L’UE IN CAMPO PER PATRICK ZAKY

Si fa pressione per avere gli osservatori dell’unione europea all’udienza del 22 febbraio

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Prima che diventi un nuovo “caso Regeni”, il governo italiano sta cercando di fare pressioni su quello egiziano affinché faccia luce al più presto e in modo trasparente sulla vicenda del giovane ricercatore dell’Università di Bologna, Patrick George Zaky. E proprio per non rischiare di ritrovarsi davanti a una situazione drammatica come quella vissuta da Giulio Regeni circa 4 anni fa, è arrivato il sostegno del Servizio europeo per l’azione esterna(Seae), l’organismo che gestisce le relazioni diplomatiche dell’Ue con altri Paesi al di fuori dell’Unione. L’organismo, guidato dall’Alto rappresentante Josep Borrell, ha fatto sapere tramite il suo portavoce, Peter Stano che il Seae è “al corrente del caso” e che stanno “valutando” la situazione con una delegazione UE direttamente al Cairo, “cercando di stabilire tutti i fatti, e se sarà necessaria un’iniziativa l’Unione sosterrà in pieno le autorità italiane”. Zaky, ricordiamo, era tornato in Egitto alcuni giorni fa per una vacanza con i propri famigliari, una volta atterrato all’aeroporto di Città del Cairo, è stato arrestato sulla base di un mandato di cattura di cui, ovviamente, non era a conoscenza. I capi di accusa vanno dalla diffusione di notizie false, promozione del terrorismo e diffusione di dichiarazioni che disturbano la pace sociale. I giudici, pertanto, hanno disposto uno stato di fermo di 15 giorni.

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Intanto, l’Ong Eipr (Egyptian Initiative for Personal Rights) tramite Aki - Adnkronos International – hanno lanciato un appello all’Italia “affinché continui a fare pressione sul governo del Cairo per ottenere il rilascio dell’attivista Patrick George Zaky e di continuare a chiedere di rilasciare Patrick”. Lobna Darwish, capo del dipartimento per i diritti delle donne e la difesa di genere dell’Eipr, ha affermato che ’’Patrick è stato sottoposto a torture ed è stato minacciato, il che ci rende molto preoccupati per la sua sicurezza e la sua libertà”. Per l’attivista dell’Eipr, le accuse che Zaky si trova ad affrontare “sono state mosse per alcuni suoi post sui social media (antigovernativi, ndr) e che è stato interrogato a proposito della sua attività in difesa dei diritti umani e del suo attivismo”. I termini del fermo scadono il 22 febbraio, giorno in cui è fissata la prima udienza in cui si spera nella presenza degli osservatori UE e che “vengano assicurate tutte le garanzie procedurali”, così come richiesto da Amnesty International in una lettera inviata all’Ambasciata egiziane a Roma.

Umberto De Giosa

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