LA CARTA DEI GIOCHI DI PECHINO 2022 NEI RAPPORTI TRA CINA E STATI UNITI

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Le Olimpiadi di Pechino 2022 costituiscono un pretesto per confrontarsi su questioni delicate che negli ultimi mesi sono state motivo di forti attriti tra i paesi cardine della vecchia divisione in blocchi, protrattasi fino ad oggi per note ragioni di stampo ideologico. In particolar modo parliamo di Stati Uniti e Cina, che, alla stregua del colloquio telefonico intrattenuto nella giornata di ieri tra il segretario di Stato Usa, Anthony Blinken, e il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, hanno potuto tracciare un resoconto delle reciproche opinioni e responsabilità in riferimento a temi quali la crisi di Taiwan, le tensioni sul confine russo-ucraino, la mancata distensione dei rapporti commerciali e altri ancora.

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La cosa più urgente è che gli Stati Uniti fermino le interferenze sui Giochi di Pechino 2022, smettano di giocare col fuoco sulla questione di Taiwan e smettano di formare piccole cricche per contenere la Cina”: questa la rivendicazione cinese verso l’amministrazione Biden. La partecipazione alle Olimpiadi sembra essere quindi un emblematico jolly giocato dagli Stati Uniti per riaffermare la loro contrarietà all’ingerenza cinese che ha chiuso Taiwan in una stretta, oppressiva del suo stato di diritto in senso lato, e per denunciare il trattamento riservato dalla Cina a oltre 1 milione di musulmani uiguri, nella regione nord-occidentale dello Xinjiang. Dal canto suo la Cina ribatte, infierendo sulla questione Ucraina, affermando che seppure sia necessario un immediato allentamento delle tensioni è comprensibile il timore della Russia circa le prospettive espansionistiche della NATO verso est. Aggiunge poi Wang al fascicolo delle lamentele le speranze infrante della Cina circa un’attenuazione delle dure politiche commerciali adottate in epoca Trump, e mantenute da Biden, contrariamente alle aspettative connaturate alla volontà di reinstaurare rapporti pacifici tra le due potenze. La telefonata segue la nomina del diplomatico veterano Nicholas Burns come nuovo ambasciatore degli Stati Uniti in Cina, una posizione rimasta vacante per un anno.

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L’Unione europea ha, nel mentre, avviato una causa presso l’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) contro la Cina per quelle che Bruxelles ha definito pratiche commerciali discriminatorie nei confronti della Lituania, che in realtà sarebbero pregiudizievoli anche per altre esportazioni del mercato unico europeo. L’avvicinamento diplomatico della Lituania a Taiwan aveva infatti da mesi suscitato la reazione della Cina: “I tentativi di risolvere questo problema bilateralmente sono falliti, di qui la decisione di intervenire contro attività che sembrano essere discriminatorie e illegali secondo le regole del Wto” spiega la Commissione in una nota. Lo schieramento frontale tra Vilnius e Pechino aveva già spinto la Commissione, nel dicembre scorso, a presentare uno strumento contro la coercizione economica esercitata da paesi terzi nei confronti dell’UE.

Federica Scippa

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