LA "STREGA DI GAETA"

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Tra il ’500 e il ’600, la Chiesa investì imponenti energie nella lotta contro il diffuso concubinato e nel controllo delle vertenze matrimoniali.

Nella lotta alle superstizioni, ci furono proprio le tante sfere proibite degli amori delle donne, dall’uso di sangue mestruale, come ingrediente fondamentale dei preparati magici, ai riti della vigilia di San Giovanni Battista, alle punizioni inflitte agli amanti traditori, quali impotenza e calvizie.

La vita amorosa femminile viene demonizzata. La vulva incute preoccupazioni crescenti e il potere spirituale se ne sente minacciato.

cms_27342/2_1661912745.jpgLa magia tradizionale amorosa, fatta di filtri atti a suscitare amore forzato nell’amante prescelto, è in massima diffusione anche nel nostro territorio.Decine e decine sono le nobildonne che si rivolgono alla fattucchiera per ottenere filtri da somministrare segretamente all’amante.Preparati d’erba, infusi, decotti, sono attività quotidiane delle fattucchiere, il cui fiorentissimo commercio viene combattuto più dal Clero che non dal governo spagnolo.

I Monaci sono ben consapevoli che la loro supremazia commerciale, nel ramo dei preparati a base di erbe, è minacciata da una spietata concorrenza.

Relegate tra le mura domestiche, costrette a matrimoni combinati, le donne trovarono se stesse nella liberazione della loro sessualità.

Infatti, ricorrendo alla fattucchiera, si misero nella condizione di scegliere non solo un amante ma anche i mezzi oscuri per ottenerne l’amore.

cms_27342/3.jpgLa figura della strega, la cosiddetta “Janara” nasce soprattutto dalla tradizione del mondo contadino.

Non dimentichiamo infatti, che la donna passava la maggior parte del tempo in casa e gli utensili disponibili erano ben pochi.

E’ il caso della scopa come mezzo di trasporto. La classica saggina in strame, ottima per ripulire le foglie in giardino.

Così come il calderone, comune pentolone per preparare i frugali pasti, o l’uso del cappello, che in questo caso, non è a punta ( quello appartiene alle streghe progressiste americane e del Nord Europa) ma sostituito da lunghi capelli spettinati e da fazzoletti sporchi sulla testa.

Nonostante tante ricerche negli archivi locali, non conosciamo ancora oggi, figure di streghe Gaetane col cappello né tanto meno accompagnate dai famigli, demoni in forma animale, solitamente un gatto nero, che fungono da messaggeri tra il Diavolo e la strega.

La Strega Gaetana ha meno velleità legate alla moda. Bada alla sostanza di ciò che è, e non alla forma.

Conosciamo però figure di streghe che hanno queste caratteristiche fisiche, almeno dalla descrizione di alcuni testi del 600: “ vecchie sdentate, con lunghi capelli impiastricciati di sporco, che non hanno animali da compagnia, né vivono in casa con altri componenti”.

La maggior parte di descrizioni parla di donne anziane sole e trascurate, evitate dalla comunità, povere che vivono in catapecchie, in estrema urgenza anche igienica.

Sono donne sole che preparano unguenti medicamentosi e filtri d’amore per ricche nobildonne che cercano di “legare” l’amante perduto.

Era molto in voga anche a Gaeta, nel pieno 600, ricorrere alle arti magiche delle fattucchiere per guarire dai mali fisici o semplicemente per farsi togliere un malocchio.

La Strega a non è né buona né cattiva. Agisce in base alle richieste delle persone che le si rivolgono, fa del bene ma anche del male.

Conosce bene i rudimenti dell’erbologia perché proviene dal mondo contadino e conosce anche l’anima delle persone, i loro bisogni e problemi.

In linea di massima, considerando la scarsa disponibilità di fonti locali, le notizie che ne abbiamo tratto permettono di delineare i due aspetti della strega nostrana: una Domina Herbarum ( signora delle erbe) capace anche di curare piccoli malanni, oltre che effettuare pratiche magiche, con una clientela povera, popolana, dalla quale ricava pochi spiccioli, beni di prima necessità, che però le servono per sopravvivere e la strega dedita alla magia rossa amorosa, con clientela facoltosa, dalla quale ricava lauti guadagni.

A volte dà l’idea dell’anziana del villaggio ma quando poi si imbatte nella lite tra la Janara e i “Monaci che cercano di soffiarle la clientela” ci si rende conto la Signora Oscura si fa ben rispettare. Anche perché, alcuni monaci, sono suoi stessi clienti!

