LA BALLADA DEL GIGINO MATT

(A Luigi Sironi 1933-1993)

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Traduzione:

Stiam qui caro Gigino, guarda che notte! Copre

queste foglie, lo vedi che son marce, la carne, la puzza,

la boria, la morte, le rogne,

tu in giro col violino, il culo sul manubrio, vestito da Cowboy,

tu giù dal balcone con l’ombrello aperto, tu guarda questa notte!

Che scura paura, che sangue c’è dentro, tu falla

scoppiare col rosso più acceso, il fuoco ci brucia,

un quadro dei tuoi. Lo sto guardando, qui in faccia

alla notte, la scura paura e dentro un disastro, stai

attento Gigino! Che qui siam fregati, per questo

siam vagabondi, ficcati in un buco e fuori di testa e

fuori dal giro, così come viene, da soli,

ché questo è il disegno, il tuo scarabocchio, è una

brodaglia di carne fangosa, di fretta, di inciampi, noi

in questa notte ormai sradicati.

Dove sei? Son qui che ti guardo, su queste

miserie, gli inganni, il peggio, né gloria e soldi e inutile vanità,

solo un po’ di questo amore che non vale un bel niente.

Dedica dell’autore

Le poche volte che son stato davvero contento, avevo al mio fianco i miei matti dialettali. A tutti loro, agli originali, gli irregolari, gli spostati, i fuori di testa, i trafitti, ai sinceri, agli innocenti, ho dedicato questo mio superstite ricordo. Che ora, non per merito mio, ma per tutti loro, è arrivato secondo tra gli inediti al premio Gozzano. Qualcosa hanno vinto....

Luis Balocchi

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