LADY BE

Chirurga della plastica

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Nata a Rho, in provincia di Milano, ma cittadina del mondo, Lady Be - all’anagrafe Letizia Lanzarotti - è un’artista a tutto tondo che ha saputo coniugare bellezza, cultura e impegno sociale.

Artista pop, la sua arte sprizza gioia da tutti i pori - o meglio, da tutti i tasselli - rendendo onore al nome della sua autrice. Ma non solo: al di là del colore, protagonista assoluto delle sue opere, ciò che colpisce e che perdura nell’animo dell’osservatore è il concept. Tutti i suoi mosaici sono infatti realizzati con scarti di plastica raccolti sulle spiagge e in ogni altro luogo in cui sia necessario l’intervento dell’uomo per ripulire l’ambiente.

Raccolti, divisi per colore e insacchettati con cura, questi scarti verranno trasformati e restituiti al mondo con una nuova identità: dall’opera ecologica all’opera d’arte.

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Lady Be

Ma com’è nata quest’idea di fare arte riciclando gli scarti di plastica?

“L’idea è nata principalmente dal culto degli oggetti - spiega -. Avevo iniziato a raccogliere tutte quelle cose che, in un modo o nell’altro, erano legate alla mia infanzia e alla mia adolescenza: giocattoli, sorpresine, involucri di make-up, penne, bottoni. Memorie di una vita, raccolti e assemblati in un primo diario dei ricordi.”

Decide poi di proseguire su questa strada realizzando il suo primo ritratto, quello di Marilyn Monroe, opera pop ispirata a Andy Warhol. Dopo questo momento non si è più fermata, continuando non solo a produrre mosaici in stile pop ma perseverando a raccogliere il materiale plastico necessario alla loro realizzazione. In un solo colpo, contribuiva alla pulizia dell’ambiente e alla “gioia degli occhi” trasmettendo, in entrambi i casi, un messaggio positivo alla collettività.

Impossibile, a questo punto, non condividere con gli altri le proprie scoperte: Lady Be inizia così a sensibilizzare i più piccoli portando il suo messaggio all’interno delle scuole e coinvolgendo i ragazzi nella raccolta della plastica.

I mercatini dell’usato diventano la sua meta di pellegrinaggio preferita tanto che, ben presto, un unico atelier non è più sufficiente a contenere tutto il materiale raccolto. C’è da dire che anche il pubblico adulto, oltre ai bambini, ha accolto con fervore l’invito a smaltire intelligentemente la plastica in disuso. Ecco, è da questa sinergia e da questa collaborazione di persone semplici ma responsabili, che nascono le opere di Lady Be.

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La prima opera: Marilyn Monroe by Lady Be

Per Lady Be la cosa più importante è che tutti gli oggetti che compongono le opere, oltre a veicolare il suo messaggio di sensibilizzazione al riciclo, possiedano una memoria personale. In effetti ogni più piccolo elemento conserva il ricordo di momenti vissuti e di emozioni provate, in cui lo spettatore può riconoscersi. Tanti giocattoli o oggetti che si trovano sulle sue opere sono riconoscibilie questo squarcia il velo dello spazio-tempo, permettendo all’osservatore di calarsi nelle propria storia.Le sue opere diventano quindi “altare della memoria” non soltanto per il soggetto rappresentato - magari l’attore o il cantante preferito - ma anche per il contributo di quei piccoli oggetti che compongono l’opera stessa.

Come tanti di noi, anche Lady Be ha subito un brusco arresto durante il lockdown. Abituata a viaggiare in lungo e in largo per il mondo per promuovere la sua arte e diffonderne il messaggio,ha colto l’occasione per scendere ancora più profondamente nelle viscere del sociale. Le opere di questo periodo vedono protagonisti il personale medico e sanitario, reinterpretati sulla base di opere antiche o di moderni murales. Nascono così “l’infermiera con l’orecchino di perla”, ispirata al dipinto di Johannes Vermeer e “L’infermiera che abbraccia l’Italia”.