Lo storico svizzero Jacopo Burckhardt (1818 – 1897), nel suo capolavoro “La Civiltà del Rinascimento in Italia “, scritto nel 1860, citando il poeta umanista Giovanni Pontano, (1422-1503), riporta che questi, in uno dei suoi dialoghi (l’Antonio), riferisce della “strega di Gaeta” parlando della concorrenza esercitata nell’arte guaritoria dai frati mendicanti:
“ Trattandosi di incantesimi attivi, alla strega vuolsi principalmente attribuire l’eccitamento all’amore o all’odio tra uomo e donna, o qualche maleficio tendente semplicemente a nuocere o a danneggiare.”

Nella tradizione popolare, la Strega di Gaeta era così famosa da averne parlato anche il Pontano.

Il suo Suppazio, viaggiando, arriva alla di lei abitazione, proprio nel momento in cui ella “dà udienza ad una giovane e ad una fantesca, che vennero con una gallina nera, con nove uova deposte di venerdì, con un’anitra e con filo bianco, atteso ché è il terzo giorno dopo la luna nuova: pel momento esse vengono rimandate e invitate a tornare per l’ora del crepuscolo. Sperabilmente non trattasi che di un pronostico: la padrona della fantesca è stata ingravidata da un frate; alla fanciulla l’amante s’è reso infedele e s’è chiuso in un convento”.

La strega si lagna: « dopo la morte di mio marito, io vivo di questi affari, e potrei godermela, perché le nostre donne di Gaeta sono molto credule; ma i frati mi rubano il mestiere, spiegando sogni, placando per denaro la collera dei Santi, promettendo

un marito alle fanciulle, un figlio maschio alle donne incinte, un figlio alle sterili, oltre che di notte quando i mariti escono per la pesca, le visitano di soppiatto, dopo aver preso di giorno gli appuntamenti in chiesa ».

Suppazio l’avverte di non tirarsi addosso le ire del convento con simili discorsi, ma ella non ha paura di nulla, perché il guardiano è un’antica sua pratica”.

Tuttavia i Monaci sono un problema. Quello che lei costruisce con le sue malie, i monaci tolgono. Quello che lei prepara mescolando le erbe, i monaci copiano e ripropongono.

Ma la Janara Gaetana, oltre che brava erbologa, resta insuperabile nella Magia Rossa amorosa, che benigna non è.

E che, straordinariamente, all’epoca, era poco punita, tranne casi eclatanti (di cui parleremo in seguito) con, al massimo, qualche giorno in gattabuia.

Nell’immaginario popolare locale, la Janara è sempre una strega seminuda che vive isolata dal nucleo abitato e che, se scoperta, aggrediva o addirittura sbranava le sue vittime.

Usciva di notte per entrare nelle stalle a rubare cavalli o asini, da utilizzare come mezzo di trasporto al Sabba, e li riportava a notte fonda, sfiniti. Molte bestie morivano per la troppa fatica.

Segno distintivo della sua presenza erano le “trecce ai cavalli” ossia l’intreccio della lunga criniera dei poveri animali.

Le Janare erano molto temute e la gente, per evitare che entrassero in casa di notte, si difendeva ponendo una stola benedetta dietro l’uscio di casa oppure una scopa che avrebbe costretto la strega a contarne i fili tutta la notte; anche una borsina con i grani di sale era ritenuta protettiva

Alla vista dei fili della criniera e/o dei grani di sale, per potere magico, la strega sarebbe stata costretta alla loro conta tutta la notte, fino alla venuta dell’alba, mortale per lei.

A corredo del testo, E. F. Brewnall, Visita alla strega, 1882, olio su tela

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Amore Oscuro e Magia a Gaeta

Abbiamo detto che in pieno Seicento, a Gaeta, era un fatto ordinario che moltissime nobildonne, in particolare quelle spagnole, residenti in città, ricorressero all’aiuto della fattucchiera per procacciarsi l’amore dell’amante di turno. In enorme e diffusa voga erano, infatti, le “fatture d’amore”.
Uso di sangue mestruale, capelli, unghie e qualsiasi oggetto di appartenenza dell’uomo amato,erano utilizzati per pratiche di magia atte a suscitare il suo amore, il suo desiderio.
Ma anche fargli del male, nei casi di abbandono o tradimento.
Numerose le pratiche nere per fargli perdere i capelli, i denti, o provocargli l’impotenza.
Sostanzialmente erano pratiche di magia “amorosa o rossa” ma sempre oscure e dannose restavano; ecco perché le colloco comunque nell’ambito della magia nera.
Le suggestioni delle nobildonne, le loro gelosie, velleità, facevano gola alle fattucchiere locali che si arricchivano alle loro spalle.
Ogni dama, infatti, si dimostrava desiderosa di primeggiare su tutte le altre dame per la sontuosità degli abiti, per lo splendore dei gioielli, per il numero degli amanti.
E le fattucchiere le incitavano in queste battaglie amorose, liete dei lauti guadagni.
In tutta Italia le pene per i “reati a carattere magico” erano severe, molto severe e le punizioni corporali al limite della tortura. Figuratevi nel resto d’Europa.
Anche in questo, sorprendentemente, la città di Gaeta si distingue: le pene erano scarse, spesso inesistenti e solo in un episodio si arrivò al sequestro dei beni e all’esilio delle donne. Un episodio che fortunatamente gli archivi hanno registrato e custodito.

