L’ ARTE E IL FILO CONDUTTORE DELLA MASSONERIA (V^ Parte)

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cms_31945/1.jpgFilippo Mazzei (1730-1816) è stato un medico, filosofo e saggista; un massone convinto e tosto, di nobile e antica famiglia toscana di viticoltori, si definiva un agricoltore e firmava i suoi scritti con lo pseudonimo di Pippo giardiniere (che tanto fa ricordare un altro toscano ovvero San Filippo Neri che era chiamato dai romani Pippo bono), fu un tenace sostenitore delle idee illuministe, delle libertà individuali e della tolleranza religiosa.

Ebbe una vita avventurosa con alti e bassi economici, partecipò attivamente alla guerra d’indipendenza americana ed è ritenuto dagli storici uno dei padri della Dichiarazione d’Indipendenza americana.

Fu amico intimo dei primi cinque presidenti statunitensi: George Washington, John Adams, James Madison, James Monroe e soprattutto Thomas Jefferson, di cui era vicino di casa e socio in affari.

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Un caminetto Benjamin Franklin originale d’epoca, accanto ‘Le Colonial’ della Godin prodotto ancora oggi

Mazzei nacque a Poggio a Caiano, il 25 dicembre del 1730, fu amico del granduca Leopoldo di Toscana; per il granduca acquistò le stufe disegnate da Benjamin Franklin, (che realizzò un modello di stufa, conosciuto anche come ‘caminetto di Pennsylvania’ così pratico e innovativo che ancora oggi è prodotto) diventando amico di questo eclettico intellettuale, inventore e politico statunitense uno dei Padri fondatori degli Stati Uniti.

Ventenne se ne andò come medico e giramondo, svolgendo diverse attività, nel 1754 giunse a Londra dove si arricchì con il commercio di derrate alimentari, soprattutto col vino e poi successivamente il via all’avventura americana.

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Ritratto di Filippo Mazzei in giovane età

Nel 1773 Mazzei si trasferì in Virginia, con al seguito un gruppo di agricoltori toscani. Partì da Livorno con la nave Triumph con contadini toscani, una sarto piemontese, trentatrè tipi di vite, piante di olivo e della noce, ovuli di baco da seta, scarpe, carta da musica, libri ( il recente edito nella città labronica ‘Dei delitti e delle pene’ del Beccaria ) , e due capre, tutte cose inesistenti nelle Americhe, approdando in Virginia e là, in quello stato fertile di idee e di uomini illustri, conobbe e frequentò tutti e cinque i primi presidenti americani George Washington, Thomas Jefferson, John Adams, James Madison, James Monroe ed anche George Wythe. In questo periodo una breve parentesi italiana si concluse con un precipitoso ritorno in Inghilterra a seguito di una denuncia al tribunale dell’Inquisizione per “importazione di libri proibiti”. L’illuminismo e le idee di libertà religiosa che animavano il Mazzei, ben tollerate nella Londra di fine XVIII secolo, erano tabù nella bigotta realtà italiana stretta nella ferrea morsa della controriforma. […] nacque la tenuta di Colle (il cui nome deriva da Colle di Val d’Elsa, perché Mazzei aveva preso ad esempio la campagna attorno alla città toscana), successivamente ampliata. Lo univa a Jefferson un sodalizio commerciale, con il primo impianto di una vigna nella colonia della Virginia, ma soprattutto un sodalizio intellettuale, frutto di una comune visione politica e di ideali condivisi, che si sarebbe protratto per oltre 40 anni (https://www.circolofilippomazzei.net/filippo-mazzei)

L’amata Virginia, con la proprietà del Colle, (che era accanto a quella famosissima di Monticello di Thomas Jefferson, il quale impiegò oltre 40 anni per progettare e costruirsi la villa ideale che oggi è Patrimonio Unesco), se politicamente gli fu assai favorevole, economicamente fu un fallimento perché il clima e il terreno della Virginia non erano idonei alla coltivazione dell’olivo e della vite e nel 1774 un’inusuale gelata distrusse le coltivazioni, così Mazzei partì verso altri lidi, continuando ad andare e venire nella sua amata Virginia sino a che nel 1785 non tornò più e arrivò a Parigi.

Mazzei importò nei nascenti Stati Uniti il mais, riportandolo all’America dalla Toscana in una varietà nuova, che venne chiamata Mazzei’s corn, nientemeno che il pop-corn.

