L’ARTE E IL FILO CONDUTTORE DELLA MASSONERIA (VI^ Parte)

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Forse nulla accade per caso… la coincidenza è un termine che significa incidere insieme, l’accadere simultaneo sia spazialmente che temporalmente: uno dei sacerdoti della mia Chiesa, un salesiano, Don Gigi, le chiama Dio-incidenze.

Dio-incidenze o coincidenze, Poggio Caiano, oltre alla nascita di Filippo Mazzei, figura di spicco nella Massoneria illuminista e generosa, nato guarda caso il 25 dicembre, quasi la nascita di un nuovo sole, quasi un evocare i due soli danteschi, quello celeste e quello terreno, imperatore e papa, ognuno nel loro campo.

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Villa medicea- Poggio a Caiano

Poggio Caiano è un comune in provincia di Prato di circa diecimila anime, un paese giovane perché si è staccato da Carmignano solo dal 1962; sebbene non vi siano state trovate tombe, la zona circostante è ricca di splendide testimonianze etrusche e le decorazioni e gli affreschi della splendida Villa medicea ricordano che ci troviamo nell’antica Etruria.

La Villa voluta da Lorenzo de’ Medici, progettata da Giuliano da Sangallo tra il 1485 e il 1520 circa, a partire dall’entrata con il prezioso fregio in maiolica, che si trova nel portico, ha affreschi e decorazioni piene di intrecci mitologici e filosofici che riprendono il “Corpus Hermeticum” di Ermete Trismegisto, ovvero la rinascita di una cultura pagana, che inizia nell’antico Egitto per soffermarsi agli iniziali culti della nascente Roma, che come ben sappiamo si ispirano alla civiltà etrusca.

La villa è immersa in un bel giardino all’inglese (vedremo poi che c’è un filo conduttore fra Poggio Caiano e l’Inghilterra) ed è un esempio tipico dell’architettura medicea rinascimentale con ricerca di armonia e simmetria.

Nella facciata, presenta ai lati due scale che portano alla terrazza sopraelevata e al bel frontone in stile classico che reca nella cuspide lo stemma mediceo sottolineato da un fregio in terracotta invetriata policroma, l’originale decorazione è esposta dentro la villa mentre la copia esterna è stata eseguita nel 1986 dalla manifattura Richard-Ginori.

Magnifico è il piano nobile con la Sala di Leone X, con affreschi realizzati da Pontormo, Andrea del Sarto, Franciabigio e Alessandro Allori, rappresentano l’apoteosi di Cosimo come costruttore del buon governo di Firenze basato sul fiorire delle arti e delle virtù, sulla pace e la giustizia; vi sono raffigurati eventi storici di grandi personaggi, come Giulio Cesare che riceve i tributi dall’Egitto, il ritorno di Cicerone dall’esilio, Scipione vincitore di Asdrubale in Spagna ed altri; in una lunetta sono rappresentati “Vertumno e Pomona” che è l’unica parte originaria della decorazione iconografica voluta da Lorenzo il Magnifico, assieme al fregio ceramico di Andrea Sansovino costituito da tredici formelle di terracotta col mito neoplatonico dell’Anima, che si trova sul frontone.

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Sala di Leone X- Villa medicea di Poggio Caiano

La villa non ha visto solo il passaggio della famiglia Medici, dopo i Lorena fu la residenza di Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone Bonaparte e poi residenza di campagna di Vittorio Emanuele II; qui fiorirono storie di amore importanti, come quello di Francesco I de’ Medici e l’affascinante veneziana Bianca Capello, qui si amarono e qui morirono forse avvelenati; gli odierni appartamenti di Bianca Cappello al piano terreno testimoniano questo legame d’amore e di morte; qui pare si sia consumata una storia d’amore fra Elisa Baciocchi e il violinista Nicolò Paganini, che tenne nella villa numerosi concerti; qui si amarono la Bela Rosin ovvero Rosa Vercellana, una popolana torinese e Vittorio Emanuele II, che divenne poi moglie morganatica, due belle camere da letto al primo piano restano come testimonianza.

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Bagno nell’appartamento di Bianca Cappello- Villa medicea- Poggio Caiano

Tante sono le bellezze della Villa, mi soffermo solamente sulla lunetta con l’allegoria di Vertumno e Pomona un grande capolavoro del Pontormo.

Pontormo (1494-1557) fu un grande del Manierismo, un pittore fiorentino introverso e tormentato, le sue opere, le sue figure allungate e con gli occhi tondi così spirituali e spaventate riflettono la malinconia di un artista solo, perse infatti i genitori molto presto, poi vi fu la peste ed egli intanto faceva digiuni, si isolava in casa senza vedere nessuno e scriveva ogni giorno ciò che mangiava sul ‘Libro mio’, digiunava e aveva l’ossessione del cibo un chiaro riferimento alla mancanza d’affetto, quella mancanza d’amore che disperata e ormai arresa trasuda dalle sue opere piangenti.

