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La Corte UE: Direttiva "Qualità dell’aria" violata dall’Italia

Giustizia_5_10_2020.jpg

cms_19992/apertura.jpgScappellotto all’Italia e monito che serve d’esempio per tutti gli Stati UE che dicono una cosa e poi ne fanno un’altra in un tema così importante come quello del clima. Dal 2014, infatti, la Commissione europea ha contestato all’Italia non solo di aver consentito il superato dei livelli PM10 in alcune zone, con conseguente violazione della direttiva “Qualità dell’aria”, ma anche di non aver fatto nulla per invertire la tendenza. Quindi la Commissione, dopo aver ritenuto fuffa i chiarimenti del bel Paese, ha proposto ricorso alla Corte Europea che, con la sentenza resa nella causa C- 644/18, ha preso atto non solo che le violazioni erano ormai croniche dal 2007 al 2018, ma che il "superamento è tuttora in corso’’. Milano, Torino, Venezia-Treviso, Roma, Napoli e Palermo le zone su cui il dito è stato puntato. Peccato che si tratti solo di uno scappellotto, come abbiamo detto in apertura, poiché non non sono state comminate sanzioni. Difatti, la procedura attivata risponde alle articolazioni stabilite dall’art. 258 TFUE (trattato sul funzionamento dell’Unione Europea), fermandosi quindi alla presa d’atto della infrazione, in attesa di un cambio di rotta del Paese incolpato. Solo dopo che la Commissione europea avrà constatato la persistenza delle violazioni, si potrà procedere, attraverso lo strumento offerto dall’art. 260 TFUE, per infliggere sanzioni economiche pesanti. La necessità di proroghe nell’adozione delle iniziative utili a invertire la tendenza per difficoltà tecniche e strutturali, così come sostenuto dall’Italia, non può trovare accoglimento come giustificazione delle proprie mancanze, poiché tale approccio aprirebbe la strada ad un rinvio infinito, vanificando il senso della direttiva. Nella decisione che alleghiamo sono specificate le singole zone in cui le violazioni sono state più evidenti. In tempi di pandemia, dove sembra che non vi siano grandi difficoltà a prendere decisioni per imporre lockdown in grado di arginare la diffusione del contagio, sembra davvero contraddittorio che non si riesca a fare praticamente nulla per evitare che la pessima qualità dell’aria che respiriamo produca ogni anno malattie e morti in numero di gran lunga superiori. Ma quelle malattie e quei morti non fanno notizia. Non si sa perché. E così potremo continuare ad accendere il motore endotermico della nostra cara macchinina o una bella sigaretta da gustarci prima e dopo i pasti, consci che nessuno, nonostante tutti sappiano i disastri che ne seguiranno, faccia un bel nulla per evitarlo. Forse, però, la colpa è solo nostra.

Nicola D’Agostino

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