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Virginia- Targa-ricordo della proprietà ‘Colle’ di Filippo Mazzei e stampa d’epoca

A Parigi entrò in contatto con i rivoluzionari pubblicando diversi focosi scritti contro l’opprimente dominazione inglese, inneggianti alla libertà, all’uguaglianza e contro i giacobini che riteneva avrebbero portato una mala interpretazione e realizzazione degli ideali rivoluzionari e non avrà torto perché vi saranno poco dopo Robespierre e il Terrore. Mazzei assieme alla sua Massoneria avevano un progetto: convincere Luigi XVI, che era un massone, a rinunciare al potere assoluto e a concedere la Costituzione. Fu la regina Maria Antonietta, assai reazionaria, che contrastò il progetto e la rivoluzione si tramutò poi in un bagno di sangue.

cms_31945/5.jpgNel 1788, sempre a Parigi, Mazzei pubblicò una voluminosa opera in quattro volumi sulla storia della rivoluzione americana.

Oppresso da problemi economici, nel 1791 si trasferì a Varsavia, contribuendo alla stesura della Costituzione, ma dopo all’incirca un anno rientrò definitivamente in Toscana, stabilendosi a Pisa, dove si sposò ed ebbe una figlia e dove coltivò uno splendido frutteto di cui aveva la stessa amabile cura che aveva per l’umanità

Nel 1795 la Polonia fu dissolta dalla terza spartizione effettuata da Russia e Prussia, Mazzei con grossi problemi economici si recò di nuovo a Varsavia per recuperare il denaro che gli doveva il destituito re polacco, fu accolto benevolmente dall’imperatore russo Alessandro I, che gli concesse una pensione.

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Nel 1795 Mazzei redigeva il proprio testamento raccomandando l’anima a Dio, lasciando una somma per l’accensione di candele in Chiesa per la propria anima.

Era un massone ma era anche un buon cristiano… Lo tormentava un dubbio: come era possibile che i bambini innocenti, morti senza battesimo, finissero sul bordo dell’Inferno, nel Limbo, e non in Paradiso? Ne parlò al sacerdote che seguiva i giovani studenti dell’Ospedale, ma il buon uomo si disse impreparato a rispondere a una così complessa domanda e gli scrisse su di un foglio il nome di un confratello, teologicamente ben più preparato, al quale Filippo si sarebbe potuto rivolgere per ottenere risposte chiare ed esaustive. Quando Filippo lesse quel nome raggelò, si trattava dell’Inquisitore di Firenze. Ovviamente non lo andò a trovare, ma il suo nome era stato oramai irrimediabilmente segnalato. Bisogna sapere che a quel tempo sulla società toscana, ma questo accadeva anche negli altri stati cattolici, oltre al potere laico dell’aristocrazia, pesava sulla società il controllo capillare della Chiesa. Per trovare un paragone calzante in epoca vicina a noi più vicina, si potrebbe citare l’efficiente sistema poliziesco dell’Unione Sovietica; la Toscana poi, al tempo in cui Filippo faceva questo pasticciaccio delle domande inopportune, era nell’occhio del ciclone. Infatti, con la morte dell’ultimo dei Medici Gian Gastone nel 1737, il governo della Toscana veniva affidato ad un Iniziato alla Libera Muratoria, Francesco Stefano, Principe di Lorena; il papa, quindi, si era ritrovato il diavolo alle porte di casa! Clemente XII era l’unico regnante in Europa ad accorgersi che lo spirito laico, l’amore per il libero pensiero, le tendenze democratiche e liberali della Massoneria andavano a minare l’edificio feudale che da secoli ingabbiava l’Europa, una piramide di potere tenuta in piedi proprio dalla giustificazione religiosa che Dio aveva voluto che il mondo fosse così e che ogni tentativo di modificarlo doveva essere ricondotto ai sotterranei tentativi del diavolo di distruggere il mondo, la pace, e soprattutto l’ordine che vedeva il potere e la ricchezza nelle mani della nobiltà laica e clericale e il cui cemento erano l’ignoranza, la superstizione e la miseria del popolo. Papa Clemente, con la bolla ‘In eminenti apostolatus specula’ del 28 aprile 1738, scomunicava la Libera Muratoria, presentandola al mondo come una pericolosa setta demoniaca. (Giovanni Ranieri Fascetti- Filippo Mazzei profilo di un massone)

Filippo Mazzei muore a Pisa il 19 marzo 1816 è sepolto nel cimitero di Pisa.

(Continua)

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Le altri parti ai links:

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https://www.internationalwebpost.org/contents/L-rsquo;ARTE_E_IL_FILO_CONDUTTORE_DELLA_MASSONERIA_(II%5E_Parte)_31723.html

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https://www.internationalwebpost.org/contents/L%E2%80%99ARTE_E_IL_FILO_CONDUTTORE_DELLA_MASSONERIA_(IV%5E_Parte)_31860.html

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Paola Tassinari

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