazione delle prerogative di uno stato a favore di un organo terzo che deliberi con tanto di potere sanzionatorio introduce il problema dell’imparzialità di tale organo, che, come nel caso delle Nazioni Unite, deve essere un legittimo rappresentante democratico degli stati che partecipano alla definizione di questo processo giuridico.

ETICA E POLITICA

Assumendo che la politica sia attività autonoma dello spirito, cos’è la politica? È davvero la politica aliena da qualsiasi rapporto con altre manifestazioni dello spirito quali l’etica? A quale scopo o a quali scopi risponde l’attività politica?

cms_23544/3.jpgSecondo Hobbes che sostiene lo stato di natura: “Se due uomini desiderano la medesima cosa, di cui tuttavia non possono entrambi fruire, diventano nemici, e nel perseguire il loro scopo (che è principalmente la loro conservazione e talvolta il loro piacere) cercano di distruggersi o di sottomettersi l’un l’altro” ( T. Hobbes, Leviathan, Londra, 1651) , l’unico modo consiste nel lanciare un comune patto civile: “L’unico modo di erigere un potere comune che possa essere in grado di difendere gli uomini dall’aggressione di stranieri e dai torti reciproci – perciò procurando loro sicurezza in guisa che grazie alla propria operosità e ai frutti della terra possano nutrirsi e vivere soddisfacentemente – è quello di trasferire tutto il loro potere e tutta la loro forza a un solo uomo o una sola assemblea di uomini, che in base alla maggioranza delle voci, possa ridurre tutte le loro volontà a un’unica volontà”.

In questa logica, “La funzione del sovrano (monarca o assemblea che sia) consiste nel fine per il quale gli è stato affidato il potere sovrano, cioè il procurare la sicurezza del popolo, a ciò è obbligato dalla legge di natura, e di ciò deve rendere conto a Dio, autore di quella legge, e a nessun altro al di fuori di lui. Inoltre, per sicurezza si intende qui non una mera sopravvivenza, ma anche tutte le altre soddisfazioni della vita che ognuno possa procacciarsi con lecita industria senza pericolo o danno per lo stato”.

In politica e in democrazia, secondo Kant, l’etica è: “L’unico e solo principio di tutte le leggi morali e dei doveri a essi corrispondenti è l’autonomia della volontà. Al contrario, qualsiasi eteronomia del volere non solo non può costituire il fondamento di alcuna obbligazione, ma è anzi contraria al principio stesso di questo, e alla moralità della volontà”. (Kant, Critica della Ragion Pratica, 1787). Pertanto, bisogna operare secondo la legge morale: “Opera in modo che la massima della tua volontà sia tale da poter valere in ogni tempo come principio di legislazione universale”. (Kant, Critica della Ragion Pratica, 1787).

Il politico è delegato dal popolo ad assicurare lo scopo fondamentale della sicurezza e della protezione. In quanto soggetto politico egli ha il dovere di assolvere a questo scopo, che è uno scopo che ha a che fare con le volontà e gli interessi delle persone che a lui si rimettono per la realizzazione compiuta di esso.

La legge morale applicata alla politica ha dunque uno scopo etico. La politica è etica a livello intersoggettivamente più elevato, nel senso che la scelta di una decisione richiede la valutazione delle volontà di un numero ben più ampio di persone rispetto a quello delle persone coinvolte in una normale scelta etica, motivo per il quale è palesemente noto che il ruolo di leader politico è un ruolo di maggiore responsabilità rispetto a quello di un comune altro impegno o lavoro. Ma la responsabilità di cui è investito un leader politico resta una responsabilità etica anche se a un livello diverso della responsabilità etica dell’individuo verso altri individui.

Se un’azione politica è un’azione etica a livello intersoggettivamente più elevato, la non rispondenza di una azione a questi canoni la rende un’azione non accettabile politicamente, cioè tale da dover ripudiare il soggetto agente che la compie. L’azione del politico finalizzata a rispettare i requisiti del suo mandato rispetto ai suoi rappresentati - etica, dunque, proprio in questo senso - non può che costituirsi all’interno di una struttura complessiva del sistema politico che corrisponde all’ideale democratico.

cms_23544/F4.jpgSecondo Locke, l’essenza della democrazia politica implica il diritto di rappresentanza: se un potere ha un dovere etico di assolvere certi compiti, esso non può rimanere potere se tali compiti non vengono assolti, in quanto questo potere discende da quel dovere, a sua volta discendente da un patto di fiducia che ‘‘impegna’’ entrambe le parti, compresa la parte del rappresentante.

(Locke, Secondo trattato sul governo civile, 1689).

Il potere sovrano può evitare di essere sovvertito solo se rispetta il suo obbligo, che è quello di tenere conto degli interessi e delle volontà dei rappresentati che, hanno diritti inalienabili e inviolabili come cittadini.

La costituzione, che indica diritti e i principi fondamentali, mette in chiaro i requisiti fondamentali del patto e indica quali sono i doveri da rispettare da entrambe le parti. Nel concetto di democrazia: “La democrazia non può caratterizzarsi solo come governo della maggioranza, benché l’istituzione delle elezioni generali sia della massima importanza”.

cms_23544/6.jpg In una democrazia, i poteri dei governanti devono essere limitati ed il criterio di una democrazia è questo: in una democrazia i governanti – cioè il governo – possono essere licenziati dai governati se non salvaguardano quelle istituzioni che assicurano alla minoranza la possibilità di lavorare per un cambiamento pacifico, evitando che il loro governo sia una tirannia”, come sottolinea Karl Popper, (Karl Popper, La società aperta e i suoi nemici, Armando Editore, 1996)

In conclusione, il ‘’futuro della democrazia’’ sta non solo nell’estensione del numero degli stati democratici […] ma anche nel processo di democratizzazione del sistema internazionale.

Gabriella Bianco

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