Storia Magica di un amore respinto

cms_27342/4.jpegNel 1616, Antonio Manriquez, Reggente del Tribunale della Vicaria, fu imprigionato nel Castello di Gaeta.

Tre anni prima, questi, aveva aiutato la suocera, Donna Vittoria Mendoza e la di lei figlia, a realizzare una fattura d’amore contro il viceré del Regno di Napoli, il Duca Don Pedro Tellez Giron.

Il primo Ottobre del 1616, i tre furono scoperti e condannati: alle donne furono sequestrati i beni personali che avevano in casa, migliaia di ducati (una cifra grandissima per l’epoca) e bandite dalla Città di Gaeta.

Antonio Manriquez fu privato della carica di Reggente e incarcerato nella Fortezza di Gaeta.

La grande diffusione del commercio magico

cms_27342/5.jpgLa strega locale esercita un vero e proprio mestiere e ha bisogno di denaro. Il suo compito è quello di soddisfare le tante richieste delle donne Gaetane.

Ma non si limita solo a pratiche di magia rossa, che costituiscono il grosso delle commissioni che riceve; conosce anche le piante, le loro proprietà e sa come preparare veleni.

Da questo punto di vista, è temibile il suo commercio che cerca di far primeggiare su quello dei monaci. Tuttavia il campo più importante resta quello amoroso, anzi degli intrighi amorosi.

Spaventosa l’enorme diffusione di filtri atti a provocare amore in amanti indifferenti,per abortire frutti di amori colpevoli, intrugli assurdi venduti per magici ma che servono alla fattucchiera per sopravvivere.

Oltre a tutto questo, abbiamo anche una moltitudine di ciarlatani; anch’essi preparano e vendono intrugli di tutti i tipi e per tutti i mali.

Il popolino ha paura di quei filtri, teme che siano pericolosi per la salute fisica, e che rechino danni anche a quella mentale.

Emerge chiaramente un quadro sociale e ben preciso della creduloneria, della superstizione radicata, della diffusione enorme di pratiche divinatorie, amorose, di malefici, mescolato però a una grande devozione, a una religiosità vera, sincera, dolente.

Il Clero non sa come affrontare questo fenomeno sociale. Non riesce ad estirpare le tanto vive superstizioni, le pratiche magiche sul territorio.

Esorta a non credere a queste pratiche, a non rivolgersi alle fattucchiere perché il tutto è opera di Satana; ma nello stesso tempo, molti ordini religiosi sono anch’essi dediti a queste pratiche perché fruttano immenso denaro.

Tanti frati si concedono amanti, soprattutto le mogli dei pescatori, sole in casa la notte, e alle quali danno appuntamento in chiesa la mattina, per passare la notte seguente assieme.

Tante le donne ingravidate dai frati. Così come tanti esponenti di ordini religiosi che non si limitano a vendere i loro preparati erbacei per curare patologie, ma anche a carattere esoterico, amuleti, ampolline con protezione attiva, decotti strani.

La Chiesa non sapendo più come arginare la problematica, decide di tollerare questo fenomeno e servirsene per rimpinguare le esigue casse.

Culti pagani ancora viventi e dedicati alle Dee Iside, Ecate, Diana, ancora venerate in segreto, nonostante il pieno Cristianesimo.

Religione, superstizione, magia in un costante mix tra sacro e profano.

(Foto di Copertina - Una Notte Magica sulla Torre di Mola, Formia, progetto grafico di Benedetta Zinìcola. - foto interne dal web)

Benedetta Zinìcola

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Elisabetta

Da appassionata lettrice della pagina Facebook "Mito Mistero e Magia" che Benedetta Zinicola dirige da molti anni, sono lieta di poter leggere i suoi scritti anche qui. Competenza, ricerca, sensibilità, talento puro, sono le caratteristiche di questa scrittrice, molto stimata e seguita.
Commento del 11:16 14/10/2022 | Leggi articolo...

Massimo

Bellissimo, mai letto niente del genere su un testo di storia locale...
Commento del 15:10 07/10/2022 | Leggi articolo...



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