LA BUONA BATTAGLIA

Francesco ricorda la giornata contro le mafie

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Una domenica surreale ormai quasi banale, ma che porta in se un grande messaggio. La lotta alle mafie non è cosa da poco, purtroppo negli anni ha perso il suo valore reale, restando solamente nei titoli di coda nei discorsi politici. La memoria deve essere rievocata, come una sorta di totem per ricordarci chi siamo. In questo anno terribile, dove viviamo costantemente con la pandemia, la criminalità organizzata non è stata con le mani in mano, riuscendo a mettersi in tasca milioni su milioni. L’appello di Francesco forse cade nel vuoto, visto il poco interesse verso questa tematica. L’emblema più grande è rappresentato dalla politica, che non riesce ad estirpare questo cancro dalla nostra società, cadendo molte volte in contradizione. Sappiamo bene, che la povertà genera paura e terrore. Proprio per questo, le mafie ci sguazzano, fingendosi porti sicuri su cui attraccare. Il nostro Paese, vanta esempi fulgidi, martiri contemporanei che hanno sacrificato la loro vita per un bene supremo. Ebbene, questo esempio di lotta silenziosa andava coltivato e fatto germogliare, ma paradossalmente è stato accantonato. Essere scomodi in Italia non paga, fare domande fuori dal sistema rischia di isolarti. Già, l’isolamento è la prassi di chi decide di combattere la criminalità organizzata.

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Purtroppo, anche nel periodo di covid (che ci avrebbe dovuto rendere migliori), abbiamo assistito a situazioni poco piacevoli come la vicenda mascherine fino alle super commissioni a sconosciuti. Insomma, siamo peggiorati senza avere la forza di reagire, inermi davanti a tutto questo. Francesco si sbraccia, cerca di far capir l’importanza di questa giornata dichiarando: “Le mafie sono presenti in varie parti del mondo e, sfruttando la pandemia, si stanno arricchendo con la corruzione. Per questo, occorre fare memoria di tutte le vittime e rinnovare il nostro impegno contro le mafie”. Le parole servono a poco, ma Francesco fa capire da che parte sta la chiesa. In passato, già i suoi predecessori si erano battuti contro la malavita. Ricordiamo infatti lo splendido discorso di Giovanni Paolo II, che scomunicava pubblicamente i mafiosi, segno di una chiesa che voleva cambiare senza riuscirci. Oggi la sfida si è rinnovata, con la viva speranza di vedere segni concreti e non parole.

Giuseppe Capano

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