LA "TEMPERANZA" COME EQUILIBRIO DENTRO DI NOI E NEL MONDO

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Non c’era da dubitare che il Comune di Trieste corresse ai ripari dopo che, alla prima delle 4 Lezioni di Filosofia degli Editori Laterza, non avevano potuto partecipare ben 250 cittadini in esubero rispetto alla capienza della sala del Ridotto “Victor de Sabata” del teatro Verdi. Grazie alla subitanea mobilitazione del sindaco Dipiazza, dell’assessore Rossi e del sovrintendente Pace, per le altre conferenze e già in occasione della seconda, sulla virtù cardinale “La Temperanza”, si è provveduto mettendo a disposizione la sala principale del teatro con i suoi 1.300 posti.

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Non poteva essere diversamente, in un contesto sociale dove le istituzioni locali sono particolarmente attente a soddisfare la tradizionale propensione cittadina per tutto ciò che sia all’insegna della cultura. Così, a sostegno dei cicli delle conferenze Laterza, la vicepresidente della CR Trieste Tiziana Benussi ha detto che “fanno bene alla comunità triestina”. Le fa eco la dichiarazione dell’assessore comunale alla Cultura Giorgio Rossi: “In un mondo tecnologico e tecnocratico dove comanda il tecnicismo, abbiamo un gran bisogno di filosofi e di scrittori che si occupino di aiutarci a capire cosa c’è dentro di noi, e la lotta all’ignoranza è uno degli impegni più importanti per un’amministrazione pubblica”. D’altra parte, il premio agli sforzi profusi dalle istituzioni viene proprio dall’affluenza massiva agli incontri delle Lezioni di Filosofia nelle mattinate domenicali, come messo in rilievo dallo stesso rappresentante delle Edizioni Laterza, Lodovico Steidl: “A Trieste c’è un pubblico talmente sensibile alla cultura per cui non esiste altra città in Italia con un rapporto così alto tra spettatori delle conferenze e numero di abitanti. Ci siamo impegnati perché queste lezioni di filosofia mantengano un’eterogeneità nel timbro, sempre nell’ottica di una divulgazione che non sia mai banalizzazione. I quattro filosofi chiamati a incontrare il pubblico, docenti universitari di altissimo livello, quattro grandi interpreti considerati veri maestri del pensiero contemporaneo, sono i migliori per prendere per mano gli spettatori e guidarli verso le vette del pensiero, ma sempre con un linguaggio divulgativo e alla portata di tutti per offrire l’occasione di avere una percezione diversa delle cose, della realtà”.

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Effettivamente, tanto si è potuto apprezzare nel “quadro della Temperanza” scaturito dalla prolusione dell’insigne docente di Filosofia della Scienza dell’Università di Milano prof. Giulio Giorello che, introdotto da Alessandro Mezzena Lona, ha calamitato l’attenzione del pubblico nell’atmosfera raccolta del salone del teatro Verdi.

La Temperanza è stata esaminata come cardine nella vicenda umana, che deve indirizzarsi alla ricerca di equilibrio nel contemperamento degli opposti, così come, in natura, il concetto omologo di temperatura indica il compenetrarsi di elementi atmosferici quali caldo e freddo, secco e umido.

Innanzitutto, specie ai tempi nostri, occorre porre in rilievo la grande valenza della Temperanza a fondamento del vivere civile perchè, in un’ottica globale, corrisponde alla capacità di esercitare il confronto per governare l’insofferenza e l’estremismo sotto le diverse forme dilaganti. Quindi, questa virtù cardinale si contrappone alla prevaricazione spronando all’ampliamento delle garanzie, nel rispetto della libertà propria e degli altri.

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In questo verso, la storia moderna della Temperanza comincia con la rivoluzione inglese della “grande ribellione” culminata nella “guerra delle tre corone”. A quell’epoca, nel 1644 il grande poeta inglese John Milton inserì una memorabile esaltazione della Temperanza nella sua “Areopagitica” scritta in difesa della libertà, soprattutto di stampa, contro gli abusi della censura. Anche in Italia, nel tempo, si sono avvicendati fulgidi esempi di temperanza, nella rivendicazione di libertà di pensiero. Tanto nell’illuminismo innovativo di sociologi economisti e giuristi, fra cui Pietro Verri e Cesare Beccaria, quanto, più tardi, con l’impegno di Carlo Cattaneo e Luigi Einaudi, all’insegna delle conquiste civili nel pluralismo politico e religioso.

Ne discende che, nel corso della storia, la Temperanza non è stata esente anche dal cimento di un estremo coraggio, come lo stesso Milton volle evidenziare, dichiarando che “non avrebbe saputo lodare una virtù pavida e romita, non operosa e non cimentata, che mai si slancia fuori ad affrontare il nemico, ma che a mezza corsa svigna dall’arringo, da quell’arringo ove la incorruttibile corona non si può vincere senza polvere e sudore”.

Se, poi, la prospettiva si restringe sino alla visuale molto ravvicinata del modo di essere e porgersi di ognuno, risulta chiaro che la Temperanza viene spesso tradita già dal nostro essere “almeno un po’ intemperanti”, se non, addirittura, inclini a farci travolgere dalle nostre passioni. Tanto perché, come evidenziò lo stesso illustre John Milton, “sicuramente noi non portiamo l’innocenza nel mondo, vi portiamo l’impurità, a causa del peccato originale che, però, Dio non ha voluto che segnasse l’uomo come creatura decaduta. Infatti, attraverso la punizione che colpì Adamo, forse, di dovere conoscere il bene per mezzo della conoscenza del male, Dio ha reso ognuno responsabile di scelta. Pertanto, colui che sa afferrare il vizio e sa considerarlo in tutte le sue lusinghe e le sue fallaci delizie, eppure sa astenersene, sa distinguere, sa preferire ciò che è veramente migliore: quegli è il vero agguerrito cristiano. Quello che ci purifica è la prova, e la prova consiste nel volere il contrario di quel che ci piace; per cui, la virtù prende forma soltanto per contrasto con il vizio”.

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Quindi, questa incomparabile virtù cardinale opera nella nostra interiorità come mezzo di contrasto perché in noi prevalga la scelta del bene contro la tendenza al male.

Perciò, anche in tal senso, quella che sostanzialmente è una vittoria su se stessi presuppone una lotta portata avanti con coraggio e determinazione. Eppure, nel corso dei secoli, l’uomo ha continuato a rappresentare la Temperanza solo con l’allegoria di una delicata immagine femminile nel contesto idilliaco della natura che, con la sua quiete, ispira serenità ed equilibrio.

Ciò che è una proiezione dell’aspirazione, comunque insita nell’anima, al conseguimento dell’armonia universale, che è quell’equilibrio degli opposti proprio della Temperanza al cui riguardo, come scrisse Milton, “Iddio non ha prescritto nessuna legge o regola speciale, affidando l’uso di questa sì grande facoltà interamente alla discrezione di ciascun uomo maturo”.

Come a dirci che la causa del mondo in confusione è da ricercarsi sempre nella “intemperante” umanità “immatura”.

Rosa Cavallo

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