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Pontormo- Parte di lunetta con Vertumno- Villa medicea - Poggio Caiano

A Poggio Caiano Pontormo raffigurò una leggenda tratta da Ovidio: il mito di Vertumno e di Pomona, il primo ormai vecchio e cadente con il canestro vuoto, la seconda con la falce e la pelle scura, entrambi abbigliati come contadini, sono in un ambiente bucolico ma popolaresco; sia Vertumno che Pomona sono accanto a due personaggi rappresentando così le età della vita ( molto sensuale, quasi osceno è l’adolescente nudo sopra Vertumno, mentre con Pomona le donne-età sono vestite); vi è in alto una scritta tratta dalle Georgiche di Virgilio invoca gli dei protettori dei campi.

La storia di Vertumno e Pomona è tratta dalle Metamorfosi di Ovidio, entrambi divinità etrusche protettrici dei giardini, degli orti e dei frutteti: il nome di Vertumno viene dal verbo vertere, cioè, il mutare legato all’autunno e alla primavera, morte e rinascita, mentre Pomona come si evince dal nome, pomo-frutto è una divinità della natura, in particolare delle piante da frutto, anche dell’olivo e della vite.

Vertumno la corteggiava ma veniva sempre respinto, finché non si trasformò in vecchia, riuscendo così ad avvicinarla e a parlarle d’amore, la conquistò con le parole e poi si rivelò nel suo vero aspetto e Pomona lo amò… un chiaro riferimento al conoscere prima il dentro delle persone e non l’aspetto fisico. Secondo Ovidio, Vertumno prese spunto da un olmo che fungeva da sostegno a una vite, che possiamo avvicinare alla cosiddetta vite maritata, una coltivazione della vite che s’avvinghia all’albero, oggi ci sono i pali di cemento, che è di origine etrusca e che in alcune piantagioni della Romagna esiste ancora.

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Pontormo- Parte di lunetta con Pomona- Villa medicea - Poggio Caiano

Vertumno rappresentava il trasformamento delle stagioni, Pomona con la sua falce miete e prepara alla morte la natura e gli uomini rappresentando così la dea triforme e il Mundus Cereris ovvero il mondo di Cerere, una delle tradizioni più oscure e antiche di matrice etrusca, la vecchia ribadisce questo concetto.

Vertumno è un dio di origine etrusca che ha la possibilità di trasformarsi in tutte le forme, metafora dei cambi di stagione che generano sempre nuovi frutti, diversi in ogni periodo dell’anno, ma anche i cambiamenti e i rinnovamenti nella vita delle persone, questo ciclo mitologico a partire dal Rinascimento fu assai celebrato.

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A destra coltivazione odierna della vite con pali - A sinistra coltivazione vite maritata

Pomona: la ninfa, la madre e la vegliarda; Vertumno a volte è scambiato con Silvano (le prime raffigurazioni di Cristo sono come Buon Pastore e come dio Silvano) è figlio-vegetazione di Pomona, della Grande Madre Natura, che muore e risorge ogni anno, si assopisce in autunno, muore in inverno e risorge in primavera; con l’avvento del cristianesimo il rito si capovolge il figlio diviene più importante e la dea triforme è traslata nella vergine Maria che diventa… O Vergine Madre, figlia del tuo stesso Figlio (Canto XXXIII del Paradiso)

I romani edificarono sull’Aventino un tempio dedicato al Dio, molto importante, noto era il fanum Voltumnae ovvero il Santuario di Vertumno dove ogni anno in primavera si riunivano i capi delle dodici città etrusche e vi si eleggeva il capo supremo della Federazione Etrusca.

Non si conoscono feste per Pomona, ma probabilmente i festeggiamenti detti Vertumnalia, erano dedicati sia a Pomona che Vertumno, venivano celebrati al termine dell’estate, non si sa bene se ad agosto o ad ottobre.

(Continua)

Le altri parti ai links:

https://www.internationalwebpost.org/contents/L%E2%80%99ARTE_E_IL_FILO_CONDUTTORE_DELLA_MASSONERIA_(I%5E_Parte)_31660.html

https://www.internationalwebpost.org/contents/L-rsquo;ARTE_E_IL_FILO_CONDUTTORE_DELLA_MASSONERIA_(II%5E_Parte)_31723.html

https://www.internationalwebpost.org/contents/L%E2%80%99ARTE_E_IL_FILO_CONDUTTORE_DELLA_MASSONERIA_(III%5E_Parte)_31789.html

https://www.internationalwebpost.org/contents/L%E2%80%99ARTE_E_IL_FILO_CONDUTTORE_DELLA_MASSONERIA_(IV%5E_Parte)_31860.html

https://www.internationalwebpost.org/contents/L%E2%80%99ARTE_E_IL_FILO_CONDUTTORE_DELLA_MASSONERIA_(V%5E_Parte)_31945.html

Paola Tassinari

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