La particolarità di queste opere è che sono state realizzate utilizzando, oltre ai soliti oggetti, guanti chirurgici ed elastici di mascherine.

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“L’infermiera con l’orecchino di perla” by Lady Be - anno 2020

La cosa incredibile è che questi dispositivi sanitari, il cui scopo è proteggere le persone, sono diventati un ulteriore elemento di inquinamento del pianeta. Utilizzarli per la composizione delle opere è stato rendere ancora più attuale il messaggio di uno smaltimento responsabile dei rifiuti. “In qualche modo il pianeta ci ha mandato un messaggio - spiega -; come noi, anche la natura è stata ferma per mesi ma questo tempo le è servito per rigenerarsi. Questo cosa ci dice?”

La riflessione è aperta.

Quel che è certo è che Lady Be, di questi rifiuti ne fa sicuramente un ottimo uso e, come dicevo all’inizio, non le basta più un atelier per stoccare tutto il materiale raccolto.

Oggi l’artista conta quattro sedi: in Calabria, a Roma, in Liguria e in Lombardia. Con annessi box e cantine.

“C’è plastica ovunque - sospira sorridendo - tutta sminuzzata e stoccata per colori e sfumature, pronta all’uso”. Chiunque può contribuire alla raccolta: dai bambini da lei sensibilizzati all’interno delle scuole, agli adulti coscienziosi e responsabili. Bisogna ammetterlo, la formula funziona alla grande!

Ma per Lady Be non c’è respiro: deve produrre opere in continuazione per smaltire la plastica che, giorno dopo giorno, si accumula nei suoi magazzini. “Una vita faticosa - ammette - ma anche piena di soddisfazioni.”

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“Barbie Tumefatta” by Lady Be - anno 2016

Ciò che colpisce del concept di lady Be è che, oltre al messaggio di salvaguardia dell’ambiente c’è anche quello delle “seconde chances”: un oggetto che ha fatto parte di un pezzo della nostra vita, ad un certo punto assume una nuova identità.

Il tempo di realizzazione è un altro elemento che fa molto riflettere. Il lavoro che c’è dietro un’opera non si può quantificare perché non si limita alla pura composizione. C’è dietro tutto il discorso di ricerca, di sensibilizzazione, di smaltimento, di riciclo che presuppone mesi di ricerca e innumerevoli persone di buona volontà.

Dulcis in fundo, l’arte di Lady Be è anche un pacifico strumento di protesta. Lo testimoniano le opere sul tema della violenza di genere. Tra queste la “Barbie Tumefatta”, realizzata utilizzando dei pezzi di Barbie rotte e ricomposte.

Quest’opera ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della violenza sulle donne e di ricordare che ogni violenza deve essere denunciata: “Ho scelto il volto di Barbie perché viene solitamente percepito come perfetto, come massima aspirazione di ogni donna. Il messaggio, quindi, è ancora più forte”.

Che dire di più? Le parole non bastano a raccontare ciò che Lady Be, silenziosamente ma efficacemente, fa ogni giorno nel suo atelier ma ci è sicuramente di sprone per impegnarci, ciascuno con il proprio personale talento, a fare qualcosa di bello e di buono per il nostro pianeta e per l’umanità.

Chi raccoglie la sfida?

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L’intervista che segue è stata realizzata da “Tavoli HeArt” per la Social TV della storica Libreria Bocca di Milano, all’interno della splendida cornice di Galleria Vittorio Emanuele II.

La Libreria Bocca dal 1775 è locale Storico d’Italia con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

L’articolo è pubblicato su “International Web Post” che, nella persona del suo fondatore e direttore Attilio Miani, si fa portavoce della partnership tra un magazine di informazione internazionale e una libreria storica unica nel suo genere.

#socialtvlbocca

Dove trovare Lady Be:

www.ladybeart.com

https://www.facebook.com/ladybeart

https://www.instagram.com/letizialadybe/

Simona HeArt

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